soru sotto venticello


 

Crolla il mito dell’imprenditore-politico illuminato Renato Soru, europarlamentare PD, presidente della Regione Sardegna dal 2004 al 2008  e attuale segretario dimissionario del partito democratico in Sardegna.
 
Lo travolge la sentenza di condanna a tre anni per evasione fiscale riferita ad una triangolazione con una sua società, Andalas, con sede a Londra. Un prestito “interno” su cui non sarebbero state versate tasse, ma su cui Soru sta già pagando quanto concordato con il fisco. Precedenti vicende giudiziarie, legate alla sua presidenza della Regione, l’avevano visto assolto per l’affidamento sospetto di una campagna pubblicitaria istituzionale, il caso Saatchi & Saatchi, e condannato per danno erariale dalla Corte dei conti.
 

Imprenditore di successo a livello internazionale - fondatore, presidente e AD di Tiscali S.p.A., società quotata in borsa che si occupa di telecomunicazioni, banda larga, telefonia mobile, VOIP, con un portale web il cui motto è «Internet with a passion» - Soru viene definito un visionario ambientalista, refrattario alle regole della politica, e sardista convinto.   

Il Fatto Quotidiano ci aggiorna sulla sua biografia:
 

 

L'apparente rivoluzione mancata di un atipico imprenditore in politica 
 
Nell’articolo di Monia Melis sopra citato, troviamo un passaggio interessante:
 
Soprattutto Soru impone la sua visione “ambientalista”, contro la speculazione edilizia delle coste. Un’idea di Sardegna diversa, non solo balneare e a uso e consumo dei turisti vip (tra tutti Briatore) che trova il suo cavallo di battaglia nella “tassa del lusso” per gli yacht e nel Piano paesaggistico regionale: limiti alla costruzione sulle coste e anche nell’agro, difesa dei centri storici che gli costano a lungo andare il consenso – anche – interno. E a fine legislatura arrivano infatti le dimissioni sulla nuova legge urbanistica in discussione nel consiglio. Pochi mesi più tardi non riuscirà a battere il rivale di centrodestra Ugo Cappellacci che, per la sua campagna elettorale, aveva ricevuto la benedizione di Berlusconi con tanto di frequenti incursioni al suo fianco.
 
Renato Soru, il visionario e ascetico pioniere di Internet e patron di Tiscali sembra aver perso le sue battaglie politiche sull’identità regionale, l’ambientalismo e persino sulla digitalizzazione. Probabilmente questo è un giudizio di parte e molto sommario, certamente non poche contraddizioni sono venute a galla sul suo operato privato e pubblico che ne hanno fortemente oscurato l’immagine di imprenditore progressista e ambientalmente consapevole. Per molti sardi ha semplicemente perso la faccia.
 
Nei fatti, quella della tassa del lusso oggi risulta essere una battaglia persa, visto che nel maggio del 2008 la tassa sugli immobili di lusso e sugli yacht voluta dal governatore sardo Renato Soru venne bocciata per incostituzionalità. Una tassa allora fortemente osteggiata dai paperoni “stranieri” e da alcuni imprenditori turistici sardi per il paventato rischio di allontanamento del turismo di lusso dai porti. Una legge ritenuta discriminante perchè escludeva dal pagamento i residenti sardi, includendo tutti i nati in Sardegna, i loro coniugi e i loro figli. Dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della "tassa Soru", la giunta isolana aveva dovuto far marcia indietro e rimborsare ai 37 mila contribuenti interessati 30 milioni di euro complessivi.
 
Anche la battaglia contro la speculazione edilizia ha perso forza dopo che sono emerse “contraddizioni” sul versante della difesa delle coste, in un territorio così delicato e ambito come quello sardo. Alcune operazioni, come il progetto Funtanazza sulla costa sud occidentale, che prevede la riqualificazione di un’ex colonia sulla spiaggia di proprietà della famiglia Soru, offrono ancora oggi argomento di dibattito e feroci polemiche politiche sulla filosofia della tutela delle spiagge e la loro valorizzazione imprenditoriale.
 
