mercanti d'armi


 

Una letale macchina da guerra chiamata Finmeccanica

Il cinismo di Mauro Moretti
 
Il vero intento di Moretti, in perfetta simbiosi con Matteo Renzi, è quello di continuare a drenare denaro pubblico a favore dei programmi di Finmeccanica da una parte, e dall’altra centralizzare in mano ad una élite la direzione e la gestione della ricerca e sviluppo
 
27 novembre 2015
di Rossana De Simone
 

Premessa: Alla riapertura dei mercati lunedì 16 novembre, dopo gli attentati di Parigi e le dichiarazioni di escalation della guerra in Siria da parte di Russia e Francia, i titoli azionari delle società legate alla produzione di armi hanno iniziato a correre. E il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker annuncia che le spese che la Francia o altri Paesi della Ue dovranno sopportare per far fronte al terrorismo “sono straordinarie” e in quanto tali devono trovare un trattamento “straordinario” da parte dell'Ue nell'ambito del Patto di stabilità e di crescita. 

 

 
Quando il 4 Febbraio 2015 davanti ai deputati della Commissione attività produttive della Camera Mauro Moretti, il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, descriveva una holding malata “una sorta di governo feudale, con l’indipendenza di ogni singola azienda e un coordinamento leggerissimo, quasi inesistente, con eccellenti settori industriali ma tanta roba rimediata per fare volume, di scarsa qualità industriale”, che lui avrebbe curato con un’operazione secca “investire tutto in piattaforma, nell’intelligenza di ogni livello di business, concentrandosi su progetti che garantiscano un solido ritorno degli investimenti e lasciando andare il resto”, più che all’acquisizione di informazioni sulle linee guida di un piano industriale, sembrava di assistere al film “Meraviglioso Mago di Oz”. http://webtv.camera.it/evento/7470

 

 
Il nuovo maestro avrebbe accentrato tutte le scelte in gruppo ristretto di fedeli dieci dirigenti mandandone via duecento dei precedenti, ridotto il debito con la cessione del settore Trasporti (Ansaldo Breda e Ansaldo Sts), creato una unica società con divisioni e riorganizzato la rete dei fornitori, ed eliminato, attraverso scissioni parziali di Alenia Aermacchi (aeronautica), Agusta Westland (elicotteri), Selex Es (elettronica per la sicurezza), e la fusione per incorporazione di Oto Melara (armamenti) e Wass (siluri), vecchie pendenze, contenziosi e attività minori.
 
Solo successivamente Finmeccanica sarebbe scomparsa, avrebbe cambiato nome e diventato una sorta di “Oz”, un luogo dove tutto ha valore economico e dove il core business avrà come orizzonte la guerra. I quattro settori Elicotteri, Aeronautica, Elettronica difesa e sistemi di sicurezza e Spazio potranno contare sull’appoggio e supporto del governo attraverso il “Regolamento di disciplina delle attività del Ministero della Difesa per i materiali di armamento prodotti dell’industria nazionale” che autorizza il Ministero della Difesa a svolgere, nei confronti di Stati esteri con i quali sussistono accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare, attività di supporto tecnico-amministrativo per l’acquisizione di materiali al fine di recuperare competitività per l’industria nazionale di settore, in linea con gli obiettivi del Governo. Il Regolamento, inserito dal governo Letta nel decreto legislativo del 15 marzo 2010, è stato approvato su proposta del presidente Matteo Renzi, il 21 aprile 2015. Un bel regalo alla Finmeccanica dell'amico Mauro Moretti.
 
 
Il piano industriale di Mauro Moretti 2015-2019 è stato presentato prima alla comunità finanziaria riunita a Londra e solo dopo, con un certo fastidio e per dovere istituzionale, alle due Camere del Parlamento italiano. Ma se è vero che “Business Plan” e Piano Industriale sono utilizzati come sinonimi, è apparso subito evidente che la valenza comunicativa è stata tutta centrata all'esterno, cioè agli investitori, analisti e istituti finanziari, per evidenziare in che modo l'azienda intende accrescere il valore creato per l'azionista e dare credibilità alle azioni intraprese per il risanamento di situazioni critiche. Nullo o quasi nullo è stato il riferimento ai requisiti interni ed all'analisi delle conseguenze delle scelte strategiche e imprenditoriali.
 
