cohousing


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Il cohousing, una forma di coabitazione intenzionale, è una modalità di abitare che consente a un gruppo di persone di lavorare insieme per realizzare luoghi dove vivere che offrano al contempo spazi privati e spazi collettivi, una modalità di convivenza rivelatasi particolarmente adatta alla generazione non più giovanissima del baby boom degli anni 1950. Ma queste vispe signore e i loro arzilli coetanei non sono gli unici destinatari di un progetto di cohousing, altrettanto coinvolta è la generazione X, quella dei nati tra il 1965 e il 1980 che hanno messo su famiglia o si apprestano a farlo, cercando soluzioni partecipate e condivise che permettano rapporti di vicinato più reali e costi più contenuti. L’idea del cohousing nasce in Danimarca e il concetto di “comunità dell’abitare” si è presto diffuso in tutto il mondo, specialmente in Svezia, Stati Uniti, Canada, Australia, Olanda, Germania, Francia e Belgio. Da qualche anno il cohousing è sbarcato in Italia, dove sembra aver riscosso più successo nel mercato immobiliare che sul terreno del sociale, permettendo di immettere nel settore un prodotto alternativo alle case di riposo per anziani.

 

 
La visione del cohousing è quella di creare oasi di comunità nel mezzo di città che non consentono più forme di comunicazione adeguate e non impersonali tra i loro abitanti. Le abitazioni vengono progettate per facilitare la vita comunitaria e allo stesso tempo garantire agli occupanti di scegliere, secondo le proprie necessità e desideri, di vivere momenti privati o collettivi. Le abitazioni gestite in cohousing sono luoghi dove i “vicini” si aiutano gli uni con gli altri, dove la vita quotidiana è più facile e più soddisfacente che in situazioni tradizionali. Scegliere di vivere in cohousing non è come acquistare un appartamento in un condominio, ma comporta la scelta di contribuire e partecipare alla vita collettiva.  In qualche modo viene riproposta l’idea del kibbutz, delle cooperative operaie, delle comuni, senza l’aspetto hippy che caratterizzava le esperienze degli anni 1970.

 

 
Il cohousing è una modalità di abitare ideale per crescere i figli con il supporto di tutta una comunità. I bambini hanno a disposizione spazi di gioco sicuri e appropriati e compagni di gioco con cui dividerli. Le opportunità di interazioni sociali aumentano e migliorano per tutti, il cohousing offre ottime occasioni di socializzazione senza sacrificare la privacy. In una situazione di vicinato dove tutti si conoscono bene la sicurezza e la salute sono maggiormente garantite. I residenti hanno l’opportunità di condividere risorse e lavori domestici, acquisti e preparazione dei cibi, beni, attività produttive e servizi, riducendo anche le spese di trasferimento che molte di queste attività comportano. Vivere in una comunità nella quale sono presenti individui di tutte le età consente di arricchire le proprie esperienze e conoscenze ai giovani come agli anziani. Le comunità in cohousing consentono ai partecipanti di accedere a più servizi e comodità di quelle che potrebbero permettersi individualmente. Giardini, spazi ludici, laboratori, luoghi di meditazione, palestre sono spesso presenti nelle abitazioni in cohousing.
 

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L’assunzione di decisioni riguardanti la comunità avviene solitamente attraverso il consenso di tutti e non a maggioranza. Il punto di vista di ciascuno deve essere ascoltato e tenuto in considerazione nella progettazione e nella gestione della comunità. Le comunità in cohousing garantiscono a tutti la condivisione di saperi e talenti, la messa in comune di spazi per cucinare, per lavare i panni, e di mezzi di trasporto. La spazio comune, e nel caso di comunità più allargate la casa comune, è il centro sociale della comunità, con una spaziosa sala da pranzo e cucina, stanze per gli ospiti, nidi per l’infanzia, laboratori e lavanderie. Le comunità generalmente provvedono pasti collettivi almeno due o tre volte alla settimana. La necessità per i membri della comunità di prendersi cura delle proprietà messe in comune rafforza la fiducia, la conoscenza e l’auto aiuto vicendevole. Poiché i coabitanti assumono l’impegno di mettersi in relazione reciproca, quasi tutte le comunità usano il consenso unanime come base per le decisioni che riguardano i beni e le necessità comuni.