In molti resta anche vivo il sospetto di conflitto di interessi suscitato dallo strano caso della villa di Soru a Villasimius, comprata, ristrutturata con regolare permesso edilizio da un’archistar di fama mondiale, con annessa accurata ri-naturalizzazione di tutto il territorio circostante. Villa poi messa in vendita online a caro prezzo, forse per pagare le sanzioni per evasione fiscale, da ultimo rimasta invenduta e finita nel pacchetto della società che la gestisce, ora messa in liquidazione.
 
Pur essendo la situazione patrimoniale e di adeguatezza normativa di questa bella e molto costosa villa sul mare non tra le più chiare, rimane comunque interessante leggere alcuni giudizi e pareri sulla vicenda. Si può comunque dire che l’imprenditore visionario fa meno danni del cavaliere di ventura, ambientalmente parlando. Basta guardare le immagini.

 

In appendice trovate anche l’autodifesa di Renato Soru dall’accusa di frode ed evasione fiscale. N.d.R.C.
 
 
“Cuccureddus” e quello che non vi hanno mai detto
 
da   free_pass liberi con rispetto:  http://jobless.blog.tiscali.it/archives/348
 
31 luglio 2012
 
“Nella costa Sud-Orientale della Sardegna vi è un grande terreno, situato fra la spiaggia, il Villaggio dei Mandorli e Campulongu, il Comune è Villasimius. Si tratta di svariati ettari di campagna adiacenti ad una piccola spiaggia di finissima sabbia bianca chiamata “Cuccureddus”. Terreno sul quale è stata “regolarmente” edificata una villa di circa 600 metri quadri intorno alla quale sono stati piantati numerosissimi pini ed eucalipti, pitosfori e altre piante esotiche che hanno preso il posto della vegetazione locale. Su questo terreno, grazie al PUC del comune interessato, è stata approvata una ulteriore concessione edilizia che prevede la cementificazione dell’area per ben 90.000 (novantamila) metri cubi di villette e che, una importante società immobiliare svizzera, ha deciso di acquistare ed attuare. Una di quelle vicende dove i sardi di solito si mobilitano, chiedono l’aiuto di tutti per scongiurarla, non tutti i sardi certo, ma la maggior parte di loro si, la maggior parte di loro, in questi casi, spera sempre che possa arrivare un “salvatore”, uno che scongiuri l’abuso, l’ennesimo sulle nostre coste. 
 
 
Al contrario di molte altre vicende simili, questa volta il “salvatore” arriva davvero, si tratta di un imprenditore sardo che prende a cuore la faccenda ed investe per soffiare alla famelica società svizzera “l’affare”, riuscendoci. L’imprenditore (non edile) acquista l’area e la villa, ma non solo, essendo egli stato eletto a governare la Regione, vara una legge che cancella di fatto, come per molte altre, quella concessione di 9000 metri cubi a ridosso dell’arenile, ristruttura poi la villa riducendone di qualche centinaio di mq. la volumetria e la pianta e si dedica al ripristino totale della vegetazione autoctona, abbattendo i pini e gli eucalipti e impiantando al loro posto centinaia di lecci, roverelle, ginepri, ulivi, alberi da frutto ed una vigna. Restituendo cosi a quel luogo la perduta naturalezza e connotazione. Ma successe che l’abbattimento di quegli alberi, per il quale fu richiesta alla Forestale regolare autorizzazione, partì però due giorni prima dell’ufficializzazione della concessione stessa e costò al nostro “impaziente” imprenditore una salata multa, che egli pagò per intero. Al precedente proprietario, che non so chi sia, era stata concessa intorno agli anni ’70 anche la costruzione di un molo in cemento armato su un lato della spiaggia, molo divenuto negli anni fatiscente e che il nostro imprenditore si prese la briga di far demolire interamente, lasciando libera tutta la spiaggia sulla quale, ogni estate, centinaia di turisti e bagnanti godono liberamente il sole e le splendide acque del posto. Quel piccolo pezzo di terra e di mare, se osservato oggi attraverso l’ausilio dell’ormai conosciutissimo Google Earth, mostra tutta la differenza con gli obbrobri che gli stanno intorno su quella costa, basta farsi un “giretto” con mouse per vedere come tutto è stato costruito e devastato laggiù negli ultimi 30 anni e confrontarlo.”
 

