compatta o diffusa?


 

Sprawl

Da qualche decennio assistiamo ad una crescita inarrestabile delle città. Le metropoli estendono il loro controllo sui territori circostanti concentrando beni e servizi, capitale e lavoro e generando al contempo fenomeni di nuova povertà, emarginazione e degrado sociale. Alla costante crescita della popolazione mondiale - 2,5 miliardi nel 1950 e 6 miliardi nel 2007 - si accompagna il fenomeno della metropolizzazione, attuale forma di inurbamento di massa. Se nel 1990 le città con più di un milione di abitanti non superavano la ventina, oggi sono molte le città che hanno oltrepassato la soglia dei dieci milioni di abitanti, modificando l’assetto urbano mondiale, le gerarchie degli spazi, ma anche le forme del vivere sociale e i modi di funzionamento dell’economia a scala locale e globale.

La complessità delle relazioni introdotta dalla diffusione della città sul territorio fa risultare inadeguato, nel medio termine, ogni spazio che tende a definire, delimitare o confinare la vita post-metropolitana.

 

 
Nei luoghi centrali e forti delle economie avanzate, e più ancora nei paesi economicamente emergenti, si è passati dalle forme di città compatta proposte dal modernismo alla città diffusa, al territorio metropolizzato. Oggi non è più la città, ma è l’intero territorio il “contenitore di tutto”, cioè dell’insieme delle funzioni che governano le attività economiche, politiche e sociali.
 
In Italia il termine urbanistica è stato sostituito dall’espressione “governo del territorio” in tutti i testi di legge relativi. Le funzioni di governo non si esercitano più in un centro, ma vengono distribuite e integrate in altre città, in rapporto di concorrenza o di complementarietà tra loro e con la città principale. Si configura così una vasta struttura urbana reticolare che si espande sul territorio inglobando suburbi e cittadine. La città estesa e policentrica non esclude la sopravvivenza della sua forma monocentrica che, quando è presente, ancora polarizza i nuclei della periferia.
 
 

 
La dispersione della città sul territorio rurale appare a molti osservatori come uno degli effetti più deleteri dell’espansione urbana, un fenomeno perverso in grado di generare un sistema insediativo complesso e molto costoso da gestire, sia dal punto di vista dei trasporti e della mobilità, che da quello della manutenzione degli edifici e degli spazi urbanizzati. Il sistema città-diffusa viene ritenuto troppo energivoro e i suoi consumi insostenibili. In questa lettura il fenomeno dello sprawl è ritenuto responsabile della progressiva distruzione delle identità paesistiche così come delle risorse naturali ed economiche locali.
 
Non tutti condividono questa analisi negativa. Secondo altri osservatori, al progressivo evolversi dello sprawling corrisponde un processo di allargamento del territorio che potrebbe evitare l'impoverimento della vita sociale, come scrive Francesco Indovina, per divenire, a certe condizioni, fattore generatore di crescita economica e di sviluppo. In questo scenario è proprio la città diffusa, benché portatrice di tensioni e conflitti, che configura nuove strutture spaziali, forme inedite di aggregazione e vita sociale, aspetti originali di organizzazione del lavoro e dell'economia.
 
 

 
Nell’attuale processo di trasformazione la città può quindi non dissolversi ma salvarsi, come sostiene in Sprawltown  Richard Ingersoll:
Nella rovina dell'ambiente causata dallo sprawl germoglia il progetto moderno. (…) Sprawltown è un progetto per dar vita a una nuova coscienza urbana nelle vaste zone di indifferenza che ci circondano.     (Sprawltown, Meltemi 2004).
 
La lettura di Ingersoll prefigura che l’evoluzione dello sprawl urbano possa dare origine a regioni metropolitane estese che saranno il risultato della fusione armonica dello sviluppo urbano con quello regionale.
 
 

 

Città morte?

 
Ad una nuova coscienza urbana in divenire si contrappongono gli scenari in essere descritti da Mike Davis nelle sue storie di inferno metropolitano in Città Morte, o quelli di Sergio Ghirardi raccontati nella sua Lettera ai Sopravvissuti, dove auspica il passaggio da un’economia della catastrofe, che trasforma il territorio in una crudele giungla ballardiana, alla società del dono.
 
