trent'anni antinucleari


Trino Vercellese marzo 1985, striscione portato in corteo da bambini "antinucleari" di Torino
 
 
24 marzo 1985: marcia contro il nucleare a Trino
 
Trent'anni fa, in una domenica di fine marzo, Trino Vercellese, piccolo paese della bassa piemontese, è teatro di una manifestazione contro il nucleare che segna, in Italia,  un passaggio fondamentale nella crescita di questo movimento.
 
La manifestazione era stata indetta contro il progetto di costruzione di una centrale nucleare sul territorio di Trino della potenza di 2000 Mw.
 
In questo comune era già presente dal 1964 un'altra centrale nucleare da 270 Mw, la Enrico Fermi, una delle primissime centrali non solo in Italia ma anche nel mondo, e che detenne il primato di maggior produttività mondiale per quasi tutti gli anni '60.
Il progetto della nuova centrale era stato varato dalla giunta regionale e sostenuto dalla giunta del PCI di Trino. La giunta comunale si offerse di ospitare il sito nucleare a causa del rifiuto espresso da tutti i paesi circostanti.
 
Il movimento contro la centrale ed in generale contro l'utilizzo dell'energia nucleare aveva già mostrato la sua combattività e decisione in un presidio sotto la regione Piemonte, in cui numerosi contadini e abitanti di Trino e dintorni, insieme ai comitati anti-nucleare, avevano resistito alle pressanti cariche della polizia che voleva bloccare la protesta.
 
Il 24 marzo alla marcia di 15 km da Crescentino a Trino parteciparono più di 8.000 persone. Erano presenti i comitati popolari contro il nucleare, Legambiente, liste dei Verdi e Fgci e molti cittadini consapevoli della posta in gioco e dei rischi connessi alla scelta nucleare.
 
Il corteo si svolse sostanzialmente in modo tranquillo e senza particolari momenti di tensione, vista la numerosa presenza di famiglie con bambini ed anche a causa della lunga camminata per alcuni un po stancante. Numerosa la partecipazione degli abitanti della zona, in gran parte contrari alla realizzazione di una nuova centrale.

 

 
Nei mesi precedenti, il malcontento popolare aveva già espresso una forte volontà di lotta. La maggioranza degli abitanti della zona circostante la centrale non voleva che il territorio fosse nuovamente messo a rischio da una seconda centrale che avrebbe ulteriormente compromesso il comparto agricolo e non accettarono la proposta dei sindacati che cercavano di far passare la centrale come opportunità di nuovi posti di lavoro.
 
Da un punto di vista politico, quella giornata di mobilitazione fu importante per il movimento anche perché questo riuscì, esprimendo il suo dissenso alla partecipazione della FGCI fischiando i suoi rappresentanti al comizio finale, a contenere il tentativo del PCI di recuperare consensi fra la popolazione dopo la scelta scellerata dei suoi amministratori locali.
 
Il 24 marzo fu una giornata decisiva per la contestazione dal basso al PEN (piano energetico nazionale), in grado di unire tutti i comitati popolari e i singoli cittadini contrari al nucleare, contribuendo ad un effettivo avanzamento della lotta e impedendo che venisse ridotta nel bacino istituzionale del pacifismo. La lotta contro la distruzione del territorio e contro il piano di ristrutturazione energetica fu capace di esprimersi come lotta contro il capitale e le sue strategie di investimento produttivo.
 
 
 
Trino, 11 maggio 1986
 
Una grande manifestazione di 30.000 persone da Casale a Trino contro la costruenda centrale nucleare, dopo il disastro di Chernobyl. Sono presenti molti gruppi spontanei che rifiutano l’organizzazione del movimento da parte dei partiti e dei sindacati. 
 

video I Manifestazione antinucleare di Trino 

 

 
La centrale di Trino Vercellese sarà costruita contro la volontà delle popolazioni delle aree che dovranno ospitarla.
 
 
Roma, 10 maggio 1986. 100.000 persone scendono in piazza contro il nucleare.
 
