futuro radioso


 

Fukushima 2015. Recita il cartello: "l'energia nucleare è l'energia per un futuro radioso".
 

A Fukushima per indagare sul disastro nucleare del 2011 attraverso l’obiettivo, il fotografo polacco Arkadiusz Podniesinski ci propone di guardare con i nostri occhi gli effetti dell’incidente per trarre delle conclusioni che non siano influenzate da media, propaganda politica o lobbisti del nucleare, i quali – a suo avviso – stanno minimizzando le conseguenze del disastro. 

 
Dopo aver ottenuto il permesso per accedere alla zona interdetta, Arkadiusz si è trovato di fronte ad uno scenario apocalittico. Nel suo sito si legge:  “Nè il terremoto nè lo tsunami sono colpevoli del disastro avvenuto alla centrale nucleare di Fukushima, bensì l’uomo” .

 

 
 

Sacchi neri

Immediatamente dopo il disastro  che colpì la centrale di Fukushima, venne individuata un’area di 3 km, e successivamente di 20 km, dalla quale circa 160.000 residenti si videro costretti all’evacuazione.
 
 
 
 
Il caos e un inefficiente sistema di monitoraggio dei livelli d’intensità delle radiazioni, fece si che molte famiglie vennero divise e separate o evacuate in luoghi dove la contaminazione era ancora maggiore. Nei mesi e negli anni che seguirono, man mano che la lettura  dei dati diventava più precisa, i confini della zona mutavano. La zona è stata divisa in zone secondo il livello di radiazione registrato, in previsione di un ritorno dei residenti. 
 
 
 
 
Quattro anni dopo l’incidente, più di 120.000 persone non possono ancora tornare alle proprie case, e molti di loro ancora vivono in sistemazioni provvisorie  costruite apposta per loro. Così come è successo a Cernobyl, alcuni residenti hanno sfidato l’ordine di evacuazione e sono ritornati alle loro case poco dopo il disastro. Qualcuno non se ne è mai andato.
 
 
 
Nelle zone con  più alti livelli di contaminazione, segnate in rosso, non è permesso entrare nelle città e nei paesi senza un permesso speciale. A causa dell’alto livello di radiazione presente (>50 mSv/y), in questa zona non sono stati effettuati interventi di recupero o di decontaminazione. Secondo il parere delle autorità, i residenti di queste città non potranno tornare a casa per molto tempo, se non per sempre.
 
 
 
Quando si entra nella zona, la prima cosa che si nota è la grande scala su cui si è svolto il lavoro di decontaminazione. 20.000 lavoratori continuano, ancora ora, a ripulire instancabilmente ogni lembo di suolo. Rimuovono lo strato di suolo superiore più contaminato e lo mettono dentro sacchi di plastica nera, in attesa di essere trasportati nelle migliaia di siti di stoccaggio. I sacchi sono ovunque. Sono diventati parte permanente del paesaggio di Fukushima.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Nel settembre del 2015 centinaia di sacchi contenenti rifiuti radioattivi raccolti nelle bonifiche seguite al disastro nucleare di Fukushima sono stati trascinati via da una inondazione che ha colpito parte del Giappone. Le piogge torrenziali che hanno flagellato il Giappone nella prima settimana dello scorso settembre hanno avuto come conseguenza che circa 300 sacchi pieni di rifiuti tossici ammucchiati dopo il disastro del 2011 presso il villaggio di Iitate, nella prefettura di Fukushima , sono stati risucchiati in mare per poi arenarsi lungo la costa.   N.d.R.C.