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cop21 al peperoncino

 
29 novembre 2015
 

Centinaia di migliaia di persone stanno marciando in tutto il mondo per chiedere un'azione efficace per fermare il cambiamento climatico, ma la protesta a Parigi è stata segnata dalla violenza.

 

 
Più di 2.000 eventi stanno accadendo a livello globale, alla vigilia di un vertice delle Nazioni Unite nella capitale francese.
 
 
A Parigi, la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro un folto gruppo di manifestanti riuniti a Place de la Republique che stavano dimostrando contro lo stato di emergenza in Francia.
 
L'ordine che vieta riunioni pubbliche è stato messo in atto dopo gli attacchi del 13 novembre nella città.
 
 
Nel primo pomeriggio, 4/5 000 persone si sono radunate in piazza della Repubblica, bloccata da tutti i lati da parte della polizia. Una dimostrazione è partita dal Viale della Repubblica, nonostante il divieto e la polizia schierata. I poliziotti hanno bloccato la dimostrazione  poco dopo, lanciando gas lacrimogeni e granate contro i manifestanti. Scontri hanno poi avuto luogo lungo il Viale e la Piazza della Repubblica. Dopo aver bloccato tutti gli accessi, la polizia ha continuato a caricare i manifestanti rimasti chiusi nella piazza. Ciononostante sono continuati gli scontri e i tentativi di far ripartire il corteo. I disordini sono proseguiti sino alle 20 quando tutti i dimostranti hanno potuto allontanarsi dopo essere stati perquisiti dalla polizia. Centinaia di attivisti sono stati arrestati.
 
 
Molti di coloro che sono stati coinvolti negli scontri indossavano maschere o erano a volto "necessariamente" coperto. Alle 17 di domenica 29, i media francesi dicevano che la polizia stava ancora attaccando i dimostranti dentro e fuori la piazza.
 
 
Nicola Haeringer, della Coalizione Clima21, ha detto che le proteste dovrebbero essere autorizzate a continuare, aggiungendo che gli attivisti avrebbero comunque "resistito contro qualsiasi tentativo da parte delle autorità francesi di utilizzare gli incidenti di questo pomeriggio per limitare inutilmente le libertà civili".  N.d.R.C.
 
 

Francia, clima repressivo per ogni movimento climatico

Arresti domiciliari per otto attivisti che stavano pubblicizzando uno dei ritrovi per le manifestazioni contro il COP21
 
di Marco Sirotti
   
27  novembre 2015
 
Parigi - Esporre uno striscione è costato gli arresti domiciliari ad almeno otto attivisti che stavano pubblicizzando uno dei ritrovi per le manifestazioni contro il COP21. Lo apprendiamo dalle reti di contatti che attraversano l'Europa. Dei media mainstream solo il Guardian riporta la notizia: sono i primi effetti delle rigorosa applicazione dello stato d'emergenza, adottato tre settimane fa e che resterà in vigore fino al 26 febbraio.
 
 
Abbiamo già scritto come - dopo la pietà umana per i morti - la prime vittime del fuoco jihaidista siano le libertà civili e di espressione. Ebbene, l'atteggiamento mostrato oggi da parte delle autorità francesi conferma la volontà di svuotare ogni spazio pubblico dalle espressioni dei cittadini. 
 
 
Riportiamo, sempre tratte dal Guardian, le dichiarazioni a caldo di Naomi Klein, che accusa le autorità francesi di aver commesso "un gigantesco abuso di potere, che rischia di trasformare un summit in una farsa. I summit sul clima non sono occasioni per foto ricordo allo scopo di aumentare la popolarità dei politici, dato lo stato di crisi climatica sono per loro natura altamente contestati. Questa è democrazia, almeno come può essere. Il Governo Francese, sotto la copertura delle leggi anti-terrorismo, sembra provare ad evitare questo, e sciaguratamente proibisce manifestazioni pacifiche usando i poteri speciali per mettere in detenzione preventiva gli attivisti di riferimento".
 
