movie time


 

Il suicidio fatale

Cronache di un tempo da cinema
 
E’ cambiato il clima, ora se ne accorgono tutti. Basta guardare fuori dalla finestra, indecisi se vestirsi da mezza stagione o come il calendario richiederebbe, e vedere il sole fare capolino, costante, mattino dopo mattino dietro le nebbie dell’alba. Sono gli ultimi giorni del 2015. La voce del mutamento di clima rimbalza sulla rete, rimbalza sulle pagine dei quotidiani. Rimbalza e vola via. Si ferma un po’ nei blog di nicchia, nelle pagine scientifiche, negli approfondimenti. Dalle versioni online dei grandi quotidiani quasi scompare, tra le bestemmie in diretta tivù e gli usuali numeri da circo dello star system politico, i pettegolezzi da alcova cardinalizia, le scollature audaci delle anchorwomen. Inesorabilmente sommersa dalla straripante massa del gossip, melmoso blob dilagante. E dire che dovrebbe bastare la lettura di quanto riportato dai media mainstream, in decima o ventesima pagina, sull’avverarsi dell’incubo del riscaldamento globale per capire quali siano le vere emergenze e le sfide enormi da affrontare con urgenza, e capire anche quali dovrebbero essere le notizie da mettere in prima pagina. Ma così non è, e si continua a guardare l’angosciante spettacolo delle prevedibili e previste catastrofi "naturali" come si trattasse di un’emozionante e avvincente film al quale per fortuna non ci tocca prendere parte come attori. E questo finché non arriva il nostro turno di andare in scena piangenti. Diretti fatalisticamente sereni verso un fatale suicidio. E' un tempo da cinema.
 

 

La Nasa ci informa che è in arrivo il Nino “più forte di sempre”. Quello con le tempeste più grandi degli ultimi vent’anni.  Un fenomeno che di suo già si accompagna ad eventi atmosferici devastanti, dalle siccità agli uragani, ed è ben noto ai meteorologi che lo stavano aspettando. Quello che i meteorologi ora non sanno è come questo potente e ciclico fenomeno naturale si combinerà con il crescente riscaldamento globale. A scadenze variabili dai due ai dette anni il Nino si ripresenta. Quest’anno è arrivato a sei anni dal passaggio del suo predecessore nel 2009, e pare più pericoloso che mai. Quando El Nino arriva, i venti che soffiano sull’oceano Pacifico verso ovest perdono forza o puntano verso est sospingendo l’acqua in quella direzione. L’arrivo di acque calde che invertono la loro abituale rotta investe il lato est del Pacifico ammassando lungo le coste americane uno strato d’acqua tiepida. L’acqua evapora, si concentra in spessi strati di nuvole e precipita con estrema violenza qua e la. Quest’anno il ciclico Nino lavorerà in coppia con l’ormai endemico innalzamento della temperatura globale e non si è ancora in grado di prevedere le performance di questo formidabile duo. 

 

 
C’è anche chi ci avverte che El Nino porterà temperature polari per quel che resta del nostro inverno. Al momento pare solo abbastanza certo che il Nino non è stato responsabile del caldo autunno europeo, ma il fenomeno sta facendo comunque i suoi danni in gran parte del mondo. In America Latina l'Argentina, il Brasile, il Paraguay e l'Uruguay sono sott’acqua per le inondazioni e 150.000 persone hanno dovuto essere evacuate dalle zone colpite. La stagione di tempeste e uragani che affligge abitualmente vaste aree del Nord America quest’anno è prevista più lunga e più devastante. Dall’altro lato del Pacifico le cose non vanno molto meglio. In Australia la siccità sta massacrando l’agricoltura, in Indonesia le foreste secche si incendiano come fiammiferi e producono colonne di fumo e anidride carbonica. Nonostante l’elevato livello di precisione e di attendibilità raggiunto oggi dalla ricerca meteorologica, ancora non si conosce o non si vuol divulgare quello che succederà quando un evento ciclico come l’aumento eccezionale di umidità sul Pacifico orientale si sommerà all’aumento di umidità determinato dall’effetto serra e dal riscaldamento globale. Non è difficile prevedere che gli effetti climatici estremi aumenteranno, gli uragani saranno più intensi frequenti, così come i periodi di siccità e le inondazioni. 
 
 
Le metropoli mondiali soffocano nello smog? C’è sempre chi ci rassicura scrivendo che abbiamo visto di peggio: negli anni ottanta respiravamo più veleni. Prontamente l’esperto del Cnr ci fornisce i dati: una trentina di anni fa a Milano c’erano 400 microgrammi di biossido di zolfo per metro cubo e oggi ce ne sono solo dai 5 ai 10 microgrammi. Sarà anche vero, ma altrettanto vero è che le malattie polmonari in Italia sono in allarmante aumento negli ultimi anni. E scopriamo che le fonti di inquinamento sono da rintracciarsi per il 35% nel traffico veicolare, per il 20% nel riscaldamento delle abitazioni e il 15% è imputabile alle industrie, ma ancora resta fuori dal conto un bel 30% dovuto alle “combustioni incontrollate”, quelle che qualcuno vorrebbe attribuire ai forni delle pizzerie e alle cucine a legna di qualche casale di campagna. Quando forse sarebbe meglio cercare gli inquinanti nei mezzi d’opera, nei fertilizzanti e nei fitofarmaci dell’agricoltura industriale. Sul fronte della produzione e del consumo di cibo gli osservatori internazionali sono poi da tempo in allarme, prevedono nel 2016 un impatto negativo dei cambiamenti climatici sui raccolti di riso e frumento con conseguente impennata dei prezzi, buona a suscitare le ennesime rivolte del pane nei paesi “in via di sviluppo”.
Il tempo sta cambiando, anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche se n’è accorto. E’ ora di imparare a nuotare. N.d.R.C.
 