Ormai da anni la lotta contro il nucleare sta mostrando una crescita di intensità, diffusione nei territori e aumento della radicalità. Il 10 maggio nelle strade di Roma sono presenti moltissime associazioni. La capitale viene invasa da tutte le realtà antinucleari e un imponente corteo blocca la città. Prima e dopo il disastro di Cernobyl l'Italia è percorsa da un susseguirsi di lotte per la difesa del territorio: da quella contro le discariche a quella contro il nucleare, arrivando fino in alla mobilitazione in Veneto per bloccare gli inceneritori.
 
 
CHERNOBYL - Nella notte tra il 25-26 aprile 1986 avviene un'esplosione in uno dei quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl. Chernobyl è a 120 km da Kiev (la terza città della Russia, con circa 2.500.000 abitanti) nella regione dell'Ucraina. Dall'esplosione fuoriesce una enorme quantità di materiale radioattivo e si forma una nube atomica immensa. Dapprima questa nube viene sospinta dai venti verso la Scandinavia; poi viene spinta verso l'Europa centrale e meridionale, investendo anche l'Italia.
 
Le prime notizie dell'esplosione giungono dopo alcuni giorni. Il 28 si parla di due morti e di feriti e si dice che è fornita l'assistenza medica alla popolazione. Il 29 mezza Europa si trova sotto la pioggia radioattiva e lo shoc atomico. Si cominciano ad avvertire direttamente le proporzioni colossali della nuova catastrofe. Secondo la commissione d'inchiesta russa, l'incidente si sarebbe verificato in uno degli edifici del quarto blocco energetico della centrale, provocando la distruzione di una parte della struttura edilizia e il danneggiamento di un reattore (gli altri tre sarebbero stati bloccati). Le autorità italiane tranquillizzano. Il 30 il responsabile dell'ente nucleare, il prof. Colombo dell'Enea, dice che non c'è pericolo e che il disastro è legato al tipo di impianto russo, mancante della sicurezza dei nostri impianti. Il ministro della Protezione Civile, Zamberletti, il 2 maggio rassicura da parte sua la popolazione dichiarando che non c'è alcun pericolo e che l'unica precauzione da prendere è quella di lavare la «verdura a foglia». Due ore dopo il ministro della Sanità Degan emette un'ordinanza con cui proibisce lo smercio della verdura a foglia e il consumo di latte fresco per 15 giorni da parte di donne incinte e di bambini inferiori ai 10 anni.
 
Nei giorni successivi e fino all’8 maggio, è un susseguirsi di notizie contraddittorie sui livelli di radioattività, sui pericoli di contaminazione, sugli effetti sulla salute, ecc. ecc. Senza fornire dati attendibili sulla natura, propagazione, entità, ecc., delle contaminazioni radioattive, i rappresentanti di governo e gli esperti di Stato ci ammanniscono a turno ora la tranquillità ora il pericolo! La gente, nelle grandi città, rovescia in pattumiera latte e verdura e prende d'assalto i supermercati per riempire i frigo di roba varia e scatolame. I prodotti di serra diventano l'ancora di salvezza. Se Chernobyl fosse stata più vicina all'Italia e se la distanza non avesse diluito gli effetti della radioattività ci troveremmo nel caos. Istruttiva al riguardo la diatriba in corso tra enti di Stato sui metodi di rilevazione della radioattività, sulla «soglia di pericolo», sui livelli tollerabili di «curie», ecc. ecc., in cui un ente protettore della salute pubblica dice una cosa e un altro ente protettore ne dice una opposta (6).
 
I dati provvisori della catastrofe, a parte la radioattività piovuta in Europa, sono questi: a) due morti e 207 ricoverati in ospedale; b) 92.000 persone evacuate; c) creazione in un raggio di 30 km di una zona vuota «deserto nucleare»; d) precauzioni per la popolazione; e) evacuazione dei bambini e ragazzi da Kiev. Sono solo le prime rilevazioni. Il reattore continua a bruciare e rischia addirittura di sprofondare nel terreno. 
 

