morti per sbagli


 
ISTANBUL NON È PERICOLOSA!
 
Turisti per caso, morti per sbaglio
 
Il testo che segue dovrebbe commentarsi da solo, ma affinché non sorgano dubbi nei pochi lettori consentitici, forse è bene precisare che la Turchia è uno sfortunato paese percorso da una guerra etnica e civile decennale, da sempre condizionato da un esercito che controlla più della metà delle risorse economiche nazionali e governato da un gruppo di potere autoritario e repressivo nei confronti dei mezzi d’informazione e di ogni dissenso alle "scelte" imposte. Un paese che per anni ha coperto, aiutato e permesso la nascita e l’evolversi del califfato di Daesh per contrastare gli insorgenti curdi. Un paese costretto dagli eventi bellici e dagli attacchi terroristici a cambiare la sua politica nei confronti dei tagliagole dell’Is. Un recente “tradimento" necessario, ma non privo di tragiche conseguenze per la sicurezza dei suoi cittadini e di chi intende visitarlo.
 
In un paese come questo è bene andare a fare i turisti sapendo che il rischio attentati è elevato, e infatti questa “coscienza collettiva” è ben diffusa, ma viene contraddetta e contrastata, per evidenti interessi economici di un po’ di addetti al settore, sui media specializzati.
 
Non saranno certo le esibizioni muscolari verbali ad aiutare inconsapevoli viaggiatori a prendere coscienza dei rischi che corrono nello scegliere come meta di vacanza zone del pianeta in permanente stato di guerra a bassa intensità. In questi tempi precari occorre "prevedere" il futuro. Nei limiti del possibile, limitando le visioni paranoiche, ma con conoscenza degli scenari probabili e prevenendo sgradevoli effetti collaterali, non giustificati dalla ricerca di divertimento o relax.. 
 
Propaganda aziendale a parte, risulta evidente che l’occidente non può concedersi il lusso di non rinunciare al proprio stile di vita nel momento in cui è corresponsabile del drastico e tragico cambiamento di stile di vita oggi imposto a milioni di individui nati nei posti sbagliati del mondo, quelli più ricchi di risorse energetiche e naturali ma privati di libertà e benessere da despoti locali e multinazionali rapaci, con la consapevole complicità delle democrazie planetarie.   N.d.R.C.
 

Fatih Sultan Mehmet - 12 gennaio 2016
 
 
Analizzando le statistiche di accesso a ScoprireIstanbul, abbiamo notato che moltissime persone arrivano sul nostro sito digitando su google le seguenti chiavi di ricerca: “Istanbul pericolosa“, “Istanbul non sicura“, “Istanbul zone da evitare“.
 
Francamente la cosa ci fa sorridere non poco. Pare che nell’immaginario collettivo italiano Istanbul sia vista come una sorta di inferno dantesco. Forse Fatih il conquistatore imperversa ancora per le strade di Sultanahmet come 500 anni fa, con il suo seguito di militari baffuti ed armati di scimitarre. Roba da brividi.
 
 
La realtà è ben diversa. Frequento Istanbul da alcuni anni, ci vivo, l’ho girata in lungo e in largo anche in zone abbastanza periferiche, e non ho mai provato la benchè minima sensazione di pericolo. Proprio mai, nè di notte nè di giorno. Sensazione di pericolo che invece ho provato svariate volte ed anche in maniera piuttosto intensa camminando in alcune città italiane.
 
Se non bastassero le mie sensazioni personali, peraltro confermate da tutti i miei amici stranieri che risiedono o hanno visitato Istanbul, ci viene in aiuto uno studio ufficiale dell’ICVS (International Crime Victims Survey). Lo studio afferma che Istanbul ha il tasso di aggressioni più basso in assoluto fra tutte le capitali europee. Per “aggressioni” sono da intendere omicidi, rapine, borseggi, stupri etc etc.
 
 
Aggiornamento Dicembre 2015:
 
Durante l’ultimo anno i mezzi di informazione italiani hanno parlato molto di Turchia, spesso a sproposito. Gli attentati di luglio a Suruç ai confini con la Siria e di ottobre ad Ankara hanno avuto molto rilievo e sono ricollegabili entrambi alle tensioni fra curdi ed islamisti, si è trattato di attentati con obiettivi ben precisi avvenuti all’interno di manifestazioni politiche.
 