 
Smog, neve assente e temperature alte, l’esperto del Cnr: “Segnali del clima che muta, impatto enorme sugli ecosistemi”
 
Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr: "Siamo in presenza di un periodo fortemente anomalo, ma comunque raro per durata e intensità. Le temperature miti e la forte diminuzione di giornate fredde, stanno divenendo progressivamente più frequenti. Eventi che alterano notevolmente alcuni processi legati al ciclo dell’acqua e della qualità dell’aria"
 
di Davide Patitucci
 
27 dicembre 2015
 
Mimose che fioriscono a Natale. Campi in cui spuntano i primi fili d’erba, come in primavera. Neve praticamente assente in tutto l’arco alpino. L’inverno 2015 sembra essere arrivato solo sul calendario. E il fenomeno non è limitato all’Italia. In questi giorni di festa a New York si può girare in maniche corte, con la temperatura che raggiunge i 21 gradi centigradi. E persino al Polo Nord la neve si fa attendere. Secondo gli esperti del National oceanic and atmospheric administration (Noaa) Usa, sul banco degli imputati c’è “El Niño”, l’aumento delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico che si verifica, con una frequenza che può variare tra i due e i sette anni, nei mesi di dicembre e gennaio.
 
Ma che cosa sta accadendo al clima, con un’insolita alta pressione che in Italia, malgrado l’inverno, ha fatto sparire pioggia e vento, trasformando molte città in cappe di smog, e mettendo a rischio la salute dei cittadini? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).
 
Tutta colpa di El Niño?
 
El Niño è uno dei fenomeni tropicali periodici alla base del motore climatico terrestre. In genere, porta con sé eventi estremi, come siccità e inondazioni, e ha un effetto pronunciato sull’innalzamento delle temperature del Pianeta.
 
E nel nostro Paese che cosa sta succedendo?
 
Dall’inizio di novembre ad oggi sull’Italia è stata notevolmente intensa l’anomalia di precipitazioni, con picchi di deficit pluviometrico, in particolare sull’alto versante tirrenico. Nel contempo, le temperature si sono mantenute su valori ben al di sopra di quelli di riferimento climatico degli ultimi 30 anni. Tutto ciò è determinato dal persistente campo di alta pressione delle Azzorre, che ha dominato in questo periodo in maniera pressoché incontrastata.
 
Come mai non c’è quasi traccia di neve naturale sulle Alpi, e invece nevica sul Gran Sasso?
 
Questa situazione di alta pressione ha, da un lato limitato moltissimo l’accumulo di neve sull’arco alpino e, dall’altro, facilitato il progressivo scioglimento di parte della neve caduta, per via delle temperature elevate. Nel centro sud, invece, sia il deficit di precipitazioni che le anomalie positive di temperatura sono state meno intense.
 
A che cosa è dovuta l’assenza così prolungata di piogge?
 
Al dominio incontrastato dell’anticiclone delle Azzorre sul settore euro-mediterraneo, che ha fatto da scudo all’ingresso delle perturbazioni atlantiche nel Mediterraneo, e in particolare sulla nostra Penisola, relegando le piogge sull’estremo nord europeo.
Il risultato è la presenza di una cappa di smog sull’Italia.
In inverno, in presenza di alta pressione e scarsità di ventilazione, è normale osservare un forte ristagno di aria nelle aree urbane. Questo implica la comparsa della nebbia e la permanenza degli inquinanti, con le ben note implicazioni per la salute e le conseguenti azioni per la riduzione delle fonti di emissione.
 
Si tratta di fenomeni rari in questa stagione, o frequenti ormai negli ultimi anni?
 
Per quanto riguarda questa stagione nel suo complesso, siamo in presenza di un periodo fortemente anomalo, ma comunque raro per durata e intensità. Alcune sue caratteristiche, però, come la scarsità o la riduzione di precipitazioni in questa parte dell’anno, o le temperature miti e la forte diminuzione di giornate particolarmente fredde, stanno invece divenendo progressivamente più frequenti.
 
Come si spiegano questi fenomeni dal punto di vista scientifico?
 
Sappiamo ormai  molto sui meccanismi fisici che determinano queste condizioni meteorologiche. Condizioni che, se da un lato forniscono temperature miti e gradevoli, dall’altro alterano notevolmente alcuni processi legati al ciclo dell’acqua e della qualità dell’aria, con un impatto enorme sia sugli ecosistemi che sulla salute umana. Parte di ciò che stiamo vedendo in questi giorni è in linea con alcuni segnali di cambiamento climatico in atto: tra i più evidenti in questo periodo c’è la forte diminuzione delle giornate molto fredde e, ancor di più, delle ondate di freddo.
 

Movie time, tempo da cinema

 

video I Movie Time | A Mickey Mouse Cartoon