 
Nel “virgolettato” ho voluto scrivere l’articolo che nessun giornale sardo ha mai scritto sulla vicenda di Cuccureddus, sulla villa oggi in vendita e sul suo terreno sui quali, guidate da “sapienti pennivendoli”, non da oggi si stanno riversando le ire e le indignazioni di molti sardi che leggono e guardano, ma non si informano. Un vicenda che dovrebbe essere quanto meno inflazionata, chiarita da un bel pezzo, ma che invece proprio in questi giorni ha ripreso a gonfiarsi di infamie ed offese gratuite nei confronti di quell’imprenditore sardo, Renato Soru, la cui unica colpa è quella di avere salvato personalmente un pezzo di costa dalle mani degli speculatori e di averla riportata allo stato naturale dei luoghi ma che, secondo la nostra atavica e perversa convinzione, spesso pilotata ad arte proprio da chi avrebbe preferito acquistare quel terreno e mettere in atto quella concessione di novantamila metri cubi di cemento, che chiunque possa possedere una villa con terreno sul mare in Sardegna, tranne che un sardo. Nonostante questo, continuo a pensare e credere, e lo farò sino alla fatidica prova contraria sinora mai pervenuta, che i sardi abbiano oggi molto più necessità di ieri non di questi interessati pennivendoli e speculatori, ma di “una cosa Soru”, anche se a loro insaputa.
 
 
Nell’immagine in alto la Villa Certosa di Berlusconi a Porto Rotondo, in quella in basso la villa di Soru a Cuccureddus.
 
 
Su Villa Certosa, l’immensa proprietà sulle costa sarda di Silvio Berlusconi, è sufficiente ricordare le sue invadenti e impattanti dimensioni, la totale noncuranza botanica dei giardini, il cattivo gusto che la caratterizza e il prezzo con cui è stata messa sul mercato. N.d.R.C.
 
 
Vendesi Villa Certosa: 450 milioni di euro. Il Cav la mette sul mercato. C'è un emiro in vista.
 
28 settembre 2012
 
Villa Certosa, la residenza estiva dell'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi è finita sul mercato. La base di partenza è di 450 milioni di euro.
Una cifra che non ha impensierito gli acquirenti tanto che per concludere l'affare, avrebbero offerto mezzo miliardo di euro, pur di accaparrarsi quel lussuoso possedimento a Porto Rotondo di oltre 120 ettari, con terreni, dependance e un complesso di oltre 4 mila metri quadrati. Una casetta da sogno con tanto di piscina, centro benessere e giardino di piante grasse.
Gli interessati sarebbero due: il primo un emiro del Qatar con una valanga di soldi e molta voglia d'investire. Il secondo, un amico moscovita del Cavaliere. Uno di quei signori, intimi di Putin, che hanno fatto affari d'oro dopo la caduta dell'Urss e che adesso possono contare su ingenti patrimoni.
 
 
Una reggia con palmizi e statue in barocco rinascimentale
 
Molti in questi anni si erano interessati all'acquisto. E tanto per cambiare in lista c'erano un altro magnate russo, due principi arabi, altrettanti emiri e un imprenditore londinese. Una vera e propria asta alla quale hanno partecipato pochi Paperon De' Paperoni planetari, capaci si sborsare cifre da capogiro senza battere ciglio.
Del resto Villa Certosa offre delizie per palati fini (e non): cisti, corbezzoli e ginepri. Giardini, serre, agrumeti, uliveti, lussureggianti palmizi e fiori fatti arrivare da ogni angolo del globo. Statue d'ogni forma e epoca (dalla mitologica Grecia al barocco rinascimentale). Una delle dependance è stata realizzata sopra un'antica tomba a tumulo romana.
 
 
 

 

La calunnia è un venticello

Eddytoriale 60 di Edoardo Salzano su Eddyburg*
6 dicembre 2004
 
“La calunnia è un venticello”, come racconta l'aria del Barbiere di Siviglia. E’ anche un’arma molto adoperata nell’attuale lotta politica (…). Renato Soru, il Presidente della Regione Sardegna, da tempo è sottoposto a venticelli che non vengono solo da una parte del coro.
 
