free energia?


 

Nuove linee di trasporto di elettricità

Le recenti norme in tema ambientale espropriano cittadini ed amministrazioni locali della possibilità di programmazione territoriale in funzione del bene pubblico e tutela dell’ambiente.
Per soddisfare gli interessi delle solite lobbies e multinazionali, si liberalizzano trivellazioni, si favorisce la cementificazione e il consumo di suolo; l’innalzamento delle soglie limite di inquinamento, i progetti di importazione di energia elettrica da stati esteri  e la volontà di costruire nuovi termovalorizzatori di rifiuti solidi urbani sono gli ultimi progetti di questa politica che va fermata.
 
L'importazione virtuale
 
La procedura Interconnector è un provvedimento recepito in Italia dalla Legge 99/09 che prevede, al fine di realizzare il «mercato unico dell’energia elettrica», un potenziamento delle linee di interconnessione con l’estero introducendo, a favore dei grandi consumatori energivori, uno sgravio sui costi di approvvigionamento dell’energia elettrica.
 
La disciplina degli Interconnector consiste nella previsione da parte di Terna* di procedere alla programmazione, costruzione ed esercizio di infrastrutture di interconnessione con i paesi esteri limitrofi, su mandato e finanziamento di alcuni soggetti privati selezionati tra i grandi consumatori di energia. Gli energivori si impegnano a contribuire al finanziamento dell’infrastruttura con il versamento di un contributo annuo per la potenza di cui sono risultati aggiudicatari.
 
A fronte di tale impegno, i soggetti finanziatori, a prescindere dall’entrata in esercizio della linea, traggono immediato vantaggio come se l’interconnessione fosse già funzionante, acquisendo mediante l’importazione virtuale, la possibilità di usare direttamente l'energia fisica sottesa alle bande Interconnector di cui si è assegnatari oppure di rivendere tale quantità di energia in Italia, usufruendo comunque di un beneficio finanziario, derivante dal differenziale di prezzo tra il mercato italiano e quello estero selezionato.
 
Free Energia consentirà ai propri Clienti energivori di ottenere benefici economici, per un periodo massimo di 6 anni, sull'acquisto di energia elettrica al prezzo di uno dei mercati esteri di riferimento (Germania, Francia, Slovenia, Svizzera) a loro scelta.
 
* Il GruppoTerna Spa è un grande operatore di reti per la trasmissione di energia.
 
 
Domanda e offerta di energia elettrica in Italia. Overcapacity
 
Nel 2014 la richiesta di energia elettrica in Italia ha segnato un calo del 3,0% rispetto all’anno precedente, completando il triennio 2012-2014 di ‘recessione elettrica’: tre cali consecutivi della richiesta di energia elettrica non si registravano dalla seconda guerra mondiale.
 
Il calo della richiesta di elettricità nel 2014 è associato ad una riduzione di produzione netta del 4,0%, risultato di un calo della produzione termica del 9,7% ed un aumento della produzione da rinnovabili del 6,8%; nel dettaglio la dinamica della produzione da fonti rinnovabili si osserva una crescita del 9,8% della produzione da fotovoltaico, del 7,4% della produzione idroelettrica e del 4,2% di quella geotermica, mentre è più contenuta la produzione da eolico, che nell’ultimo anno sale dell’1,0%.
 
Nell’ultimo triennio la produzione di energia elettrica la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sale del 39,6%, incremento trainato dalla maggiore produzione di fotovoltaico (+118,4% nel periodo).
 
RICHIESTA DI ENERGIA ELETTRICA 2013-2014
(var. % – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Terna)

Piano Energetico Regione Piemonte

Per comprendere l’iter progettuale e amministrativo che ha portato alle scelte operative del piano energetico piemontese si può dare un’occhiata alle premesse del medesimo. Nella Valutazione Ambientale del Piano di Sviluppo 2011 della Regione Piemonte, sotto la voce Stato della rete di trasmissione nazionale, si legge che:

“La regione Piemonte registra un deficit fabbisogno/produzione che, contestualmente al fenomeno di trasporto della potenza dall’estero (Svizzera e Francia) e dalle regioni limitrofe (Liguria e Valle d’Aosta) verso la Lombardia, può causare notevoli problemi di sicurezza di esercizio, prevalentemente in relazione al rischio di indisponibilità di elementi di rete primaria.
In particolare, la capacità di trasporto della rete AAT sulla sezione Ovest/Est risulta insufficiente ed i notevoli transiti generano, in condizioni N-1, rischi di impegni insostenibili sia sulla rete primaria a 380 kV e 220 kV sia sulla rete 132 kV che alimenta le isole di carico laddove é presente un parallelismo con la rete primaria.
Tale condizione si è aggravata con l’entrata in esercizio di nuova capacità produttiva nell’area (Leynì, Moncalieri, Livorno Ferraris) e potrebbe peggiorare nel medio/lungo periodo con l’entrata in esercizio di nuova capacità produttiva (Torino N) e di ulteriore potenza in importazione dalla frontiera.
Inoltre, la crisi ha comportato una riduzione dei consumi senza ridurre al contempo la produzione regionale causando quindi transiti maggiori sulla rete di trasmissione.
Altre criticità relative alla rete 220 kV sono evidenziabili nella città di Torino - i cui elettrodotti sono ormai sottodimensionati in relazione all’accresciuta domanda di potenza - e nella Valle d’Aosta, ove la notevole produzione idroelettrica e l’import dalla Svizzera possono subire severe limitazioni a causa della inadeguatezza della rete.
Infine sono emerse negli ultimi anni notevoli limitazioni all’evacuazione in sicurezza della potenza prodotta/importata nella regione Liguria. Tali criticità potrebbero aggravarsi già nel breve periodo qualora nuova capacità produttiva oppure nuova capacità in importazione dalla frontiera si renda disponibile, limitando notevolmente i transiti verso l’area Centro Nord del Paese”.
 
