vivere e parlare


 

Vivre sa vie
 
(Francia 1962, Questa è la mia vita, bianco e nero, 85m); regia: Jean-Luc Godard; produzione: Pierre Braunberger per Les Films de la Pléiade; soggetto: dall'inchiesta Où en est avec la prostitution? di Marcel Sacotte; sceneggiatura: Jean-Luc Godard; fotografia: Raoul Coutard; montaggio: Agnès Guillemot, Lila Lakshmanan; costumi: Christiane Fageol; musica: Michel Legrand.
 

video I Vivre sa vie, dialogo con il filosofo 

 

 

Perché Nana non riesce a trovare una propria identità, un proprio spazio nel mondo? Perché la visione del mondo di Nana non corrisponde alla reale struttura del mondo, costruita sulla logica dell'equivalenza universale sotto il segno della merce. Tutti hanno un valore capitalizzabile, quindi tutti sono oggetti.
 
Nana lo capisce quando scopre che deve vendere il proprio corpo come se fosse una cosa, un oggetto di quelli che il suo prostituirsi le permetterà di comprare. Come un oggetto, lei 'è di qualcuno'. È del negozio di dischi, è della proprietaria della sua stanza, ed è di Raoul: è "merce che si può scambiare o acquistare o vendere".
 
Quando vorrà appartenere al giovane, ovvero tramutare il rapporto economico in un rapporto libero dal valore di scambio, allora morirà, poiché voler spezzare i rapporti di mercificazione significa mettersi fuori dal mondo.
 
In questo senso acquistano un significato particolare sia il titolo Vivre sa vie, che assume un senso antifrastico (non si ha una vita da vivere perché appartiene ad altri), sia le parole di Montaigne, rette da due verbi tipicamente 'economici', prestare e dare, che riassumono l'impossibilità di sfuggire alla dimensione mercificata del mondo.
 
Così Nana diventa l'equivalente di Giovanna d'Arco e di Porthos. In una celebre sequenza Nana va al cinema a vedere La Passion de Jeanne d'Arc; nel momento in cui Antonin Artaud, il monaco compassionevole, annuncia a Jeanne che è giunta l'ora della sua morte, Nana piange.
 

 

Ugualmente, nel colloquio al caffè, il filosofo Brice Parain dirà della morte di Porthos, in Vingt ans après di Dumas padre: Porthos muore nel momento in cui si mette a pensare, una cosa che non ha mai fatto in vita sua. Come Giovanna e come Porthos, anche Nana cerca di spezzare il filo che la unisce al mondo, e come loro finisce per soccombere.