Ultimamente ed in seguito ai tragici fatti di Parigi pare che il mondo del giornalismo si dia da fare per creare panico in qualsiasi occasione e quasi sempre in maniera immotivata. Un ordigno rudimentale esploso ad inizio dicembre su un cavalcavia all’estrema periferia di Istanbul è diventato per i media italiani “una bomba nella metro”, la rivendicazione da parte di un piccolo gruppo terrorista di estrema sinistra fa capire che si tratta di un episodio molto marginale e per nulla collegato al terrorismo di matrice islamica, ma la disinformazione come al solito ha avuto la meglio. Molti turisti spinti dal panico hanno cancellato le prenotazioni per il ponte dell’immacolata immaginando un clima di terrore che invece non c’è. In certi casi bisogna avere la capacità di mantenere la razionalità ed informarsi meglio.
 
La situazione ad Istanbul è infatti del tutto normale e la vita prosegue come sempre, il terrorismo può colpire ovunque, anche in Italia, ma nessuno può prevedere il futuro.
 
 
Aggiornamento 12 Gennaio 2016:
 
Un attentato terroristico nel cuore di Sultanahmet ha provocato 10 morti e 15 feriti, siamo ancora scioccati dall’accaduto ed è evidente che l’obiettivo dei terroristi è proprio quello di colpire il turismo. Adesso vedremo chi sarà più forte, se pensano di farci paura con una bomba si sbagliano. Noi siamo qui, la nostra missione è fare scoprire Istanbul ai viaggiatori motivati e curiosi, e continueremo a farlo.
 
 

 

Turismo mutante

Turchia. Nel cuore della Istanbul turistica un kamikaze si è fatto saltare poco dopo le 9 facendo strage di turisti tedeschi in piazza Sultanahmet, vicino alla moschea Blu e a quella di Santa Sofia. Almeno 10 i morti, 8 turisti tedeschi e uno dal Perù, e 15 i feriti.
 
Governo turco: "Vittime sono tutte straniere. Kamikaze di origine saudita e militante dell'Is" L'attentatore sarebbe stato un uomo dell'Is, di nome Nabil Fadli, cittadino siriano, nato in Arabia Saudita. L’attentatore ha azionato il congegno esplosivo vicino all'obelisco di Teodosio in piazza Sultanahmet, conosciuta in tutto il mondo per i suoi monumenti e visitata ogni giorno da migliaia di turisti. Fra i feriti ci sono 12 tedeschi, un norvegese, un peruviano e un turco.
 
I turisti tedeschi sono i più numerosi in Turchia, con il 15% sul totale di visitatori stranieri. Secondo i dati del ministero turco della Cultura e del Turismo, i turisti internazionali arrivati in Turchia nel 2014 sono stati 36,8 milioni. Al primo posto i tedeschi con 5.250.036 arrivi (14,25%), seguiti dai russi (4.479.049, 12,16%) e dai britannici (2.600.360, 7,06%). Gli italiani che si sono recati in Turchia nel 2014 sono stati in totale 697.360, di cui 41.624 nel solo mese di dicembre.
 
 

Shopping a rischio

In tutto il pianeta, i bersagli degli attacchi terroristici non sono solo le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, le scuole, i locali notturni, i mercati, ma sempre di più ad essere attaccati dal fanatismo globalizzato e dilagante sono i non-luoghi del consumo: i centri commerciali, i mall, gli ipermercati. Luoghi individuati come bersagli ottimali perché concentrano un numero elevato di potenziali vittime, ma soprattutto perché sono la rappresentazione sul territorio della “perversione” consumistica occidentale, l’immagine della cultura mercantile statunitense esportata in tutto il mondo e odiata da ogni forma di radicalismo religioso e/o messianico. Questa evidenza richiede forse maggiore attenzione e chiama direttamente in causa un "sistema di vita" che abbiamo fatto nostro e che sicuramente necessita di grandi mutamenti. Non certo per sottostare ai voleri deliranti di un califfo - nella distopia di una "sottomissione" alla Houellebecq - ma perchè è un sistema ora giunto al collasso, indubbiamente insostenibile a fronte degli attuali cambiamenti climatici e al progressivo esaurimento delle fonti energetiche fossili. Considerando che l'irresponsabile sfruttamento da penuria di queste risorse già oggi provoca irreparabili danni ambientali proprio in quei luoghi che sono stati - vanamente - messi sotto tutela "mondiale" per la loro unicità, bellezza e fragilità.    N.d.R.C.
 

11 gennaio 2016

Iraq, doppio attentato: almeno 38 morti. Baghdad: attaccato centro commerciale. Rivendica l'Is
 
Irruzione di uomini armati in un mall della capitale irachena: decine di feriti. Esplosa un'autobomba. Un altro atto terroristico in un bar di una località a nord est della città.
 