Orde di superstiti, sorridenti come una pubblicità elettorale vagano ormai come anime in pena tra case, uffici, stadi, autostrade e supermercati, il cui coacervo costituisce la gigantesca fabbrica di valore economico a cui si sono ridotti i villaggi, le città e le metropoli della merce e dei suoi adepti. (…) Dai più poveri di ogni bene necessario ai più ricchi di miserie superflue, i servitori volontari, consumatori, elettori e spettatori, festeggiano ovunque, a comando, adorando il feticcio delle cose; si dolgono per riflesso condizionato delle crisi che disturbano la crescita economica; piangono con cinismo soprattutto il costo delle morti e delle catastrofi, perché l’economia è ormai la sola passione affettiva genericamente riconosciuta e riconoscibile.
 
Sergio Ghilardi Lettera ai sopravvissuti Torino 2007 Nautilus
 

 

Se le analisi su natura e cause dello sprawl urbano differiscono, tutti gli osservatori sembrano però concordare sull’ampiezza e la diffusione del fenomeno e sulla profonda modificazione del paesaggio che ne deriva.

Il geografo David Drakakis-Smith, analizzando lo sviluppo di Delhi nel suo libro Third World Cities, afferma che le regioni metropolitane estese rappresentano una fusione dello sviluppo urbano con quello regionale, dove la distinzione tra ciò che è urbano e ciò che è rurale è andata sfumando con l’espansione delle città lungo corridoi di comunicazione, aggirando o circondando piccoli centri e villaggi che successivamente subiscono“in situ” mutamenti di funzione e occupazione.

Mike Davis nel Pianeta degli Slum riferisce che nella regione allargata di Giacarta, in Indonesia, il processo di ibridazione urbano-rurale è talmente avanzato che i ricercatori definiscono quest’area desa-kota, villaggio-città, una modalità aggregativa unica.

 

Deso-kotaGiacarta, Desa-kota

 

Sprawltown, new town

 
Il vivace dibattito in corso tra addetti ai lavori per stabilire se ci troviamo di fronte a sconvolti paesaggi di transizione tra città e campagna in costante e ingestibile trasformazione, o a coerenti mutazioni evolutive, possibili espressioni di un nuovo rinascimento urbano, vede a confronto due diverse letture dell’attuale diffusione urbana: quella che la individua come espressione congiunturale, condizionata dal momento storico e da leggersi in continuità con il passato, e quella che la ritiene una nuova condizione strutturale, una nuova città che si esprime con forme e funzioni diverse da quelle sinora utilizzate e che introduce nuove modalità d’interazione e conseguenti nuovi comportamenti negli abitanti.
 
Le cause dello sprawl vengono a loro volta individuate in una errata ed inefficiente pianificazione, oppure, con una lettura più complessa, nella rottura di un ordine sociale consolidato e nell’affermazione di nuove e diverse razionalità e interessi, che si affiancano e non di rado si contrappongono. A questa duplice lettura delle cause corrisponde una duplice visione delle strategie di limitazione dei danni collaterali derivati. Da un lato si invoca il ripristino e la valorizzazione degli strumenti normativi tradizionali della pianificazione urbanistica, dall’altro si auspica la ricerca di nuove categorie di lettura delle trasformazioni e di nuovi strumenti di mediazione nei conflitti che le accompagnano.
 
 

 
Indubbiamente l’attuale diffusione urbana rappresenta una mutazione radicale del paesaggio antropizzato e questa mutazione sta generando costi tali da non poter essere considerata sostenibile - economicamente, ambientalmente, socialmente - soprattutto se collocata nell’attuale scenario di esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili e di mutamento delle condizioni climatiche globali.
 
Per poter controllare e gestire in modo sostenibile questa mutazione - originata da processi socioeconomici e da un sistema di produzione e consumo non facilmente sostituibile - non sembra sufficiente predisporre un ritorno al modello della città compatta, perché anche questa si è rivelata inadatta a soddisfare le nuove esigenze esistenziali e lavorative emerse nel tessuto sociale. Occorre piuttosto osservare come l’organizzazione storica del territorio, pur scontando contraddizioni ed errori di pianificazione, generava un paesaggio visibile che era il risultato di un relativo equilibrio tra risorse ambientali ed esigenze di sviluppo produttivo, e come nelle modalità insediative dell’attuale sistema speculativo immobiliare questo equilibrio è diventato sempre più precario.
 
Per contrastare questa pericolosa deriva tendenziale, che si manifesta con forme selvagge e incontrollate di sprawling, occorre mutare la visione dell’attuale paradigma di sviluppo, una visione che comporta la perdita di coscienza del rapporto di relazione degli insediamenti antropici con l’insieme ambientale e con gli innumerevoli ecosistemi che lo compongono.
 