Renato Soru, si sa, ha fatto un’operazione coraggiosa e controcorrente: ha imposto l’inedificabilità, da subito e per un periodo di tempo limitato, delle residue coste libere della Sardegna, in attesa che una corretta pianificazione possa stabilire dove e come devono essere trasformate e dove è meglio che restino come sono. Oltre che alle manifestazioni di opposizione esplicita (che naturalmente erano scontate) si è diffusa una sottile campagna di denigrazione. Essa ha serpeggiato in gran parte della stampa, locale e nazionale. Non solo tra i giornali che esplicitamente si oppongono alla tutela ritenendo – per convinta posizione ideologica - la bellezza del paesaggio un bene sacrificabile agli affari. Ma anche di quelli che usano difendere ambiente e paesaggio, promuovendo spesso campagne condivisibili e denunce argomentate delle malefatte dei “energumeni del cemento armato”, come li definiva Antonio Cederna. 
 
 
La calunnia, come lo Spirito santo, soffia dove vuole: “sotto voce sibilando va scorrendo, va ronzando”. Nel caso specifico, ha ronzato dove ci sono collusioni, grandi e piccole, con gli affari che le bellezze delle coste sarde hanno generato. Poiché Soru non è un metalmeccanico, il bersaglio della “auretta assai graziosa” è subito trovato: lui è uno che non vuole far fare affari sulle coste perché lui gli affari li ha già fatti. Per di più abusivi, quindi non può permettersi di criticare la villa abusiva di Berlusconi. Ecco trovato il tallone d’Achille di Renato Soru: ha una villa abusiva sulla costa.
 
Il venticello della calunnia è penetrante: “nelle orecchie della gente s'introduce destramente”. Perciò è arrivato anche nelle mie. Ho voluto vederci chiaro. Amici sardi mi hanno documentato. Ho avuto la documentazione (infamante, nelle intenzioni) che l’ex presidente forzaitaliota della Sardegna, l’onorevole Pili, ha esibito nel parlamento regionale per denunciare, col clamore richiesto dai fatti, lo scandaloso comportamento del presidente Renato Soru. 
 
 
Le accuse di Pili sono contenute in un dossier pubblicato in internet, all'indirizzo indicato in calce. E’ intitolato “Pubbliche virtù e vizi privati”. Si apre con una sintesi della denuncia: Soru è il vizioso proprietario di “una villa sulla riva del mare demolita e ricostruite contro tutte le norme di Legge, una pineta di migliaia di alberi rasa al suolo impunemente e sostituita con ceppi di vite, manipolazioni ingannevoli delle norme, e soprattutto il grande rischio speculativo sulle coste della Sardegna”.
 
 Il virtuoso fustigatore dei privati vizi di Renato Soru molto avveduto non è. Pubblica infatti le immagini e i documenti che dimostrano non solo l’innocenza, ma anche l’avvedutezza, il buon gusto, il rispetto del paesaggio, la cura dei beni comuni dell’attuale Presidente della Sardegna. Come infatti limpidamente emerge dalla documentazione, e dalle immagini, Soru ha compiuto una soffice “ristrutturazione edilizia”, pienamente consentita dalle norme, trasformando una brutta villotta similtirolese in una sommessa costruzione mediterranea, senza aggiungere un metrocubo di volume nè un metroquadrato di superficie. Per di più, ha sradicato alcune decine di eucaliptus, piante notoriamente allogene, piantando al loro posto vigne e mandorli tipici della vegetazione locale.
 
Siamo agli antipodi dell’iniziativa del capo dell’on. Pili, Silvio Berlusconi e della sua orribile reggia della Certosa. Particolare non trascurabile: barriere insormontabili e vigilantes pubblici e privati scoraggiano chiunque (perfino i magistrati) ad avvicinarsi al maniero del cavalier Berlusconi; persone che conosco sono sbarcati l’estate scorsa sulla spiaggetta dove sorge la villa di Soru, ne hanno tranquillamente attraversato lo scoperto, salutando (cortesemente ricambiati) il signor Soru che leggeva il giornale su una sdraia.
Questa differenza, del resto, l’hanno rilevata anche altri. Sul The Independent si legge, a proposito di Berlusconi: “ His Neronian tastes in property were well known even before he began tinkering with his Sardinian villa. Mr Soru could not be more different”.
 
