nuovo sogno italiano


 

Sempre meglio dell'incubo cinese

Ottocento euro al mese si promettono al popolo, dalla Finlandia all’Italia. C’è chi fa notare che se a questa proposta seguirà la soppressione di molti servizi ora pubblici e gratuiti, come risulta nelle previsioni, chi non è molto in salute una buona parte di quei soldi li dovrà impiegare per comprarsi sul mercato privato i servizi sanitari che oggi gli vengono erogati gratuitamente o con modica spesa. Ma perché lamentarsi, al momento in Cina circa 143 milioni di contadini sono coperti dall'esperimento di sistema pensionistico iniziato nel 2009, e la somma che percepiscono, compiuti i sessantanni d'età, corrisponde a 55 yuan mensili, meno di 9 euro al mese al cambio attuale. Questo secondo i dati forniti dal vice ministro per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale Hu Xiaoyi nel corso dell'Assemblea Nazionale del Popolo.
 
 
Per i giovani il presente è triste e il futuro molto incerto? Parrebbe di si, visto che in Italia quasi due milioni e mezzo di cittadini sotto i 25 anni sono “scoraggiati” al lavoro, e tre milioni e mezzo risultano sottoccupati e part-time involontari. Ci penseranno i pensionati a provvedere a figli e nipoti, ma con quali risorse?. E speriamo comunque che la Cina non sia troppo vicina.  N.d.R.C.
 
 
video I Mille lire al mese. Gilberto Mazzi 1939
 
“Mille lire al mese” è una canzoncina che nel 1939 sbancò, diventando una sorta di inno nazionale. L’Italia pativa ancora le conseguenze della grande crisi iniziata dieci anni prima e stava per entrare nel secondo conflitto mondiale, esploso il 1° settembre di quell’anno con l'attacco della Germania nazista alla Polonia. Uno scenario che oggi ricompare in un funesto ricorso storico.
 
Negli anni del boom economico fu rispolverata come beffardo sfottò ad una povertà che si pensava alle spalle, negli anni ottanta accompagnò, come icona del perdente, la nascita dello yuppismo e dell’edonismo reaganiano e nei novanta il dilagare del rampantismo berlusconiano. Oggi, nell’Europa dei lobbisti, dei tecnocrati, dei loro rappresentanti politici e di una popolazione di perdenti in costante crescita, è ancora una delle più riuscite rappresentazioni popolari della crisi economica globale cucinata in salsa nazionale, e accettata dai più come inevitabile sfiga.   N.d.R.C.
 

 

 

“Se potessi avere mille lire al mese”.

di Carlo Pareto
 
Così cantava Gilberto Mazzi nel 1939. Ora le lire sono diventate euro, ma per molti il sogno rimane lo stesso. Infatti quasi un pensionato Inps su due, e cioè il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di soggetti, percepisce - al 31 dicembre 2014 - un reddito pensionistico medio inferiore ai mille euro mensili, e tra questi il 12,1% al di sotto dei 500 euro. In particolare, emerge in maniera rilevante la concentrazione delle donne nelle classi di importo di reddito pensionistico più basse. E' quanto si evidenzia all'interno del Bilancio sociale Inps 2014, appena presentato a Roma.
 
Nella classe di importo al di sotto dei 500 euro medi mensili, troviamo il 14,2% delle donne, a fronte del 9,8% degli uomini. Nella somma delle classi di reddito inferiori a mille euro medi mensili, le donne sono oltre la metà, 52,2%, e assorbono il 27,7% della spesa pensionistica. I maschi sono, invece, il 31,3% e assorbono l'11,8% della spesa. Dal rapporto emerge inoltre che "nel 2014 la spesa previdenziale è stata pari a 243 miliardi e 514 milioni di euro, con una crescita dello 0,6% rispetto al 2013". In particolare, si osserva un incremento dello 0,5% per la spesa Inps, al netto dei nuovi ingressi, dell'1,1% per la Gestione ex Inpdap e dello 0,8% per la Gestione ex Enpals.
 
Più quattro pensionati su dieci hanno un trattamento inferiore ai mille euro. Il 42,5% dei pensionati italiani (6,5 milioni di persone), ha quindi come detto un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro. Stando a quanto riportato nel documento dell'Inps, secondo il quale ci sono 1,88 milioni di pensionati (12,1%) che ha assegni inferiori ai 500 euro. Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha sottolineato che "sarebbe stato importante fare l'ultima riforma delle pensioni".
 
Flette a tre milioni il numero di dipendenti pubblici - i dipendenti pubblici a tempo indeterminato scendono sotto quota 3 milioni. Nel bilancio sociale dell’Inps si evidenzia in particolare che nel 2014 i 'travet' erano 2.953.000 con un calo del 2,8% (circa 90.000 unità) sul 2013. In confronto al 2011 quando erano 3,23 milioni i dipendenti pubblici, grazie al blocco del turn over, sono diminuiti di quasi 300.000 unità. L'Inps ha incluso per la prima volta nel 2014 tra i lavoratori dipendenti pubblici iscritti anche quelli a tempo determinato portando il totale complessivo a 3,22 milioni (2,95 milioni i dipendenti a tempo indeterminato, 270 mila circa quelli a tempo determinato).
 
Nel complesso il numero dei lavoratori iscritti all'Inps (privati e pubblici) è risultato pari nel 2014 a 22.067.086 unità con un rialzo di 142.821 lavoratori a fronte dei 21.924.265 del 2013. L'incremento è dovuto solo all'inserimento nel totale dei dipendenti pubblici a tempo determinato. Boom di pensioni anticipate, 109.000 primi 9 mesi - Nei primi 9 mesi del 2015 sono state liquidate in tutto 109.796 pensioni anticipate rispetto all'età di vecchiaia a fronte delle 84.840 dell'intero 2014. La percentuale sulle pensioni liquidate nel lavoro dipendente (73.508 contro 57.2013) è passata dal 22% al 34% del totale. Il dato diffuso dall'Inps è legato alla stretta sull'anzianità introdotta dalla legge Fornero.
 
Cala il numero dei lavoratori in cig - Nel 2014 il flusso di lavoratori in cassa integrazione è stato di 1,2 milioni con un calo del 21,3% sul 2013. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Istituto la spesa complessiva per ammortizzatori sociali nell'anno è stata pari a 22,6 miliardi con una flessione del 4,2% sul 2013. Compresa la contribuzione figurativa per la cassa integrazione guadagni si sono sborsati 6,1 miliardi (-8,8%); per le indennità di disoccupazione sono usciti 13,1 miliardi (- 3,6%, tre milioni di persone interessate); per la mobilità si sono spesi 3,4 miliardi (+2,7%). «Sarebbe stato "importante" con la manovra per il 2016 fare l'ultima riforma delle pensioni». Così si è espresso il presidente Inps, Tito Boeri, rimarcando che nella Legge di Stabilità ci sono stati solo «interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento". Presumibilmente, "in assenza di correttivi, daranno spinta a ulteriori misure parziali che sono tra l'altro molte costose».

 

fonte:http://www.avantionline.it