Quello di Moretti risulta un Piano che non ha chiarito la definizione degli obiettivi che rappresentano il pre-requisito di una efficace pianificazione: non valorizza al massimo le potenzialità e risorse dell'organizzazione industriale, anzi le ha disprezzate “la gente deve lavorare di più. Abbiamo una ingegneria inefficiente“, non fornisce una crescita culturale ad ogni livello aziendale, non stimola la comunicazione e il confronto, non introduce sistemi di misurazione della performance, e non rafforza le competenze di processo.
 
Basando la sua critica solo sugli elementi di criticità organizzativa della vecchia holding, e non su quella parte del patrimonio intellettuale composto dalle relazioni che creano valore alle aziende, il suo piano mostra “fattori di incoerenza” (azioni dichiarate per attuare il piano strategico) risultando fragile in quanto non interpreta genuinamente quella che è, o dovrebbe essere, la dimensione dell’innovazione tecnologica. I cambiamenti tecnologici e organizzativi sono normalmente cumulativi e condizionati dalle capacità e attività espresse nel passato. 
 
 
 
L'innovazione tecnologica non è semplicemente un prodotto (Moretti ha definito il convertiplano dell'Agusta “una tra le innovazioni tecnologiche più significative del panorama aeronautico mondiale”) ma inizia e si sviluppa dalla generazione di conoscenza alla sua diffusione, e non dal processo come mutamento nei processi produttivi impiegati al prodotto come mutamento nella tecnologia incorporata in un bene.
 
L'incoerenza e la mancata affidabilità del piano industriale, al di là dell’aspetto inerente la sostenibilità finanziaria (attraverso il riposizionamento strategico ed eliminazione degli asset civili, dismissioni, incremento della redditività, rinegoziazione della linea di credito revolving in essere, flessibilità del salario e orario di lavoro, riduzione dei costi, ecc.), si può verificare confrontando il piano industriale, le dichiarazioni e i proponimenti dell’AD Moretti (continuamente modificati) con le azioni effettuate ed esposte nel “Resoconto Intermedio di Gestione al 30 settembre 2015 e i risultati del terzo trimestre 2015”.
 
 
Il risultato del confronto fa emergere spontaneamente una domanda: qual è l’obiettivo ultimo della strategia complessiva di Moretti per Finmeccanica?
 
Nel 2006 nel percorso strategico di Finmeccanica la fase di ristrutturazione prevedeva la sua ricapitalizzazione, risanamento, dismissioni e privatizzazione, nel 2008 per finanziare l'acquisizione della americana DRS Technologies, Finmeccanica deliberava un aumento di capitale offerto agli azionisti con relativa diminuzione del peso dello Stato dal 33,7% al 30,2% confermando la volontà di continuare nella privatizzazione della società. Come già accaduto alla fine degli anni novanta, quando l'istituto McKinsey in un rapporto commissionato dall'IRI, chiedeva di cedere il settore dell'automazione (Elsag Bailey Process Automation), che, sebbene fosse un fiore all'occhiello di Finmeccanica, rappresentava per la società americana un corpo estraneo, oggi l’istituto di consulenza ha trovato l'uomo capace di vendere due aziende storiche dell'industria italiana, Ansaldo Sts che Ansaldo Breda (stessa sorte era toccata ad Ansaldo energia).
 
Non solo, Moretti nel corso del convegno “Orizzonte futuro: investire nei talenti e nell'alta tecnologia" organizzato a Expo Milano 2015 a fine ottobre, ha dichiarato che tutto è possibile dopo aver stabilizzato la “one company” dal primo gennaio, anche che una unità' venga scorporata e quotata separatamente, o essere lanciate delle tracking stocks sulle singole divisioni (gli azionisti che investono in tracking stocks possono avere un interesse finanziario soltanto verso una divisione e avere un disinteresse nei confronti della società emittente). Di conseguenza si può pensare che se lo Stato ritiene Finmeccanica strategica per un Paese industriale, ciò non significa che in futuro qualche divisione non possa essere privatizzata.
 
 
 
Finmeccanica cerca 1500 giovani
 
 
Attraverso il progetto “1000 giovani per Finmeccanica”, il Gruppo Finmeccanica offre più di mille opportunità di lavoro su tutto il territorio nazionale.