La comprensione e il rispetto delle regole di sostenibilità, che nel passato hanno condizionato le forme e le dimensioni del paesaggio costruito, oggi può risultare molto più efficace, nella tutela del territorio, di una scelta di modello ottimale tra città diffusa e città compatta. Il altre parole, il rimedio alla diffusione incontrollata della città sulla campagna non deve essere individuato principalmente nella scelta del modello insediativo, quanto piuttosto in regole di sostenibilità applicabili a tutti i modelli insediativi.
 
 
Città del MessicoCittà del Messico, big sprawl
 
Il fenomeno dello sprawl - nel significato di insediamento “sguaiatamente sdraiato” sul territorio, attribuitogli da Edoardo Salzano - è globalmente diffuso e in costante crescita.
 
Il consumo di suolo è visto da tutti come qualcosa contro cui combattere, una calamità da frenare se non arrestare del tutto. Nonostante le differenti valutazioni sulla reale ampiezza del fenomeno, tutti concordano sull’urgenza di contenerlo.
 
Se si condivide questa urgenza e si vuole leggere il processo di mutazione in atto come un nuovo rinascimento occorre operare un’accelerazione dei tempi di realizzazione di questa rinascita culturale e fare in modo che la nuova coscienza urbana a cui allude Ingersoll si sviluppi in fretta. La diffusione della città sul territorio rurale sta assumendo sempre più le caratteristiche di una collisione tra città e campagna, uno scontro dal quale la campagna esce sconfitta, casualmente e pesantemente urbanizzata.
 
Se, al contrario, si condivide la visione di uno scenario dove il territorio è il contenitore di tutto - un’unica area di cantiere della “macchina della crescita” che procede cancellando identità paesistiche e dissipando risorse naturali ed economiche locali - non si può non avere la consapevolezza che questa riduzione del territorio a neo-fabbrica diffusa comporterà comunque una ricaduta etica nel medio periodo, talmente devastante da produrre una trasvalutazione di tutti i valori, originando modalità diverse e perverse di abitare il territorio.
 
 

 

Città vivibili?

Nonostante sia in corso un forte processo di dispersione delle funzioni urbane sul territorio, la città concentrata non è affatto scomparsa. La sua insufficiente vivibilità - in uno scenario di crisi economica generalizzata - si manifesta nella sempre maggiore difficoltà dei nuovi abitanti delle vecchie città a stabilire legami di appartenenza, una difficoltà che è aggravata dal progressivo venir meno dell’attenzione pubblica sul bene casa, consegnato al mercato, e dal contemporaneo disinvestimento su progetti e desideri della componente più giovane della comunità, ridotta oggi a moltitudine precaria e priva di casa.

Nelle periferie militarizzate delle metropoli ad alta densità, la non speranza dei giovani nel futuro arriva a rappresentarsi con azioni di guerriglia urbana di autodifesa o di disperata demarcazione autistica del proprio territorio. Anche oggi, come nella Chicago degli anni ’20 dello scorso secolo, nelle metropoli globalizzate il disagio si diffonde nella seconda generazione di immigrati. La criminalità nasce nella fase di adattamento e si manifesta tra i giovani che hanno già assimilato la cultura del paese ospitante, mentre non si manifesta negli immigrati di prima generazione ancora osservanti un diverso codice morale ed estranei alla cultura del paese ospitante.

 

 

Spazio postmoderno

 
Alla luce di questi fenomeni, bisogna prendere coscienza che i cambiamenti in atto sono portatori di problemi nel vissuto, nell’adattamento, nelle possibilità e nelle prospettive per il futuro dei singoli attori del processo. Le valutazioni sull’organizzazione postmoderna dello spazio non possono ignorare le condizioni di fragilità e rischio che la distinguono, o i chiari e pericolosi “elementi di esagerazione” presenti nel sistema di sviluppo scelto. Nella città immateriale e mobile non a tutti è concessa libertà di movimento e non a tutti è consentito l’accesso ai collegamenti cibernetici. Le insufficienze sociali dell’organizzazione di un abitato individuale diffuso, destinato alla classe media, e l’incubo abitativo delle periferie in cui è relegata la nuova underclass - popolazione eccedente degli esclusi dal mercato del lavoro - sono due facce di uno stesso problema e indicano i limiti delle soluzioni sino ad ora adottate nel gestirlo.
 
 
 
 
Il fenomeno della dispersione insediativa e la penetrazione reticolare delle più recenti espansioni urbane hanno inoltre a che vedere con l’accresciuta mobilità, con una forma di nuovo nomadismo che per molti è diventato espressione della contemporaneità. Alla riscoperta dei piaceri del posturbano rappresentata dalle villette unifamiliari fuori città, si affianca una stanzialità nomade che si articola sempre di più su varie località “specializzate” nelle loro funzioni - casa vacanze, casa lavoro, casa famiglia - favorita dalle nuove forme di organizzazione e specializzazione produttiva, dalla elevata crescita di reddito e domanda di beni e servizi di alcuni settori sociali privilegiati e dall’incremento delle dotazione di infrastrutture, soprattutto viarie, del territorio.
 
