sepolcri imbiancati


 

Una mamma tiene in braccio una bambina: dietro di loro, su un tendone bianco del campo profughi di Idomeni, sta scritto, letteralmente:
 
'' Se non vi piace che i rifugiati arrivino nei vostri paesi smettetela di votare per i politici che amano bombardare di merda gli altri paesi ”.  Idomeni-Camp
 
Lo scatto, realizzato dal fotografo Tobias Schwarz dell'agenzia Afp, sintetizza la frustrazione di buona parte delle persone bloccate nel campo tra Grecia e Macedonia, in seguito alle restrizioni sugli ingressi dei migranti decisi dai diversi paesi balcanici.
 

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2016/04/29/foto/idomeni_macedonia_se_non_vi_piacciono_i_rifugiati_non_votate_chi_ci_bombarda_-138720801/1/#1

 

 

 

Vecchie politiche, stessi affari

 
Archivio > la Repubblica.it  
 
27 settembre 1985
 
MAXI-CONTRATTO PER L'AERITALIA: 72 'TORNADO' ALL'ARABIA SAUDITA  

... quando c'erano ancora le lire, e si parlava di un business globale di 10.400 miliardi, pagato per metà con barili di petrolio, dei quali 360 miliardi alla controllata da Finmeccanica.
 

ROMA - Uno dei più grossi affari dell'industria aeronautica europea è stato concluso ieri a Londra, dove i dirigenti della British Aerospace - a nome dell' Aeritalia e della Messerschmitt tedesca - hanno firmato il contratto di vendita all' Arabia Saudita di ben 72 caccia-bombardieri "Tornado", progettati e costruiti dalle tre società associate nel consorzio "Panavia". La notizia è stata data ieri sera dai dirigenti dell'Aeritalia a Roma. Il valore globale del maxi-contratto (che comprende parti di ricambio, attrezzature di terra e assistenza) è valutabile in 4 miliardi di sterline, vale a dire circa 10.400 miliardi di lire. All'Aeritalia andrà un fatturato di circa 360 miliardi. E' una commessa che contribuirà a garantire gli attuali livelli occupazionali dell'azienda controllata dalla Finmeccanica e forse a incrementarli. Presidente dell'Aeritalia è Renato Bonifacio. Ma l'affare non riguarda solo quest'azienda, perchè ad esso è interessata anche la Fiat Aviazione, che insieme alla tedesca "Mtu" e all'inglese Rolls-Royce costituisce il consorzio fornitore dei motori per questo tipo di aereo. Il contratto firmato dai sauditi prevede anche la fornitura da parte della sola Inghilterra di 30 aerei "Hawk" e di alcuni Dc 9. Per circa la metà il pagamento avverrà probabilmente mediante consegna di petrolio da parte dell'Arabia Saudita. 

 

 

L’Arabia Saudita invade lo Yemen. Attacchi aerei su Sana’a, battaglia ad Aden
 
Alla coalizione anti-sciita partecipano le monarchie del Golfo ed Egitto, Giordania, Pakistan e Sudan
 
Appoggio logistico Usa. Gli sciiti avvertono: la guerra potrebbe estendersi a tutta la regione
 
26 marzo 2015
di Umberto Mazzantini
 
E’ stato l’ambasciatore saudita negli Usa, Adel al-Jubeir, ad annunciare direttamente da Washington che l’Arabia Saudita ha lanciato un’operazione militare nello Yemen, inclusi attacchi aerei, contro le milizie sciite  Houthi, asserendo di aver agito per «difendere il governo legittimo» del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi, che per la verità si era formalmente dimesso dopo che gli Houthi avevano preso il potere a Sana’a ed insediato i loro leader, Zaidi Shia, alla guida del Paese. Secondo Al Arabiya, all’invasione dello Yemen parteciperebbero  100 aerei e 150.000 soldati sauditi.
 
 
 
Gli aerei sauditi hanno attaccato la capitale yemenita ed il suo aeroporto e ci sarebbero già più di 20 morti e decine di feriti. 13 persone, tra le quali donne e bambini, sono state trovate morte in un quartiere residenziale di Sana’a bombardato dagli aerei sauditi. Sarebbero stati distrutti una base aerea del governo del Nord Yemen, depositi di armi e postazioni radar. A Sud, le forze fedeli ad Hadi, probabilmente già rafforzate dai sauditi, avrebbero ripreso il controllo dell’aeroporto internazionale di Aden dopo intensi combattimenti con gli  Houti e le forze dell’ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, costretto alle dimissioni dalla “rivoluzione” del 2012 che, da una possibile primavera, si è trasformata nell’incubo tribale e settario che ha frantumato lo Yemen.
 
 
 
La Saudi Press Agency conferma che i Paesi del Gulf Co-operation Council –  Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – hanno detto di aver  risposto alla richiesta di intervento militare del presidente deposto Hadi, re-insediatosi dopo essere fuggito ad Aden da dove stava per essere sloggiato dagli Houthi  e dai loro alleati. Stamattina anche l’Egitto ha confermato la sua partecipazione alla coalizione anti-sciita che ha attaccato lo Yemen per fermare l’avanzata degli Houthi.  Il ministero degli esteri egiziano in una nota ha affermato che «E’ in corso il coordinamento con l’Arabia Saudita ed i Paesi del Golfo in vista di preparare una forza aerea e navale egiziana e di una forza terrestre se la situazione lo impone, nel quadro dell’azione della coalizione nello Yemen». Così il Cairo nello Yemen si trova alleato di Paesi come il Qatar che appoggiano, finanziano ed amano  gli islamisti contro i quali l’Egitto combatte in Libia. Hanno dato la loro disponibilità a partecipare all’attacco allo Yemen – e probabilmente lo stanno già facendo – anche Giordania, Pakistan e Sudan. Così gli Usa si trovano alleati di un Paese, il Sudan, il cui Presidente ha sulla testa un ordine di cattura della Corte di giustizia internazionale richiesto proprio dagli Usa per il genocidio nel Darfur.
 