 
Le milizie jihadiste dello stato Islamico (Is) hanno rivendicato in un comunicato diffuso su internet l'attacco contro il centro commerciale di Baghdad. I militanti hanno fatto sapere che quattro di loro hanno preso di mira un raduno di "pagani negazionisti", termine dispregiativo per indicare i musulmani sciiti.  Il centro commerciale Jawaher si trova nel quartiere musulmano prevalentemente sciita di Bagdad al Jadida.  I jihadisti affermano di aver fatto 90 vittime tra morti e feriti.
 
 
Coffee break da Starbucks
 
Altri bersagli privilegiati dai terroristi sono gli alberghi i ritrovi di lusso frequentati dalle elite locali e dagli stranieri, come mostrano gli attacchi di Isis e Al Qaeda in Indonesia e in Burkina Faso.
 
13 gennaio 2017
 
Serie di attentati in Indonesia: 7 vittime, 4 terroristi uccisi
                             
Terrore a Jakarta. Una serie di esplosioni ha colpito il centro della capitale indonesiana, provocando almeno sette morti.
 
Secondo le prime ricostruzioni, tre kamikaze sono entrati in azione in un caffè Starbucks nel centro della città, mentre altri uomini armati di pistole e granate hanno assaltato un posto di polizia. Quattordici gli assalitori, alcuni dei quali si sono asserragliati in un edificio, il Cackrawala, sulla via sede tra l'altro degli uffici dell'Onu. Nelle vicinanze anche l'ambasciata americana, che ha diffuso un messaggio di emergenza consigliando a tutti i cittadini statunitensi di evitare l'area. Dopo le esplosioni, almeno sei, in un conflitto a fuoco fra gli agenti e alcuni degli attentatori in un cinema sono morti quattro dei terroristi. Il bilancio è ancora confuso. Poco dopo le 9, ora italiana, la polizia indonesiana ha dato per concluso l'attacco terroristico registrato nell'area commerciale nel centro di Giacarta. "Tutti gli assalitori sono stati neutralizzati", ha riferito un portavoce della polizia, Iqbal Kabid, all'agencia Antara. Le autorità hanno dichiarato di aver "ripulito" tutti gli edifici del complesso commerciale, principale  teatro dell'attentato.
 
Dura la condanna del presidente indonesiano, Joko Widodo, contro un "atto che ha turbato la sicurezza e la pace e diffuso il terrore. La nostra nazione e i nostri cittadini non devono temere, non ci faremo sconfiggere da questi atti di terrore".
 
 
A condurre la serie di attacchi è stato un gruppo legato all'Isis. Ne è certa la polizia indonesiana, secondo cui gli attentatori volevano compiere un'azione sulla scorta degli attentati di Parigi, del 13 novembre scorso. "C'è il forte sospetto che si sia trattato di un gruppo legato all'Isis in Indonesia" ha riferito un portavoce della polizia nazionale, Anton Charliyan. "Da quel che vediamo, questo gruppo seguiva il modello degli attentati di Parigi". L'Isis aveva diffuso una minaccia avvertendo che avrebbe messo il Paese "sotto la luce dei riflettori". Secondo il portavoce della polizia indonesiana "l'avvertimento diceva che ci sarebbe stato un evento in Indonesia e che sarebbe andato sulle news internazionali", ma non ha fornito ulteriori dettagli né ha spiegato quando sia stata lanciata la minaccia.
 
L'Indonesia, il paese al mondo con il maggior numero di musulmani, ha subito una serie di attentati di matrice islamista tra il 2002 e il 2009. Il più grave nel 2002, nell'isola Bali, quando morirono 202 persone, in gran parte turisti australiani.
 
 
Burkina Faso, molti stranieri vittime di assalti a hotel e caffé
 
16 gennaio 2016 
 
OUAGADOUGOU - Almeno 27 morti e 33 feriti, circa 150 ostaggi di 18 nazionalità diverse liberati dopo un lungo scontro a fuoco: è questo il tragico (ma ancora provvisorio) bilancio dell'attacco terroristico avvenuto stanotte a Ougadougou, capitale del Burkina Faso. Un gruppo di persone armate ha preso d'assalto l'hotel Splendid e il caffè-ristorante "Le Cappuccino", frequentati da occidentali e in particolare da personale dell'Onu. Le vittime dell'attacco sono almeno 123, 4 i terroristi uccisi. L'attacco, scattato con l'esplosione di due autobomba, è stato rivendicato da Aqim (al Qaeda Maghreb Islamico). Sono dieci i cadaveri trovati nel locale Le Cappuccino, di proprietà di un italiano. Il caffe'-ristorante si trova sulla centralissima Avenue Nkrumah, accanto all'Hotel Splendid, ed e' un punto di riferimento per i visitatori italiani e occidentali nella capitale del Paese africano.