casa e lavoro


 
Parlando del problema dell’abitare dobbiamo parlare di economia capitalista perché, per quanto molti ritengano il termine “superato”, il capitalismo c’è ancora ed è più selvaggio che mai. La saggista francese Viviane Forrester definisce il capitalismo come "oeconomicus horror" e Kenneth Ewart Boulding, economista  inglese cofondatore della teoria generale dei sistemi ed esponente del movimento Evolutionary economics, non esitava a definire l’economia di mercato "l'economia del cowboy", un cowboy avido che distrugge tutto senza considerare le conseguenze. Un suo più noto collega canadese Kenneth Galbraith l’ha chiamata "economia del casino". Naomi Klein, saggista e autrice dei bestseller No Logo e The Shock Doctrine, definisce l’attuale sistema come capitalismo dei disastri e decostruisce nel dettaglio gli abusi del capitalismo. Ci sono poi autori che lo mettono a confronto con il capitalismo mafioso. Guillermo de Haro, docente spagnolo di economia applicata ed esperto di commercio elettronico, in Lecciones de estrategias con El Padrino, un testo pubblicato nel 2007, ha messo a confronto le strategie aziendali praticate dalle imprese capitaliste con la gestione del potere mafioso raccontata nel film Il Padrino, concludendo che le procedure sono le stesse: puramente mafiose.
 
 

 

Preclusione sociale

«Si alzano allora dei recinti, la preclusione sociale. E si accentua l'assenza generale e flagrante di razionalità. Quale correlazione ragionevole può mai esserci, per esempio, tra perdere un lavoro e farsi espellere dalla società, ritrovarsi in mezzo alla strada? La punizione non è in alcun modo commensurabile con il motivo proposto, dato per evidente. Che venga trattato come un delitto il fatto di non riuscire a pagare, è già di per sé sorprendente, se ci si pensa. Ma essere così punito, buttato per strada, se non si è più in grado di pagare l'affitto perché non si ha più un lavoro, quando il lavoro fa dappertutto manifestamente e ufficialmente difetto, oppure perché l'impiego che vi è stato attribuito è pagato troppo poco rispetto al prezzo aberrante di appartamenti troppo rari, tutto questo ha del demenziale o del deliberatamente perverso. Tanto più che un domicilio sarà richiesto per conservare o trovare quel lavoro che costituisce l'unica condizione per poter ritrovare un domicilio.
 
Il marciapiede, dunque. Il marciapiede, meno duro, meno insensibile dei nostri sistemi!
Non è soltanto ingiusto, è di un atroce assurdità, di una stupidità che sbalordisce, che rende comici gli atteggiamenti sufficienti delle nostre società cosiddette civilizzate. A meno che questo non denunci anche degli interessi molto ben gestiti. In ogni modo, c'è da morire di vergogna.

 

Ma chi subisce la vergogna, talvolta la morte e sempre il deterioramento dell'esistenza?

 
 
Assenza di razionalità ? Alcuni esempi:
 
Esonerare dai rimproveri le caste privilegiate, dirigenti, per una volta trascurate, ma accusare alcuni gruppi svantaggiati di esserlo meno di altri. Di essere, insomma, meno maltrattati. Considerare così il maltrattamento come il modello sul quale bisognerebbe allinearsi - considerare, in una parola, come norma il fatto di essere maltrattato.
 
Considerare poi dei privilegiati, in qualche modo dei profittatori, quelli che mantengono ancora un lavoro, sebbene sottopagato; e dunque la norma il fatto di non averne. Indignarsi dell' "egoismo" dei lavoratori, questi satrapi che recalcitrano all'idea di dividere il loro lavoro, sebbene sottopagato, con quelli che non ne hanno per niente, ma non ampliare questa esigenza di solidarietà fino alla divisione dei patrimoni o a quello dei profitti - cosa che ai nostri giorni sarebbe giudicata idiota, obsoleta, e soprattutto molto maleducata.
Laddove è invece assolutamente conveniente e anche raccomandato inveire contro i privilegi di quegli habitué degli alberghi di lusso che sono, per esempio, i ferrovieri, cui è toccata una condizione di pensionamento più accettabile di altre, vantaggio talmente ridicolo in confronto ai privilegi senza limiti, mai rimessi in discussione, che aggiudicano a se stessi come naturali i veri privilegiati! (...)
 
Un esempio ancora: gli sforzi da lungo tempo intrapresi per montare una parte del paese contro l'altra, dichiarata vergognosamente privilegiata (statali, funzionari di base) senza mai prendere in considerazione quelli che privilegiati lo sono davvero, se non per designarli come "forze vive della nazione". E presentare queste "forze vive" questi dirigenti delle multinazionali come gli unici capaci di assumersi dei rischi, avventurieri, impazienti di mettersi senza sosta e senza fine in pericolo, preoccupati continuamente di mettere in gioco ... non si sa bene cosa, mentre i nababbi che fanno i tranvieri, i parvenu patentati dipendenti delle Poste prosperano scandalosamente in tutta sicurezza».
 
Da "L'orrore economico" di Viviane Forrester, edito da Ponte Alle Grazie, 1997
 
 
 
Viviane Forrester, nata Dreyfus (Parigi, 29 settembre 1925 – Parigi, 30 aprile 2013), è stata una scrittrice, saggista e critica letteraria francese. Divenne celebre a livello internazionale per i suoi libri di politica. Nei saggi L'Horreur économique (L'orrore economico - Lavoro, economia, disoccupazione: la grande truffa del nostro tempo) e Une étrange dictature criticò la globalizzazione dell'economia. L'horreur économique ha ricevuto il premio Médicis nel 1996. Fece parte dei membri fondatori dell'associazione ATTAC. È stata membro del comitato di patrocinio del Coordination française pour la Décennie per una cultura di pace e non violenza e fu socia onoraria della Association pour le droit de mourir dans la dignité (ADMD).
 
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