ultime spiagge


 

Un muro lungo 1.050 chilometri. Nel nostro paese un quarto delle coste balneabili è stato concesso in uso a privati.
 
Nel rapporto Spiaggiopoli 2016: mare in gabbia, scopriamo che gli stabilimenti balneari, 5.369 nel 2001 secondo Doxa, ora sono ben 12.000. In quindici anni sono più che raddoppiati.
 

Angelo Bonelli, responsabile del rapporto dichiara ai giornali "Nemmeno l'agenzia del demanio sa che superficie occupano questi stabilimenti, ma facendo un calcolo deduttivo prudenziale si può stimare una superficie di circa 2 mila ettari e uno stabilimento ogni 400 metri di costa balneabile. In Italia sono state rilasciate concessioni demaniali sulle coste per 160 milioni di metri cubi”.  

 

 
Gli oltre 7 mila chilometri di litorale costituiscono per l’Italia un patrimonio naturale e sociale inestimabile. Quindici regioni italiane affacciano sul mare: si va dai 1.900 chilometri della Sardegna e ai 1.484 della Sicilia ai soli 35 chilometri del Molise, regione con il minore tratto costiero. Le spiagge italiane, proprietà inalienabile dello stato, sono una miniera d’oro se sfruttate intensamente. Si stima infatti che gli stabilimenti balneari fatturino 10 miliardi di euro l’anno, ma lo Stato incassa poco più di 100 milioni dalle concessioni. L'affitto riscosso dallo Stato per la concessione è modesto perché viene applicata la tariffa sui luoghi "a bassa valenza turistica". Ad esempio, a Ostia ci sono stabilimenti che occupano qualche migliaio di metri quadrati e pagano 500/700 euro mensili, l’equivalente dell’affitto di un appartamento popolare.
 
Le spiagge libere sempre più rare e un bacino di utenza sempre più ampio oggi rendono la gestione di uno stabilimento balneare uno tra gli affari più redditizi nel mercato del turismo.
 
 
 
La Liguria detiene il record degli stabilimenti balneari, su 135 chilometri solo 19 sono liberi e di questi solo tre sono attrezzati. L’Emilia Romagna ha dato in concessione a privati 80 chilometri su 104, nella sola provincia di Rimini si contano 700 stabilimenti lungo 40 chilometri di litorale. Il Lido di Ostia, la spiaggia di Roma, per l’85% è occupato da stabilimenti privati. In Campania 80 chilometri di spiaggia sono in mano a privati. In Sicilia, nel cuore della costiera amalfitana, nel comune di Maiori 830 metri su 850 di litorale sono stati privatizzati. A Mondello, altro gioiello della costa siciliana, 1.500 metri lineari di litorale sono gestiti da lunga data dalla società Mondello Italo-Belga Immobiliare che nel 1933 ereditava la proprietà di una società anonima costituita in Belgio “Les Tramways de Palerme” alla quale Sua Maestà Vittorio Emanuele III aveva concesso nel 1910 l’utilizzo della colmata di Mondello e della spianata di Valdesi per trasformarla in una stazione balneare di primo ordine. Da allora, concessione su concessione, la societa italo-belga si allarga sempre di più sino a disporre ad oggi, e sino al 2020, di un’area occupata da cinque lidi lungo il litorale della borgata marinara del capoluogo che copre 36 mila metri quadrati. 
 
 
Questa società italo-belga, le cui parole d'ordine sono oggi "sostenibilità" e "accessibilità", con offerta di spiagge low cost a 4 euro e cabine in spiaggia solo per 3 mesi, nel 2012 ricorreva al TAR Sicilia contro l'Assessorato Territorio ed Ambiente che aveva disposto per motivi di pubblico interesse l'utilizzo per pochi giorni di un piccolo tratto di spiaggia, chiedendo di essere risarcita per il danno subito. Peraltro, la stessa Regione Sicilia aveva rilasciato in quegli anni alla società una concessione che a fronte di un canone annuo di 40.000 euro comprendeva oltre all'uso del litorale la costruzione sul mare conosciuta come “Charleston” e molti altri manufatti.
Per la stagione balneare 2016 alla ‘Mondello Italo Belga’ si prevedono ottimi utili, anche grazie all'approvazione di uno degli articoli della Finanziaria che consentirà l'apertura di lidi e bar durante tutto l'anno. Nel 2015 la società ha incassato 2,9 milioni di euro dalle attività legate alla balneazione e qualcosa in più nel 2014.
 