Torino, 6 Dicembre 1984 – Corteo studentesco antinucleare
 
Lo striscione dell’ARPIA - Associazione radicale per l’informazione alternativa, espulsa dal Partito Radicale nel 1986, recita: “SE PASSA IL NUCLEARE PASSA LA TANGENTE - DICIAMO NO ALL’ENERGIA PADRONA - FUORI I PARTITI DAI COMITATI". Alle spalle lo striscione No Nukes del Circolo Guernica della LCR, Lega Comunista Rivoluzionaria.
 
 
Torino, 5 Gennaio 1985 - Cariche al Presidio del Consiglio Regionale
 
Verso le sette e trenta gli ingressi di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale, sono stati transennati mentre folti cordoni di polizia e carabinieri tenevano sotto controllo le strade di accesso. A quel punto i contestatori della centrale erano alcune centinaia: seduti, tranquilli, cantavano canzoni pacifiste, limitandosi a sottolineare con applausi chiaramente canzonatori gli arrivi dei consiglieri che si supponevano a favore della scelta nucleare. Gli scontri sono esplosi con l'arrivo del sindaco di Trino Vercellese, il comunista De Maria. Trino è uno dei tre comuni dell' area interessata alla centrale che hanno detto sì all' insediamento nucleare.
 
Ecologisti, verdi, comitato per il controllo delle scelte energetiche, coltivatori diretti del vercellese, risieri, ex-militanti Pdup, Dp, ex-Lotta Continua, dissidenti comunisti e socialisti: tutti avevano trascorso la notte sotto decine di manifesti e striscioni di protesta contro l'insediamento nucleare.
 
"Oggi le risaie, domani il deserto", "La giunta è come un ravanello, rossa di fuori e bianca nel cervello".
 
La polizia ha cercato di rompere i cordoni dei dimostranti per far passare alcuni consiglieri e per essere più convincente ha cominciato a trascinare alcune persone che sono state anche pestate con calci e manganellate. "Cose che non si vedevano più da anni" è stato il commento di molte persone presenti. "Scene da autunno caldo!". Il pestaggio, incomprensibile e ingiustificato anche perchè i dimostranti non reagivano alle forze dell' ordine, è andato avanti per parecchio tempo. Bilancio: due giovani feriti di cui una ragazza ricoverata in ospedale con la testa rotta, una decina di contusi e tredici fermati.
 
 

 

8 novembre 1987, referendum antinucleare in Italia  
 
Conseguenza del disastro nucleare di Chernobyl e delle lotte contro le centrali fu il risultato dei referendum dell'8-9 novembre 1987, quando gli elettori italiani abrogarono a larga maggioranza le tre norme poste in votazione:
  1. attribuire al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il potere di determinare le aree dove insediare le centrali elettronucleari, nel caso non lo facessero le Regioni;
  2.  autorizzare l'Enel a versare contributi a Regioni e Comuni in proporzione all'energia prodotta sul loro territorio con centrali nucleari o a carbone;
  3. consentire all' Enel di «promuovere la costruzione» di impianti elettronucleari «con società o enti stranieri» o anche «assumere partecipazioni che abbiano come oggetto la realizzazione e l'esercizio di impianti elettronucleari» all'estero.
 
La scelta emersa dalla consultazione fu nettamente antinucleare, ma ben 35 cittadini su 100 preferirono non recarsi alle urne (fino ad allora la più alta percentuale di astensioni dal 1946). Di fatto, anche se non per legge, i referendum segnarono l'uscita dell'Italia dal nucleare.
 
Ecco una sintesi dei risultati:
 
Risultati dei referendum abrogativi del 1987 sul nucleare (in %)
                                                                                                                                                                                                                         Sì            No          Bianche      Nulle
 
 
Localizzazione delle centrali da parte del Cipe            70,4        16,9          8,5             4,2
 
Contributi a Comuni e Regioni
che accettano centrali atomiche                                69,1        17,6          8,9             4,4
 
Partecipazione dell'Enel
alla costruzione di centrali all'estero                          63,0         24,7          8,0             4,3