 
 
L’invasione saudita avviene mentre la polizia lealista e le milizie tribali sunnite dei  Popular Resistance Committees stanno arretrando di fronte all’avanzata degli sciiti e dei loro alleati nel sud del Paese e il governo houthita ha ormai, dopo l’ultima avanzata verso sud, il controllo dell’accesso al Mar Rosso ed al Canale di Suez – che gli egiziani stanno raddoppiando – e quindi a gran parte del traffico petrolifero verso l’Europa.
 
Di fatto, con questo intervento militare, i sauditi ed i loro alleati del Golfo e gli stessi Usa diventano alleati di Al Qaeda nella Penisola Araba, uno dei gruppi terroristici meglio armati ed addestrati, che si oppone anche alle milizie di Hadi ma odia soprattutto gli sciiti Houthi. Il governo di Sana’a non da invece molto credito alla filiale yemenita dello Stato Islamico/Daesh che ha rivendicato i due sanguinosi attentati alle moschee sciite di Sana’a, anche perché è convinto che quella strage sia stata ordinata dall’ex presidente Hadi e dai servizi segreti sauditi che avrebbero utilizzato il fantasma dello Stato Islamico per seminare ulteriore caos e giustificare un’invasione dello Yemen alla quale l’Arabia Saudita ha cominciato a pensare appena gli Houthi hanno preso il potere.
 
 
 
 
 
Yemen, l'allarme profughi si sposta verso l'Africa
 
Il Paese è in guerra. E si svuota disperato. Riversandosi nel Continente nero. Destinazione Somalia, Gibuti ed Etiopia. L'inferno che porta dritti a Lampedusa.
 
di Barbara Ciolli | 24 Aprile 2015

 

Da un inferno verso l'inferno che porta a Lampedusa.

 
I civili dello Yemen fuggono dalle bombe saudite in Somaliland, attraverso il Golfo di Aden. Incontro alla disperazione, alla fame, a una pax armata che ha sempre più l'odore di una guerra.
 
La coalizione di Riad aveva annunciato la sospensione dei raid, ma nella notte sono stati ripartiti attacchi aerei contro gli houti su larga scala.
 
Un Paese di 25 milioni di abitanti si sta svuotando, con i pochi mezzi possibili.
Nei cieli vige un blocco aereo per fermare i cargo iraniani in aiuto ai ribelli sciiti e l'embargo dell'Onu contro houti ha fatto scattare il blocco navale.
 
 
 
 
Pianeta migranti. Yemen, in fuga dalle bombe italiane
 
Yemen allo stremo. Lo dichiara Human Rights Watch e l’Agenzia Onu per I rifugiati. Se non fermiamo l’invio di bombe prepariamoci ad accogliere anche i profughi yemeniti.
 
3 Dicembre 2015
 
Rete Italiana per il Disarmo ha monitorato l’invio di tre carichi di bombe dall’Italia in Arabia Saudita. L’ultima spedizione sarebbe partita dalla Sardegna la notte del 19 novembre scorso in dispregio della legge 185 del 1990 che vieta di esportare armi a paesi in guerra.
 
Secondo l’Osservatorio permanente per le armi leggere di Brescia Opal, sono bombe fabbricate nell'azienda tedesca Rwm che ha sede in Sardegna. Infatti, bombe tipo Mk84 e Blu109 provenienti dall’Italia sono state  ritrovate inesplose in diverse città dello Yemen che  da sette mesi è bombardato dalla coalizione guidata da Ryad. Gli sceicchi, con l'appoggio dei paesi sunniti della regione, ma senza alcun mandato internazionale, stanno colpendo il paese per contrastare l’avanzata del movimento sciita degli Houthi.
 
Il bilancio delle vittime è pesante: 5.700 morti di cui almeno 830 tra donne e bambini e 20mila feriti oltre a una “catastrofe umanitaria” con più di un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di aiuti urgenti.
 
 
 
Lo Yemen, un paese di 25 milioni di abitanti, si sta svuotando. La popolazione si riversa nel Corno d'Africa, soprattutto nel Somaliland e a Gibuti dove i campi profughi si sono gonfiati a dismisura. Ma per Gibuti in particolare, paese piccolo e dall’ecosistema estremamente fragile, le stime dell’accoglienza sono a dir poco catastrofiche: circa 300.000 profughi a cui trovare una collocazione su un territorio desertico, in un clima torrido e con una grande scarsità di acqua.
 
I bombardamenti in Yemen avvengono in modo indiscriminato. Nella città di Haydan, il 26 ottobre scorso dopo un assedio martellante giorno e notte, un attacco aereo guidato dall’Arabia Saudita  ha distrutto l’ospedale supportato da Medici Senza Frontiere che hanno dichiarato: ”L'ospedale è stato completamente distrutto al primo colpo. Non è rimasto in piedi  niente. Era l’unico ospedale ancora in funzione nella regione e assisteva quasi 200.000 persone. Era molto affollato e funzionava bene. Aveva anche un servizio ambulatoriale per curare bambini malnutriti. Gli attacchi sono proseguiti anche il giorno dopo e gli abitanti hanno trovato rifugio all’interno di grotte scavate nella roccia con l’ingresso bloccato da grosse pietre. Poiché diverse famiglie erano stipate nella stessa grotta non potevano nemmeno stendersi per dormire.”