 
Effetti collaterali di questa affittopoli del mare con canoni di concessione demaniali irrisori sono l’occupazione delle coste,  la loro cementificazione e la negazione del diritto dei bagnanti di accedere alle spiagge senza dover pagare pedaggi salati a stabilimenti balneari privati. Questi ultimi occupano quasi 20 milioni di metri quadri e di questi gran parte sono cementificati, più o meno 160 milioni di metri cubi che corrispondono a 534.000 appartamenti da 100 mq l’uno. Gli stabilimenti balneari contribuiscono così alla cementificazione che deturpa il 60-70% dei nostri litorali, a fronte di una media mediterranea del 40%. L’UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, considera le coste italiane tra le più cementificate d’Europa. 
 
 
In Italia, parallelamente all’evoluzione dell’offerta di servizi, si sono modificate le abitudini comportamentali dei fruitori delle spiagge. Queste mutazioni indotte dai gestori degli stabilimenti balneari, con la complicità dei comuni e delle regioni, hanno contribuito ad aumentare il processo di cementificazione delle nostre spiagge creando spesso strutture stabili e rigide contrarie a quanto previsto dalla legge nelle concessioni rilasciate, e a volte problematiche sotto il profilo ambientale quando vengono mantenute anche nel periodo invernale. Da un pò di anni nelle strutture balneari sono localizzate attività di ogni tipo: alberghi, centri commerciali, impianti sportivi, beauty farm e residenze turistiche che colonizzano anche l'entroterra.
Non tutti i Paesi hanno assecondato il mercato in queste sue strategie speculative, in Francia ad esempio le spiagge in concessione non possono essere date in misura superiore del 20% del litorale considerato, e le strutture balneari si smontano durante l’inverno.
 
Ai nostri giorni, andare al mare non vuol più dire sdraiarsi sulla sabbia, magari sotto un ombrellone e con una sedia a sdraio per i più pigri, ammirare un paesaggio tra i più belli del mondo e farsi una bella nuotata. Oggi andare al mare, per la stragrande maggioranza degli italiani, significa infilarsi in un divertimentificio organizzato, con animatori, spettacoli, tornei di ogni genere e tanti tanti corpi “estranei” a stretto contatto di gomito. E’ una scelta dei consumatori mutanti di vacanze? O è piuttosto una scelta del mercato del turismo che, in assenza dello Stato, occupa un bene comune come il litorale e lo trasforma in una fabbrica dell’intrattenimento estivo a pagamento. E a chi non piace la trasformazione non viene concesso altro che l’uso di ciò che resta di un litorale balneabile lungo il quale troviamo uno stabilimento privato ogni 400 metri. Poche spiagge “libere” che in pochissimi casi vengono attrezzate con sanitari e docce. Liberiamo le spiagge, riprendiamoci l'accesso al mare di tutti.
 
 
La situazione delle coste italiane risulta ancora più compromessa se si considera che soltanto 4.000 chilometri risultano idonei alla balneazione. Dei circa 7535 chilometri di costa italiana, comprese le isole, solo la metà pare abbia caratteristiche che consentono l’accesso al mare, non solo per la presenza di scogliere e zone lagunari ma perché estesi tratti di costa sono sottoposti a servitù militare o sono occupati da strutture portuali, industriali, ferroviarie e così via.
 
Una possibile soluzione di gran parte dei problemi che derivano dalla cattiva gestione delle nostre coste passa attraverso la revisione dei canoni di locazione per gli stabilimenti privati e, con i proventi che se ne possono trarre, il finanziamento di interventi pubblici di riqualificazione delle spiagge libere creando nuovi posti di lavoro e riassumendo il controllo di un bene pubblico oggi lasciato alle scelte ambientalmente poco sostenibili fatte dagli operatori privati.
 
 
Infine, a proposito di infiltrazioni della malavita organizzata nel controllo delle coste si può citare quanto sintetizza Angelo Bonelli: "In Italia negli ultimi 5 anni sono stati oltre 110 gli stabilimenti balneari sequestrati alle cosche. I motivi dell'interesse della malavita organizzata per i litorali sono vari: vanno dalla possibilità di riciclare denaro di provenienza illecita all'alto livello di redditività degli stabilimenti considerato che il costo della concessione demaniale incide per meno dell'1% sul fatturato dello stabilimento. Questo è il motivo per cui la battaglia per il controllo del business delle spiagge prosegue con tutti i mezzi: solo sul litorale romano dal 2009 al 2013 ci sono stati circa 30 attentati incendiari e dinamitardi ai danni di strutture balneari". N.d.R.C.