caccia aperta


 

5 aprile 2016
 
Finmeccanica, maxi commessa da Kuwait per 28 caccia Eurofighter Thypoon
 
Affare da 8 miliardi, 4 dei quali al gruppo italiano
Moretti: "Il più grande successo commerciale"
 
La Finmeccanica ha sottoscritto il contratto per la vendita di 28 caccia Eurofighter Typhoon al Kuwait. L'importo della commessa si aggirerebbe intorno ai 3-4 miliardi di euro. I velivoli saranno realizzati in Italia. La firma davanti ai ministri della Difesa. "Si tratta del più grande traguardo commerciale mai raggiunto" dal gruppo, commenta l'amministratore delegato e direttore generale di Finmeccanica, Mauro Moretti. "Un grande successo industriale per Finmeccanica e l'intero sistema Paese".
 

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Soddisfazione a Piazza Monte Grappa per la scelta del Kuwait, da ieri nuovo membro della comunità Eurofighter.
 
LA COMMESSA
 
Il Paese del Golfo ha firmato un memorandum d’intesa per la fornitura di circa 28 caccia, che hanno come protagonista Alenia Aermacchi, la società capofila delle attività nell’aeronautica.
 
VERSO IL CONTRATTO
 
Il contratto vero e proprio sarà siglato nelle prossime settimane. Nel comunicato del consorzio non sono riportati i dettagli economici dell’operazione, ma il valore della commessa, secondo fonti vicine al dossier, è intorno agli 8 miliardi e la quota Finmeccanica è di circa il 50%, considerando il 36% di partecipazione nel consorzio alla quale andrà sommata la parte del contratto relativa alla componente logistica. La durata del contratto è di 20 anni.
 
 
I CONTI DI PIAZZA MONTE GRAPPA
 
L’accordo firmato ieri, racconta sul Corriere della Sera Fabio Tamburini, è “l’epilogo di trattative durate a lungo, almeno tre anni. Ed è stato seguito personalmente sia dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, e dalla presidenza del consiglio, sia dall’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti“. La super commessa “è parte di un accordo quadro tra i due Paesi che permette all’Italia di consolidare le posizioni in un’area strategica e ricca di opportunità. Per Alenia Aermacchi è particolarmente importante perché permette di dare consistenza a un portafoglio ordini che nel primo semestre 2015 è risultato significativamente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In più aumenta il peso e la considerazione dell’azienda nei rapporti interni al consorzio Eurofighter” (a cui partecipano l’Italia con Finmeccanica-Alenia Aermacchi, il Regno Unito con BAE Systems e Airbus Defence and Space in Germania e Spagna).
 
IL RUOLO DI FINMECCANICA
 
Nel programma Eurofighter Typhoon, Finmeccanica partecipa direttamente con una quota del 19%, con compiti di definizione, progettazione, sviluppo e produzione del nuovo velivolo. Comprendendo le quote di responsabilità relative alla costruzione della cellula dell’aereo e quelle relative all’avionica e all’elettronica di bordo (dove spicca un’altra azienda del gruppo, Selex ES), la quota complessiva a capo delle aziende Finmeccanica raggiunge il 36% circa del valore dell’intero programma.
 
IL VALORE DELL’AFFARE
 
Per il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, oggi presidente della Fondazione Icsa, “la ?commessa è importante soprattutto perché consente di mantenere attive linee di produzione che invece nel tempo sarebbero andate in dismissione, consentendo di mantenere inalterati posti di lavoro e capacità di know how”.

 

Per l’Italia e per il consorzio – spiega a Formiche.net - “è la dimostrazione di aver dato vita a un prodotto performante e maturo, che vanta ormai un’esperienza decennale e che conta su una grande credibilità internazionale che potrà forse raccogliere ulteriori soddisfazioni”.

 

 
IL RAPPORTO COL KUWAIT
 
Quanto agli aspetti politici della vicenda – evidenzia Tricarico -, “con il Kuwait abbiamo buoni rapporti dal ’91, quando inviammo i nostri Tornado durante la Prima Guerra del Golfo”. Una relazione che è proseguita e “che vede ancora nel Paese alcuni nostri assetti per vincere assieme una nuova guerra: quella contro il terrorismo”.
 
