stato di emergenza


 

 
#NuitDebout, cosa sta succedendo a Parigi?
 
6 aprile 2016
 
Nonostante non se ne faccia menzione da nessuna parte – cosa abbastanza grave visto la portata di quanto sta accadendo – in Francia è appena nato un vero e proprio movimento che, oltre a occupare fisicamente le varie piazze cittadine - cosa che ricorda molto la nascita del movimento 15M con l’acampada a Puerta del Sol - sta scendendo in strada tutte le settimane in maniera determinata e radicale.
 

http://www.dinamopress.it/news/nuitdebut-cosa-sta-succedendo-a-parigi 

 
Cosa accade a Place de la Republique? Innanzitutto è interessante vedere come la piazza – che a Parigi si è ribattezzata #NuitDebout, ossia Notte in Piedi - ha iniziato subito a far propria la parola “democrazia diretta”, dando vita a pratiche di decisione e di discussione che ricalcano molto quelle del movimento 15M in Spagna. L’esigenza di riprendersi lo spazio nella città – soprattutto nel contesto repressivo determinato dell’Ètat d’Urgence post attentati – per poter parlare delle proprie vite in una città che era sempre più improntata all’individualismo, denota una riscoperta del sociale che fa sì che ogni lotta all’interno della piazza sia ascoltata e, anzi, chiamata a parlare e a dire la sua. La cosiddetta “Convergence des luttes”, convergenza delle lotte, richiamata a più riprese dai manifestanti, si sta effettivamente verificando: intermittenti, migranti, rifugiati, studenti, lavoratori, disoccupati, precari, familiari di vittime della violenza poliziesca, nella piazza trovano posto tutte queste voci.
 
da un articolo di Natascia Grbic
 
 
Violenze poliziesche in Francia
 
Omicidi, maltrattamenti, uso eccessivo della forza, insulti razzisti, i casi di violazioni gravi dei diritti umani commessi in Francia da alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine da tempo preoccupano un organismo di tutela come Amnesty International. D’altro canto, nell’assenza di inchieste indipendenti, imparziali, efficaci e sistematiche, i loro autori sono esposti a sanzioni per nulle adeguate alla gravità degli atti commessi, e in certi casi sembrano beneficiare di una impunità di fatto.
 

 

 
video I Francia: manifestazioni violente

 

24 gennaio 2016. Violenze alla manifestazione in memoria di Rémi Fraisse, giovane militante ecologista ucciso dalla polizia a Sivens il 26 ottobre 2015 con una granata. Nella prima parte del filmato si vede un anziano signore, malfermo sulle gambe e trattenuto a stento dalla moglie, che inveisce e getta fiammiferi accesi contro i mezzi della polizia. Immagine patetica e melanconica di un'ultima ribellione ad uno stato di polizia. Immagine che fa sorridere i tanti cinici della zona grigia che in queste zuffe urbane altro non vedono che un set affollato da stupidi attori di una ridicola commedia dal prevedibile finale. Potrebbero aver visto giusto, dimenticando però che presto in quel set potrebbero entrarci anche loro, consapevolmente o meno, e che il finale di una commedia umana non sempre è già scritto. Il sogno, la réve, può diventare generale.
 

 
 
Contestazione e stato di violenza in Francia

7 aprile 2016
 
 
La decisione è abbastanza innovatrice da essere sottolineata: la polizia nazionale francese istituirà uno strumento statistico per "misurare" le violenze perpetrate dai suoi agenti. La decisione per la verità risale al 1° aprile scorso; ma solo ora il quotidiano progressista "Le Monde" è venuto in possesso di una copia della circolare inviata a tutte le questure in cui la "polizia della polizia", cioè l’Ispettorato generale della polizia nazionale (Igpn), annunciava la creazione di uno schedario dei ferimenti e dei decessi provocati dagli agenti nel corso dell'esercizio della loro missione. L'archivio sarà gestito direttamente dall'Igpn e sarà alimentato "in tempo reale" sulla base delle denunce presentate da persone che abbiano sofferto ferite con prognosi di almeno 20 giorni in seguito all'azione dei poliziotti o sulla base di inchieste avviate dagli stessi organi di polizia. Alla circolare è allegato un semplice modulo che i funzionari locali dovranno riempire: precisando, oltre al luogo ed alla data, il contesto in cui il fatto è avvenuto (mantenimento dell'ordine pubblico, operazioni contro la criminalità comune o contro il terrorismo), le armi eventualmente utilizzate e le conseguenze provocate, dalle semplici ferite fino al decesso delle persone coinvolte. 
 
 
L'iniziativa arriva in un contesto assai delicato, caratterizzato dalla moltiplicazione di scontri tra le forze di polizia ed i dimostranti soprattutto nel corso o a margine delle manifestazioni settimanali che stanno accompagnando il percorso della contestatissima riforma del Codice del lavoro.
Un clima sociale particolarmente teso, dimostrato anche da un'altra vicenda evidenziata in prima pagina dal quotidiano di sinistra "Libération": la stessa "polizia della polizia" ha lanciato nella città di Nantes un "appello ai testimoni" del feroce pestaggio subito da un uomo di 32 anni per mano di poliziotti a margine di una manifestazione contro la riforma del lavoro; il pestaggio è stato filmato da ignoti astanti ed è ampiamente circolato su internet, dando vita a feroci e diffuse polemiche sulle violenze poliziesche. Polemiche che ora attraversano anche i corpi di polizia: perché infatti l'Igpn, nel suo tentativo di identificare l'agente o gli agenti autori del pestaggio, ha tappezzato le strade di Nantes con volantini che appunto invitano gli eventuali testimoni a farsi avanti. Una iniziativa rara, anzi "assolutamente inedita" secondo i sindacati di polizia, che denunciano a loro volta quello che ai loro occhi è un "invito alla delazione" contro gli agenti in servizio. 
 
 
Una iniziativa che aggiunge un certo "sapore di persecuzione" al sentimento di "sfinimento" vissuto dai membri delle forze dell'ordine in Francia dopo gli attentati di gennaio e novembre 2015: un sentimento che ieri giovedì 7 aprile, come ancora ampiamente "Libération", ha spinto migliaia di poliziotti a rispondere all'appello del sindacato Unité Sgp-Force ouvrière dando vita a Parigi ad un corteo che dagli Champs Elysée si è diretto alla sede del governo a Palazzo Matignon. Gli agenti lamentano di essere chiamati dopo gli attentati ad un super-lavoro a cui non è stata corrisposta alcuna rivalutazione degli stipendi che vada a compensare gli orari straordinari, la cancellazione delle ferie e delle licenze oltre ai rischi connessi al loro lavoro.
 
 
 
28 agosto 2015
 
Non meno di 7603 membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti in servizio l'anno scorso. "Il tabù dell’autorità sta per crollare", deplora Pascal Lalle, direttore generale della sicurezza pubblica.
 
Secondo una valutazione resa nota al giornale Le Figaro, non meno di 7603 membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti in servizio nel 2014. Quasi venti vittime al giorno. Dal 2008, i numeri sono lievitati del 46%. Mentre i gendarmi denunciano 1769 vittime di aggressione, i poliziotti dal canto loro dichiarano 5834 feriti in missione. Il disprezzo contro i portatori di uniformi è in crescita. Come se l'enorme ondata di simpatia dimostrata alla polizia l’11 gennaio, dopo gli attentati che hanno insanguinato la regione di Parigi, avesse nascosto l’odio viscerale di un segmento della popolazione.