 
 
*Eddyburg.it, attivo dal 2003, è un sito web, non legato a struttura, gruppo o istituzione, che si occupa di urbanistica, società e politica. Il sito, per una decina d’anni punto di riferimento della critica radicale italiana, nella sua prima edizione è stato organizzato e gestito sotto la responsabilità di Edoardo Salzano, fondatore e direttore del sito e dei vice-direttori Maria Pia Guermandi e Vezio De Lucia.
Edoardo Salzano è un urbanista, laureato in ingegneria civile edile a Roma. E’ stato professore ordinario di urbanistica del Dipartimento di pianificazione dell’Università Iuav di Venezia,
 
 
 
In vendita per 24 milioni la villa in Sardegna di Renato Soru firmata da Antonio Citterio
 
L'ex presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali, Renato Soru, ha messo in vendita la sua ricercata e lussuosa villa in riva al mare vicino a Villasimius. L'annuncio, corredato da foto della casa circondata da 42 ettari di terreno con vigneti, ulivi e giardini in stile mediterraneo, é apparso sul sito di Sotheby's International Realty (come segnalato dal sito del settimanale «Il Mondo») che per «questa magnifica proprietà adagiata su una splendida spiaggia a soli 60km da Cagliari», chiede 24 milioni di euro pari a oltre 30 milioni di dollari Usa.
 
 
 
La villa è firmata dal celebre architetto e designer Antonio Citterio, le cui creazioni fanno parte della collezione permanente del MoMA di New York e del Centre Georges Pompidou di Parigi. La villa principale è costruita su due livelli e misura 450 mq. Al piano terra troviamo un ampia zona living divisa in due aree, entrambe con vista sul mare. Vi sono inoltre una grande cucina, 1 camera da letto e 2 bagni. Al piano superiore si trovano 4 camere da letto, 3 bagni e una terrazza sul mare di 300 mq. Gli interni e le rifiniture sono tutti di altissimo livello e riflettono lo stile inconfondibile e senza tempo del design di Citterio. La spiaggia privata di sabbia bianca si estende per circa 200 metri e ai due estremi si può accedere alle baie adiacenti di Campus e Campulongu. I 42 ettari di natura sono suddivisi tra vigneti (10 ettari), ulivi (10 ettari) e rigogliosi giardini. Completa la proprietà una dependance di 150 mq. che può essere utilizzata come appartamento per lo staff o guest house.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Soru, cala il sipario sulla società di Villasimius che finisce in liquidazione
 
A dicembre, è stata sciolta la società che negli anni scorsi è balzata agli onori delle cronache per la famosa villa dell'ex governatore, già messa in vendita senza successo. La finanziaria abbassa le serrande perché "non è possibile effettuare alcuna opera edile"
 
11 febbraio 2015
 
MILANO - Abbassa le serrande la società di Renato Soru che possiede i terreni e gli immobili di Villasimius, il comune della pronvincia di Cagliari situato in un paradiso paesaggistico nella punta sud orientale della Sardegna. La società in questione si chiama Cuccureddus srl, e, stando ai documenti appena depositati in Camera di commercio, in occasione di una assemblea che si è tenuta a Cagliari il 21 dicembre, è stata sciolta anticipamente e messa in stato di liquidazione. Come liquidatore è stato nominato Emanuele Soru, fratello minore dell'attuale segretario sardo del Pd nonché ex governatore della regione e patron della società quotata in Borsa Tiscali, il quale possiede il 100% del capitale della Cuccureddus.
 
Per comprendere il motivo della mossa, bisogna andare indietro a un'altra assemblea della società (che in questo caso, essendoci un unico socio, non è altro che un momento per mettere insieme la volontà dello stesso): quella del 28 giugno. Quel giorno era stato approvato il bilancio del 2013 della Cuccureddus srl, che si era chiuso con una perdita di esercizio di quasi 258mila euro (il rosso l'anno prima aveva di poco superato i 388mila euro), coperta mediante l'utilizzo di una riserva societaria ad hoc.
 