LE ALTRE INTESE DEL CONSORZIO
 
Con il Kuwait, l’Eurofighter Typhoon ha raggiunto un totale di 599 aerei commissionati. Dall’entrata in servizio del primo caccia alla fine del 2003, 444 aerei sono stati consegnati a sei nazioni: Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Austria e Arabia Saudita. A dicembre 2012, l’Oman è divenuto il settimo cliente, con 12 velivoli.
 
 
L’Arabia Saudita, leader della coalizione militare in Yémen, primo cliente della vendita d’armi in Francia
 
25 marzo 2016
 
La Francia intrattiene da molto tempo una relazione privilegiata con l’Arabia Saudita, attore di primo piano sul mercato mondiale delle armi. L’Arabia Saudita è il primo cliente della Francia nel periodo 2005-2014 e fa parte dei primi 10 paesi al mondo importatori di armamenti convenzionali. Fatto meno conosciuto, è anche un paese esportatore d’armi, tra i primi 50  al mondo, praticando notoriamente la riesportazione nei paesi confinanti coinvolti in conflitti permanenti.
 
 
 
L’Arabia saudita produce molti tipi di armamenti e di veicoli blindati, come questo chiamato Al Fahd costruito dalla Abdallah Al Faris Company for Heavy Industries, con base a Damman vicino alla costa del Golfo Persico. La produzione saudita di armamenti è specializzata in armi e veicoli blindati adatti alle nuove guerre di movimento che si stanno diffondendo in tutto il nord africa, come il mezzo da ricognizione sotto riprodotto.
 

 

Tornano a salire le spese militari: 1.676 miliardi di dollari nel 2015
 
MILANO - Era dal 2011 che le spese militari in giro per il mondo non conoscevano un rialzo, che è tornato a verificarsi nel corso del 2015. La tradizionale ricognizione sulla Armamenti Spa, l'industria mondiale delle armi, arriva dal centro di ricerca Sipri di Stoccolma e parla di 1.676 miliardi di dollari investiti nel settore militare (+1% sul 2014), una fetta pari al 2,3% del Pil mondiale e grossomodo il valore del reddito dell'Italia. Si tratta di una preoccupante inversione di tendenza: se tra il 1998 e il 2011 c'era stato un incessante aumento, da quel momento in poi si era registrata una seppur flebile contrazione. Evidentemente, i terreni di conflitto globali sono stati più forti delle ferite della crisi economica e appena la ripresa si è affacciata sullo scacchiere internazionale si sono riallargati i cordoni della borsa destinata a finanziare l'acquisto di armi.
 
La corsa agli armamenti ha alcuni connotati geografici ben precisi: se infatti l'Europa occidentale e il Nord america continuano a registrare una contrazione delle spese, non si può dire altrettanto dell'Europa orientale, di Asia e Oceania e di quei Paesi del Medio Oriente per i quali sono disponibili dati attendibili. I maggiori "acquirenti" di armi restano gli stessi quindici della passata edizione, come mostra la tabella di seguito, con qualche scambi di posizione ma senza sostanziali variazioni. Gli Stati Uniti sono il "big spender" della categoria.
 

 

Le spese militari nei 15 principali acquirenti d'armi
 
# 2015
# 2014
PAESE
SPESE 2015
(MLD $)
VAR. % 2006-2015 
% DEL PIL 2015
1
1
USA  
596,0
-3.9
3,30
2
2
Cina
215,0
132,0
1,90
3
4
Arabia S.
87,2
97,0
13,70
4
3
Russia
66,4
91,0
5,40
5
6
UK
55,5
-7.2
2,00
6
7
India
51,3
43,0
2,30
7
5
Francia
50,9
-5.9
2,10
8
9
Giappone
40,9
-0.5
1,00
9
8
Germania
39,4
2,8
1,20
10
10
Corea Sud
36,4
37,0
2,60
11
11
Brasile
24,6
38,0
1,40
12
12
Italia
23,8
-30,0
1,30
13
13
Australia
23,6
32,0
1,90
14
14
Eau
22,8
136,0
5,70
15
15
Israele
16,1
0,1
5,40
 
 
Top 15
1 350
 
 
 
 
Totale Mondo
1 676
19,0
2,30

 

Forze armate dell’Arabia saudita