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Petrolio, che cosa sta succedendo?
Guglielmo Ragozzino
 
7 aprile 2016
 
Il prezzo del petrolio è molto più basso di due anni fa. Perché, se lo si chiedono tutti. Eccesso di offerta, di domanda calante, di finanza impazzita. La verità è che ad un esame approfondito nessuna risposta tiene
 

Il prezzo del petrolio è basso, molto più basso di due anni fa. Perché? Se lo si chiedono tutti. Non vi fidate di chi vi dà con sicurezza la risposta. Si parla della crisi che si aggroviglia, dell’eccesso di offerta, di domanda calante, di finanza impazzita, … A un esame approfondito nessuna risposta tiene. “Tante le concause; vediamo come va a finire e poi daremo la risposta sull’origine di tutto”. Questo il parere dei più saggi dei saggi o almeno dei più smaliziati tra loro.

 

 

Da molte parti si aggiunge poi una seconda capziosa domanda: la discesa dei prezzi del petrolio è un bene o un male? Qui la risposta che si richiede è secca: o A o B; o sì o no. La finanza che un po’ tira e un po’ molla non è di nessun aiuto, anzi gonfia il problema e semina i dubbi. Sul piano pratico è certamente un bene per gli automobilisti americani che sono felici nel pagare due dollari il gallone di gasoline, loro che avevano sfiorato quattro dollari al gallone solo pochi anni prima. Un male invece per i produttori americani di ShaleOil che avrebbero preferito un prezzo anche soltanto di cento dollari al barile come avveniva per lunghi periodi non troppo lontani nel tempo. Una volta si supponeva che l’America non fosse la nostra capitale, che “non in ogni caso ciò che era buono per l’America fosse buono per tutto il mondo”. Possiamo certo guardare a bocca aperta al mondo vasto e terribile, ma il caso nostro è diverso, rovesciato rispetto alla media. Il prezzo basso è ben visto qui ma è solo di magra soddisfazione. La riduzione del prezzo è sequestrata dal fisco e filtrata dalle compagnie petrolifere che ne trattengono la maggior parte, lasciando solo le briciole alle automobili e ai camion nostrani. D’altro canto, il crollo del prezzo del petrolio sembra non incidere sulle scelte industriali di governo e multinazionali che fingono di puntare a un rialzo del prezzo nel futuro prossimo ed evitano di affrontare le ragioni dell’ambiente.

 

 

L’Arabia saudita, storicamente maggior produttore di petrolio nel pianeta, è stata superata in quella speciale classifica una prima volta dalla Russia nel 2010 (10.453 milioni di barili/giorno contro 9.972 mbg dell’Arabia saudita) e una seconda dagli Usa, nel 2014 (11.810mbg contro 10.947 mbg dell’A.S.). Entrambi gli eventi sono stati vissuti come una sconfitta inaccettabile dal paese intero. Così i maggiorenti hanno creduto fosse loro compito ristabilire l’ordine “naturale” delle cose. Da decenni i sauditi, primi signori del petrolio al mondo e orgogliosi di esserlo, si erano attribuiti il diritto e l’onere di regolare il mercato, determinando la quantità di petrolio in vendita, da parte del loro Cartello e nel più vasto mercato mondiale, aumentando e restringendo la propria offerta per determinare il prezzo corrente, oppure vendendo a prezzi scontati, o addirittura di saldo, per mettere in difficoltà i produttori minori non allineati. La strategia prescelta questa volta è facile da comprendere: mantenere immutata la quantità di greggio messa in vendita, non darsi pensiero per i prezzi in discesa, convincere, con le buone o le cattive i partner del Cartello a fare lo stesso, nella certezza di tenere a bada la Russia, grande potenza petrolifera rivale extra Cartello, ma piena di debiti e di poveri, e di costringere poi gli ambiziosi “Sbriciolatori” delle pianure americane, dediti allo ShaleOil a farsi da parte.

 

 
Petrolio, il film
 
“Petrolio”: così si intitola il primo lavoro di regia di Silvio Giannini, presentato lo scorso 7 aprile presso il nuovo Cinema Teatro AncheCinema Royal di Bari, con tre proiezioni destinate alle scuole ed al pubblico interessato.
 
L’idea di “Petrolio” nasce dall’interesse verso gli articoli riguardo le trivellazioni, che dallo scorso giugno appena iniziavano a comparire sui quotidiani; a partire da questi ultimi, il regista, avvalendosi della collaborazione di figure coinvolte ed informate a riguardo, ha costruito un vero e proprio documentario d’inchiesta, capace di affondare le sue radici nel cuore del problema, che si rivela esser stato tenuto celato per lungo tempo ai cittadini delle località coinvolte dal fenomeno delle trivellazioni e, più in generale, all’opinione pubblica italiana.
 
Si sfocia, quindi, in un lavoro di denuncia, impregnato di storia e cronaca passata e presente, di quel susseguirsi di eventi che hanno condotto al Referendum del prossimo 17 aprile; un documentario da seguire per essere più consapevoli degli avvenimenti passati occultati e del ruolo che ognuno ha di fronte a questa possibilità di scelta, concessa ai cittadini ad accordi ormai quasi del tutto presi.
 
 
 
video I Petrolio - di Silvio Giannini