Nella nota integrativa al bilancio, Emanuele Soru, rivolgendosi di fatto solo al fratello, scriveva: "Signori soci, come potrete rilevare dai dati di bilancio, anche durante il decorso esercizio non è stata svolta alcuna attività. Come già sottolineatovi in occasione della chiusura dello scorso esercizio, dall'ormai certo quadro normativo emerge che sui  terreni di proprietà della società in comune di Villasimius non è possibile effettuare alcuna opera edile". Dunque, sembra di capire, non si può costruire, sicché l'ex governatore della Sardegna ha preferito sciogliere la società e metterla in liquidazione.
 
La Cuccureddus srl, negli anni scorsi, è balzata agli onori delle cronache per essere la proprietaria della famosa villa di Villasimius. Un piccolo angolo di paradiso da 450 metri quadri affacciati sul mare, con tanto di spiaggia privata ed eliporto personale, che ancora nel 2012 era stato messo in vendita senza successo per 24 milioni. Ironia della sorte: se Soru fosse riuscito a vendere la villa allora, il compratore, nel caso in cui avesse voluto ampliarla, avrebbe potuto beneficiare del cosiddetto "piano casa" che è scaduto a novembre. In altri termini, dello stesso piano che era stato a lungo contestato dall'ex presidente della Sardegna, che quando era al potere aveva dichiarato guerra alla cementificazione selvaggia fronte mare al punto tale che ci aveva rimesso lui stesso con le sue proprietà.
 
 
 
 
La versione di Soru: “Pagherò sette milioni di euro ma non sono un evasore fiscale”. Ecco l’autodifesa dell’ex presidente della Regione
 
13 settembre2012
 
Sul suo profilo Facebook, l’ex presidente della Regione Sardegna Renato Soru ha postato questo lungo intervento con cui annuncia di dover pagare all’Agenzia delle Entrate ben sette milioni di euro. Soru ricostruisce dal suo punto di vista l’intricata vicenda. Ecco l’intervento integrale.
 
Cari amici,
 
sento la necessità di comunicare direttamente con Voi che in questi anni avete seguito con maggiore attenzione la mia attività politica. Oggi ho firmato l’adesione ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate che reclama il pagamento di imposte ritenute dovute e non pagate nel periodo 2005 – 2009. A voi, innanzitutto, devo la massima chiarezza su alcuni fatti che, se mal interpretati, potrebbero sembrare del tutto contraddittori ed incoerenti rispetto ai valori ed ai principi di comportamento su cui ho basato il mio impegno politico e la mia vita personale.
 
Molti di Voi ricorderanno i primi articoli di stampa sulla vicenda, agli inizi di quest’anno. Alcuni di essi si sono limitati a dar conto di accertamenti tributari in corso ed altri, invece, si sono rivelati in gran parte falsi e diffamatori.
 
Facendo un collage di alcuni fatti veri e di tante illazioni, si era tracciato un quadro a tinte fosche in cui si parlava di una mia evasione fiscale per decine di milioni di euro, associata ad una indagine per aggiotaggio su azioni Tiscali, oltre a ipotesi fantasiose su operazioni con società fantasma per il mio personale vantaggio, e per di più a danno della società che veniva ridotta a una mera “scatola vuota”.
 
Ancora una volta, più che la verità, dei fatti sembrava interessare la distruzione sistematica della persona, come era già accaduto con la dura aggressione mediatica sul supposto “disastro ambientale” da me causato con la ricostruzione di una casa e il recupero di un area a Villasimius e successivamente con il noto caso Saatchi & Saatchi. Entrambi rivelatisi senza alcun fondamento e dai quali è emersa la manifesta correttezza dei miei comportamenti.
 
Ad oggi, anche in esito ad approfonditi accertamenti giudiziari, ritengo stia emergendo con chiarezza l’assoluta trasparenza e rigorosa osservanza delle norme nella gestione della società, costantemente improntata all’esclusiva tutela degli interessi generali, dei creditori e dei lavoratori.
 