 
Droga PopolareMerce, Droga Popolare
 

STS, sistemi territoriali di successo

 
La diffusione insediativa sembra rappresentare una tendenza di lungo periodo che il mercato promuove costruendo “sistemi territoriali di successo" e non riguarda soltanto i luoghi dove la popolazione risiede e lavora, ma asseconda il consumo di tempo libero estendendo a dismisura i circuiti di fruizione turistica. Il tempo libero è sempre più dedicato all’acquisto di beni di consumo, un’attività da vivere come evento spettacolare e ludico. I nuovi centri di loisir, dove ricreazione e commercio si sovrappongono, sorgono in aree sempre più periferiche, oltre i confini sempre meno definiti della città, sia essa diffusa o dispersa. Questi nuovi centri di aggregazione sono i non-luoghi e i super-luoghi, spazi per la vendita di merci che non si possono più descrivere utilizzando le tradizionali categorie socio-economiche, che facevano riferimento alla necessità di decentrare lo sviluppo e alle analisi sulle relazioni che intercorrono tra spazio della residenza e spazio della produzione.
 
 

 
Il turismo residenziale continua a generare agglomerati pseudo-urbani utilizzati per un tempo molto limitato e incapaci di creare relazioni al loro interno e con i centri stabilmente abitati, insediamenti che sono diffusi indiscriminatamente lungo le coste marine e nelle aree montane. Accanto a questi luoghi, spesso privi di qualità formale-funzionale, compaiono altre trasformazioni connesse direttamente al consumo spettacolare delle merci e alla logistica della movimentazione. Aree intermodali, aeroporti, interporti, grandi alberghi, parchi tematici di divertimento e mega centri commerciali si ridistribuiscono sul territorio nei nodi e sui percorsi delle reti viarie, generando un paesaggio indeterminato e spazi costruiti privi di centro e di periferia, dove zone residenziali, commerciali, produttive e del consumo del tempo libero si alternano senza ordine apparente, intervallate da spazi residuali, aree di risulta indefinibili e indefinite.
 
 

 

Urbanizzazione in Gran Bretagna

 

 

VIDEO | breve storia dell’urbanizzazione

Oltre l’80% della popolazione inglese oggi vive in aree urbane. L’urbanizzazione e la rapida crescita della popolazione hanno fatto si che alcune città come Glasgow, Newcastle e Manchester da piccole città siano diventate grandi metropoli. In 150 anni il Regno Unito si è trasformato da una nazione di agricoltori rurali in una nazione di operai urbani. Le riprese aeree del video consentono di percepire queste grandi trasformazioni del paesaggio e sono state pubblicate in Britain from Above. http://www.bbc.co.uk/britainfromabove

 

 

 

Yimby:  Yes In My Back Yard

 

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VIDEO | Are the YIMBYs here?

 

Questo video promuove alcuni concetti fondamentali sulla densità nelle aree periferiche di Brisbane, Australia.
Il sito a cui rimanda, Brisbane Development News: http://www.brisbanedevelopment.com/ , corrisponde ad una società immobiliare, evidenziando così come messaggi apparentemente “sociali” spesso vengano utilizzati per scopi meramente mercantili. Nel contempo l’idea di accogliere le trasformazioni e il progresso nel proprio giardino di casa trova proseliti. I gruppi Yes in my back yard  sostengono la necessità di abitazioni per tutti, di un affordable housing, edilizia sociale, sostenibile economicamente e quindi di abitazioni a densità elevata e concentrata, ritenendo egoisti quelli che si preoccupano solo del valore delle loro proprietà, di un albero piuttosto che di un centinaio di vite umane abbandonate nella strada.
 
