latte basta


 

Un anno dopo la fine delle quote latte il settore è in ginocchio
 
La denuncia di Coldiretti: i prezzi sono crollati, mentre aumentano i produttori stranieri. Il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina: "Siamo vicini agli allevatori. Agea sta pagando 21 milioni di aiuti straordinari". In dodici mesi chiuse 1.500 stalle.
 
 
di GIULIANO BALESTRERI
2 aprile 2016
 
 
MILANO - Le previsioni degli allevatori sono diventate realtà. Un anno dopo il fine del regime delle quote latte, i prezzi sono crollati e l'invasione dei prodotti esteri - tre cartoni di latte su quattro, denuncia Coldiretti - è arrivata. D'altra parte, nonostante il sostegno del governo e della grande distribuzione con il nuovo logo 100% italiano, non sarebbe potuta andare diversamente: già con le quote latte, l'Italia importava il 40% del proprio fabbisogno. Per l'associazione degli agricoltori, che ha organizzato una manifestazione nazionale a Udine, porta d'accesso al mercato italiano da parte dei produttori stranieri, si tratta di "una crisi senza precedenti che sta provocando la strage delle stalle italiane".
 

Anche per questo l'attacco del presidente di Coldiretti, Roberto Calvo, è duro: "Abbiamo tonnellate di latte da buttare perché sono stati disdetti i contratti e quello prodotto non viene più ritirato dalle stalle, dove bisogna però continuare a mungere per non far soffrire gli animali". A un anno dalla fine del regime delle quote latte, infatti, scade la maggioranza dei contratti che non solo sta provocando il crollo dei prezzi riconosciuti, ma anche il mancato ritiro del latte. "Non è più in vigore l'accordo sul prezzo e si tagliano in modo unilaterale i compensi agli allevatori sotto il ricatto - sottolinea la Coldiretti - di non accettare la consegna di un prodotto deperibile". Il fatto che il latte italiano venga rifiutato, secondo Coldiretti, "dimostra quanto sia strumentale la posizione di chi sostiene che il latte straniero è necessario per soddisfare la domanda nazionale". 

 

 
L'inchiesta. L'Europa dice addio alle quote
 
Immediata la replica del ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina: "Siamo al fianco degli allevatori per superare questa fase molto complicata. L'equa remunerazione dei loro sforzi è una nostra priorità fin dall'inizio del mandato. Dall'Europa ci aspettiamo risposte molto più concrete e intanto portiamo avanti il piano nazionale per il settore". Martina ricorda quindi di aver tagliato le tasse del 25%, aumentato la compensazione Iva al 10% oltre ad aver raggiunto l'accordo con l'Abi per la moratoria di 30 mesi dei mutui delle aziende lattiere: "In queste ore, inoltre, Agea sta pagando 21 milioni di euro di aiuti straordinari per 25 mila allevatori".
 
Il ministro ricorda anche l'attuazione dell'accordo di filiera che permette l'intervento della Grande distribuzione: "L'iniziativa straordinaria di promozione del latte per i mesi di aprile e maggio con il mondo della Gdo - dice Martina - è un ulteriore tassello di questo lavoro che stiamo conducendo ogni giorno a sostegno dei nostri allevatori e dei prodotti lattiero caseari di qualità del nostro Paese". Martina ha quindi citato l'esempio di Granarolo che ha deciso di aumentare di 6 milioni di quintali il suo approvvigionamento di latte italiano.
 
Secondo Coldiretti, però, "il settore agricolo è stato vittima di scelte di politica generale assunte senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale e ambientale sui nostri territori". Per il presidente Moncalvo l'embargo delle esportazioni verso la Russia ha provocato "un grosso danno d'immagine al nostro Paese e alle sue produzioni tradizionali", mentre la Commissione Ue "ha sbagliato tutte le analisi e previsioni relativamente al futuro del settore lattiero dopo la fine delle quote, non prevedendo un aumento così repentino delle produzioni soprattutto del Nord Europa".
 

 

Un anno fa, l'associazione aveva salutato la fine quote latte con un grido d'allarme per il settore: "Solo 1 stalla su 5 è sopravvissuta, dopo 30 anni in Italia ci sono solo 36mila allevamenti, prima erano 180mila". Nell'ultimo anno sono state chiuse altre 1.500 stalle Una preoccupazione colta dal ministro che però prometteva soluzioni: "La fine del regime delle quote latte deve anche essere l'inizio di una nuova stagione. In questi anni abbiamo pagato a Bruxelles 4,5 miliardi di euro, è stata una partita gestita dalla vecchia politica in maniera scandalosa che ha speculato su questa vicenda promettendo soluzioni facili. Noi ora abbiamo il dovere di offrire una parole di verità".
 
 
Di certo la situazione è delicata basti pensare alla dinamica dei prezzi: nel 1984, all'inizio del regime delle quote, il latte veniva pagato in media agli allevatori 0,245 euro al litro mentre i consumatori lo pagavano 0,40 euro al litro (780 lire). "Oggi - accusa Coldiretti - il prezzo del latte fresco moltiplica più di quattro volte dalla stalla allo scaffale, con un ricarico del 317% con il latte che viene pagato agli allevatori in media 0,33 centesimi al litro mentre al consumo il costo medio per il latte di alta qualità è di 1,5 euro al litro. Il prezzo pagato agli allevatori è aumentato di poco più di 10 centesimi mentre il costo per i consumatori è cresciuto di 1,1 euro al litro".
 
"Quando una stalla chiude - chiosa Moncalvo - si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado. In pericolo c'è un patrimonio culturale, ambientale ed economico del Paese e i 120 mila posti di lavoro nell'attività di allevamento da latte che è per metà destinato ai 49 formaggi italiani a Denominazione di origine protetta (Dop), un primato a livello europeo".