 
E’ notizia di poche ore fa che la Francia ha informato il Consiglio d'Europa della sua decisione di derogare alla Convenzione europea dei diritti umani a seguito dell'adozione dello stato di emergenza. E’ evidente che il modo d’agire della polizia è diretta conseguenza della sospensione a tempo indeterminato dello Stato di diritto.
 
 
Le perquisizioni già effettuate in tutto il territorio francese a partire dal 14 novembre sono più di 1300 e con il mandato di "ricercare persone, armi o oggetti suscettibili di essere legati ad attività di carattere terroristico", la polizia si muove senza rilasciare alcuna dichiarazione, se non il conteggio delle operazioni condotte. A poco è servita la circolare emanata dal Ministro degli Interni Cazeneuve per richiamare il pieno rispetto del diritto nello svolgimento delle operazioni speciali: la Gendarmerie sta rivoltando l'intera Francia, dalla Capitale alle fattorie biologiche, domandando esplicitamente: "il G8, i summit europei, le manifestazioni per l'ambiente non vi dicono nulla?".
 
 
Evidentemente, l'uso che le autorità stanno facendo dello Stato d'Emergenza eccede di gran lunga la lotta al terrorismo.
 
 

Parigi scende in piazza contro la COP21

Domenica ore 12.00 Place de la Republique
 
Lo stato d'emergenza non potrà prendere in ostaggio chi si mobilita contro la tragica farsa della Conferenza mondiale sul clima organizzata alle porte di Parigi.
 
di Marina Nebbiolo
   
29 novembre  2015
 
Perquisizioni, fermi e arresti domiciliari a titolo preventivo fino al 12 dicembre, a chiusura della Conferenza, per 24 attivisti giustificati dal nuovo apparato di leggi antiterrorismo votate il 20 novembre, nonché da un'allerta permanente di attentati, non hanno intimidito né scoraggiato i movimenti francesi ed europei determinati ad esprimere in piazza una radicale opposizione alle politiche di devastazione sociale e ambientale promosse dai partecipanti alla Cop21.  
 
 
Con la Coalizione Clima21 che ha riunito 130 collettivi, associazioni, ONG e sindacati, l'insieme dei comitati locali e regionali ha rifiutato l'ingiunzione della sicurezza senza libertà imposta dal governo francese ormai gestito dal tandem Ministero dell'Interno-Ministero della Difesa nazionale.
 
 
"La minaccia del terrorismo sul territorio nazionale" non riuscirà ad impedire le mobilitazioni previste fino al 12 dicembre. Le misure speciali rese operative prima negli ambienti riconosciuti - spesso arbitrariamente e senza alcuna legittima prova -  come vicini o appartenenti ai movimenti islamici supposti o sospettati "salafisti", si sono rivelate efficaci contro militanti e cittadini che rifiutano di cedere al ricatto dello stato ormai permanente d'eccezione. Chi scende in piazza a Parigi è considerato/a preventivamente una "minaccia per la sicurezza e l'ordine pubblico", un abuso ormai quotidiano.
 
 
La Marcia mondiale "per il clima" contro Cop21 del 29 novembre si svolgerà nonostante il divieto imposto dalla Prefettura a tutte le manifestazioni previste nell'Île-de-France in seguito agli attentati del 13 novembre: il primo passo contro il modello di sviluppo che produce il riscaldamento climatico oggi è proprio quello di non rinunciare al diritto di esprimere il proprio dissenso contro le leggi liberticide.
 
 
Performances, catene umane, presidi e numerose azioni segnaleranno i tanti percorsi possibili fino a Nation passando davanti alla sala da concerto storica, Bataclan, bersaglio principale dell'attacco terrorista del 13 novembre. 
 
 
Presente anche il convoglio partito dalla Zad di Notre-Dame-des-Landes il 21 novembre, arrivato con decine di biciclette, trattori, carretti, mezzi a basso consumo energetico malgrado l'accanimento poliziesco che lo ha obbligato a tappe forzate durante il percorso verso Parigi.