La società, emerge chiaramente anche nei dati della recente relazione semestrale, è tutto fuorché una scatola vuota. Paga puntualmente lo stipendio a circa mille persone, ha generato e genera un importante indotto, genera cassa, un margine operativo positivo per circa 60 milioni su base annua, e pur nella crisi generale mostra un nettissimo miglioramento rispetto al passato. Ha saputo focalizzarsi e investire in ricerca e innovazione, e ha appena presentato, o sta per presentare, almeno tre nuovi prodotti internet su cui fondare il proprio rilancio e la propria presenza anche nei mercati esteri.
 
Messo da parte ogni scenario catastrofico, rimane tuttavia che oggi ho aderito ad una contestazione dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari. Con tale adesione mi impegno a pagare, nei prossimi tre anni, l’importo complessivo di circa 7.000.000 Euro, di cui circa la metà per tasse considerate dovute, e la parte rimanente per multe e sovra tasse varie. Somme ingenti, delle quali non dispongo neppure, e a cui dovrò far fronte con la cessione dei miei beni personali.
 
Tuttavia, mi preme evidenziare che la massima parte dei rilievi riguarda un profitto che si sarebbe realizzato solo sulla carta, per il quale non ho invece mai percepito alcuna somma, e che invece, secondo l’opinione degli accertatori, avrei comunque dovuto dichiarare come reddito imponibile.
 
Aderisco, per i maggiori doveri che mi derivano dal ruolo pubblico rivestito, alla richiesta della Agenzia pur considerando io e i miei consulenti ingiusta l’ipotesi di tassazione di redditi non percepiti e mai più percepibili, ovvero il pagamento di tasse su somme mai avute, o redditi solo virtuali.
 
Ancor più poiché questa vicenda nasce dalla mia partecipazione alla ricapitalizzazione di Tiscali, ai fini della ristrutturazione finanziaria della società, in grave difficoltà, al momento del mio rientro a fine 2009. Ricapitalizzazione a cui io ho partecipato in base alla necessità ineludibile di abbattere l’indebitamento, accettando di convertire in azioni, al valore dell’epoca, l’intero ammontare di un prestito di circa 25 milioni di euro e gli interessi dovuti e non percepiti.
 
Paradossalmente, mentre non mi è stato restituito nemmeno il capitale, mi viene richiesto il pagamento delle tasse sugli interessi, anche essi non percepiti in denaro ma convertiti in azioni, ad un valore ben lontano da quello di un possibile realizzo.
 
 
Questo è quanto. Pago ingiustamente per un’operazione societaria effettuata nell’esclusivo interesse della società e del suo futuro, attraverso la quale ho di fatto rinunciato alla piena tutela dei miei interessi, e per la quale mi era stata assicurata l’assoluta neutralità fiscale. Errata interpretazione, non certamente volontà, da parte mia, di non adempiere completamente ai miei doveri fiscali, e soprattutto in un periodo in cui avevo messo tutto me stesso al servizio dello Sardegna e dello Stato.
 
Credo sia di totale evidenza, per chiunque in buona fede, che l’entità delle somme effettivamente dovute e non versate non possono essere ricondotte al tentativo di un mio arricchimento indebito, alla luce del mio comportamento in tutti questi anni della storia di Tiscali, che ha riguardato patrimonializzazioni enormi di cui non ho mai voluto approfittare, avendo unicamente legato la mia situazione economica alle sorti della società.
 
Io oggi non ho patrimoni, escluso alcune ben note proprietà immobiliari (la casa di Villasimius, l’area dell’ex colonia di Funtanazza e la mia casa a Cagliari) e la mia quota di partecipazione in Tiscali. Mantengo, come ho avuto in tutti questi anni, un unico conto corrente bancario come tanti di noi. Le tre proprietà immobiliari sono state tutte messe in vendita per far fronte agli obblighi derivanti dall’accordo odierno e ad un passato finanziamento per la ricapitalizzazione di Tiscali.
 
Mi rimane il mio lavoro e la partecipazione in Tiscali, l’impegno per il suo risanamento, il suo rilancio, la sicurezza dei posti di lavoro e la considerazione della responsabilità sociale che l’impresa riveste. Mi rimane l’impegno per la cosa a cui ho sempre tenuto di più, non le opportunistiche speculazioni finanziarie, ma l’affermazione industriale di Tiscali e il suo contributo alla crescita generale.
 
Renato Soru