No Tav, sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli


 

Lunedì 9 novembre 2015
 
No Tav, la sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli
 
Si è conclusa domenica ad Almese il processo di indagine dedicato a Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere (dal Tav alla realtà globale) inaugurato a Torino il 14 marzo scorso.
 
ll Tribunale Permanente dei Popoli, tribunale di opinione indipendente che nasce nel 1979 come diretta prosecuzione del Tribunale Russell II, fu promosso da Lelio Basso negli anni ’70, sulle dittature in America Latina. Ne fa parte una rete internazionale di esperti appartenenti alle diverse discipline della ricerca giuridica, economica e socio-politica. Il Tribunale rappresenta un efficace strumento di denuncia, affermazione e visibilità dei diritti umani e dei popoli e produce analisi critiche sulle ragioni dell’ineffettività del diritto, soprattutto in relazione alle dinamiche globali dell’economia e della finanza.
 
Dal Tav alla realtà globale
 
Tribunale Permanente dei Popoli: Sessione su Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere.
 
Alla fine è arrivata. Il Tribunale Permanente dei Popoli dopo aver ascoltato e analizzato le argomentazioni dei No Tav sulla situazione delle grandi opere e in particolare della linea Torino-Lione, che dovrebbe attraversare la Val Susa, ha emesso la sentenza.
 
In questa il tribunale ha rilevato che la lotta dei No Tav si inquadra in una grande sfida a livello mondiale condotta in difesa dei diritti umani e del territorio. Viene ribadito il diritto fondamentale delle comunità alla partecipazione nelle scelte che riguardano il loro territorio e il diritto a una informazione corretta ed esaustiva.
 
Il TPP ha constatato che sono stati violati dai governi (italiano e francese) i diritti dei cittadini a essere consultati dando valore effettivo a queste consultazioni per esaminare tutte le opzioni alternative possibili per le grandi opere senza scartare l’opzione “zero”.
 
Per le grandi opere (italiane ed europee) il giudici raccomandano la sospensione dei lavori sino a quando non siano garantiti i diritti dei cittadini.
 
Raccomandano al governo italiano la rivisitazione della Legge Obiettivo e dello Sblocca Italia sopratutto nelle parti che impediscono, di fatto, la consultazione della popolazione coinvolta nella realizzazione delle grandi opere.
 
Condanna l’uso sproporzionato della forza mediante le forze dell’ordine e dell’esercitonegli affari interni violando in questo modo le libertà civili e i diritti universali dell’umanità. In proposito l’occupazione militare della Val di Susa deve cessare immediatamente.
 
In particolare i giudizi condannano la criminalizzazione delle opposizioni sociali alle opere sottolineando l’importanza della protesta sociale.
 
Il tribunale sollecita la verifica dei danni subiti ai siti archeologici della Maddalena da parte della sovraintendenza e il ripristino della zona.
 
Infine i giudici hanno ribadito la necessità che le grandi opere siano valutate tecnicamente nel rispetto dei reali interessi delle comunità locali dimostrando la reale necessità delle grandi opere.
 
In merito alla sentenza il senatore Marco Scibona e la consigliera Francesca Frediani del M5Shanno sottolineato in un comunicato stampa:
 
Una sentenza storica, dovrebbe essere studiata nei libri di scuola e nei manuali di scienze politiche, anche perché ad oggi è l’unica sul tema. Oggi ad Almese (TO) il Tribunale permanente dei popoli, leggendo la sentenza sul TAV, ed altre grandi opere, ha portato alla luce le sistematiche violazioni dei diritti subite dai Valsusini oltre che le violazioni della legge ed i soprusi dello Stato e degli esecutori. L’esito è frutto di un lavoro attento e certosino fatto di analisi di carte e documenti, raccolta di testimonianze ed anche un sopralluogo nelle terre martoriate della Clarea. Magistrati e giuristi italiani ed internazionali sono giunti infine alla più logica e naturale delle conclusioni: questa popolazione ha subìto tanti, troppi torti.
 
Un paese che si dichiara democratico non deve imporre con la forza una decisione non condivisa dalla popolazione, arrivando a calpestate la carta dei diritti umani e la Costituzione. L’assenza di TELT, i cui rappresentanti sono stati comunque invitati ad esporre il proprio contributo, è significativa di come anche i sostenitori del TAV abbiano ormai preso coscienza dell’inconsistenza delle loro tesi. Sia dal punto di vista tecnico, e adesso anche da quello democratico.
 
Questa sentenza è senza dubbio un importante riconoscimento nei confronti di quanti si sono sempre opposti alla devastazione della propria terra.
 
fonte: TG Vallesusa
 
 
 

"Pezzi di ciarpame", la lettera di Caselli

Tav, il Tribunale dei popoli apre solo un occhio
 
Giancarlo Caselli
 
Caro direttore, leggere la puntuale cronaca di "La Repubblica" del 9/XI sul processo celebrato - si fa per dire - da un sedicente "tribunale permanente dei popoli" sulla vicenda Tav mi ha fatto venire in mente quel personaggio di Paul Auster (Stillman, se era il suo vero nome ...) che raccattava oggetti privi di valore e pezzi di ciarpame. Non è in grado di giudicare chI non riesce a uscire nel mondo che si allarga oltre il suo naso.
 
segue a pagina V di la Repubblica, Torino, mercoledì 11 novembre 2015