 

 

New Urbanism

 

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New Urban
 
I problemi legati alla popolazione e all’inquinamento continuano ad aumentare nel nostro mondo e dobbiamo individuare nuove soluzioni alle disfunzioni attuali. Anziché implementare strade e costruire nuovi viadotti per nuove congestioni automobilistiche, c’è chi pensa di agire adottando un diverso punto di vista. In un complesso New Urban l’automobile diventa una risorsa secondaria del trasporto, lo spazio pubblico e quello verde assumono importanza primaria. Da questo “nuovo centro”, verde e pubblico, si irraggiano strade strette e fiancheggiate da ampi marciapiedi, culminanti in punti focali di interesse architettonico. Le case sono costruite in stretta adiacenza e l’accesso delle auto avviene sempre dal retro delle abitazioni. In un complesso New Urban sono compresenti le funzioni commerciali, residenziali e pubbliche. Le abitazioni assumono tipologie diverse - case isolate, blocchi di appartamenti, negozi inseriti negli edifici di residenza - e tutti i servizi sono collocati ad una distanza di una decina di minuti a piedi da qualunque abitazione o posto di lavoro. I percorsi sono collocati alle spalle delle proprietà e risolti con strade a velocità contenuta, privilegiando vie pedonali e ciclabili e sistemi di trasporto collettivi. L’obiettivo è di creare un ambiente dove interazione sociale e stili di vita sostenibili sono incoraggiati e implementati. Questo nuovo urbanesimo prevede la convivenza, in un’area limitata, di persone di ogni età, cultura, razza e provenienza sociale, stabilendo un principio di uguaglianza tra tutti gli abitanti, indipendentemente dalla loro collocazione sociale.
 
 
 
 
Oggi esistono, in tutto il Nord America, circa un migliaio di insediamenti New Urbanist in vari stadi di sviluppo. La maggior parte funziona molto bene nel libero mercato. Negli ambienti governativi americani, ai vari livelli, molti tecnici,dapprima scettici, sono ora fra i più decisi sostenitori del New Urbanism o del suo movimento parallelo, la Smart Growth, la crescita intelligente. Ma non mancano gli osservatori critici.
 

Smart Growth

 
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VIDEO | Costruito per Durare. Built To Last

 
Questo corto esplora le connessioni tra New Urbanism e paesaggio costruito. I Nuovi Urbanisti promuovono la creazione e il recupero di comunità diverse, pedonalizzate, compatte, vitali e Smart Growth, a crescita intelligente. Comunità composte dagli stessi elementi presenti in uno comunità tradizionale, ma assemblati con modalità maggiormente integrate, nella forma di comunità complete. I new urbanists sostengono che utilizzando l’ambiente costruito si può realizzare un nuovo senso comunitario.
 
Il video è stato realizzato dal regista indipendente John Paget (www.pagetfilms.com) con First+Main Media (Drew Ward, Chris Elisara and John Paget). www.firstandmain.tv
 

 

Suburbanesimo

 

Servono sacrifici umani?Servono sacrifici umani?

 

Sostenibile o sociale?

 

Fermiamoci a riflettere sul modo “usuale” con cui costruiamo le nostre comunità e immaginiamo nuove soluzioni che consentano alle generazioni future di poter vivere in comunità libere dalle automobili, più sociali e vitali di quelle in cui siamo oggi costretti a vivere. Le proposte del New Urbanism possono essere una risposta - adattabile, modificabile e aggiornabile - in alternativa allo sprawl urbano auto-dipendente.  Si sente dire che non c’è bacchetta magica, o pallottola d’argento, che elimini i problemi della crescita. La risposta dei New Urbanists va nella direzione giusta, affermando che occorre rivisitare i metodi usati dalle generazioni passate e ri-usarli per una progettazione migliore delle nostre comunità.

 
VIDEO | New Urbanism vs. Suburbanism

 

 

Sprawlanta

 

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VIDEO | Sprawlanta, American Makeover
 
Il video è stato realizzato dalle stesse persone che hanno realizzato Built to last e illustra come gli abitanti di Atlanta, capitale americana dello sprawl, compiano ogni giorno un lungo percorso che li porta dal lavoro al sogno americano della casa familiare con giardino, e viceversa. Anche se le automobili diventassero a inquinamento zero, il beneficio di vivere vicino al luogo dove si può lavorare, fare spesa, mangiare e socializzare, non potrebbe essere sostituito. Nel video sono ribadite le premesse delle nuove comunità urbane: trasporti pubblici frequenti; possibilità di poter raggiungere a piedi i negozi locali, i parchi, le scuole, i teatri; un buon livello di impiego lavorativo locale per sostenere autonomamente l’economia della comunità; un sistema viario reticolare per migliorare la connettività e la possibilità di scambio.
 
 

 

olAtlanta by night

Ultra Urbanism

 

Dallas by nightDallas by night

 
VIDEO | Offerta di mercato. Ultra Urbanism 1
 
Una visita ai loft che il mercato immobiliare propone nel centro di Dallas, USA. Una città verticale al centro di un paesaggio suburbano ingovernato. Una proposta abitativa asettica, esasperatamente funzionalista e disumanizzata.