La generazione attuale di energia nella regione Piemonte sembrerebbe  quindi sufficiente a soddisfare i bisogni civili e industriali. Non solo, l’importazione di energia dall’estero già ora rappresenta “un volume importante che consente la copertura del fabbisogno non garantita dalla produzione regionale generando un surplus di energia da esportare a sua volta verso le regioni confinanti".
 
Risulta così evidente che il potenziamento dell’attuale rete elettrica piemontese e lombarda è destinato ad alimentare una ipotetica ripresa produttiva, smentita dai dati relativi ai consumi energetici in costante discesa nell’ultimo decennio, e attribuisce al sistema distributivo regionale la funzione di via di transito verso le regioni limitrofe, senza peraltro riferirsi a dati reali che ne giustificherebbero la richiesta da parte delle stesse, verosimilmente coinvolte nella nota crisi produttiva industriale che si manifesta maggiormente nel nordest  e nel sud del paese.
 
La criticità espressa dalle attuale linee di trasporto di energia nascerebbe dal fatto che essendo diminuito il prelievo lungo la linea, questa rischia un sovraccarico di energia che può comprometterne l'efficienza. Ciò che riesce difficile comprendere è perchè avendo "troppa" energia in rete non "consumata", non si scelga di diminuire l'importazione della medesima da paesi esteri. Forse perchè lo chiede l'Europa
 
 

Rischi ambientali, effetti collaterali

Dopo queste premesse - che paradossalmente suggeriscono agli operatori di settore la necessità di potenziare la rete di distribuzione per smaltire una eccedenza di produzione elettrica dovuta alla riduzione dei consumi conseguente alla dilagante “crisi economica” e, in previsione di una ipotetica ripresa produttiva, di incrementare ulteriori acquisti di energia oltralpe per far fronte ai maggiori consumi elettrici che questa ripresa potrebbe comportare - la valutazione di impatto ambientale constata che l’area di studio è caratterizzata da ampie porzioni di “aree naturali costituite da boschi misti, a conifere e latifoglie, con pascoli e brughiere per il 62%, in misura minore ma rilevante da aree agricole frutteti e vigneti (23%)”. E nelle zone maggiormente antropizzate,” il tessuto urbano continuo e discontinuo è presente ma poco sviluppato (3.6% circa), la presenza di aree industriali o commerciali è scarsamente riscontrabile”, mentre è rilevante la percentuale di aree occupate da corsi e specchi d’acqua. Ci troviamo dunque in presenza di un territorio, quello interessato dall’ampliamento o dal raddoppio della rete elettrica, che presenta notevoli caratteristiche di naturalità, con diverse tipologie di aree naturali protette, istituite per garantire il ripristino di habitat e la salvaguardia di specie a rischio di estinzione.
 
A fronte di questa constatazione di criticità ambientale, la valutazione di impatto si limita ad auspicare una futura definizione delle azioni di mitigazione del medesimo senza peraltro definirle se non in riferimento  all’applicazione della metodologia dei criteri ERPA, che "considera e integra al proprio interno i vincoli pianificatori". Una volta affermato che tale approccio costituisce uno strumento appropriato per la ricerca di ipotesi localizzative coerenti con la pianificazione territoriale e di settore di livello regionale o locale, la VAS presentata da Terna afferma che “la coerenza esterna del piano non significa assenza di interferenze dell’area di studio, a livello attuativo, a maggiore ragione a livello strutturale e strategico, con aree soggette a vincoli e tutele".
 
Le interferenze ci sono ma vanno accettate in considerazione della improrogabile attuazione del piano energetico individuato. Senza entrare nel merito delle metodologie da adottare, “si demanda al livello progettuale la funzione di risolvere e minimizzare le interferenze residue tra il tracciato e le aree soggette a tutela nell’ambito del quadro programmatico dello Studio di Impatto Ambientale, attraverso gli strumenti previsti dai piani stessi per la gestione delle interferenze”. Strumenti dei quali non appare traccia nella VAS.
 
Sotto la voce Bilancio Regione Piemonte (produzione, consumi e scambi) scopriamo che: “L’energia richiesta dal Piemonte, in qualità di regione prevalentemente industriale, subisce nel corso del 2009 una forte flessione (-7%) pilotata dalla crisi, andando in definitiva ad eguagliare il livello di fabbisogno del decennio precedente”. In altre parole, non esiste un aumento di domanda di energia elettrica generato da un aumento di produzione industriale, al contrario siamo di fronte ad una contrazione della domanda stessa.
 
Non solo, “ alla luce del parco produttivo efficiente e competitivo, non si registra la stessa flessione della produzione che si mantiene stabilmente elevata accorciando il gap produzione/richiesta del 2008. Tale deficit è in “costante diminuzione a partire dal 2004”, ciò nonostante, senza quantificare la sua attuale entità, si afferma che dovrebbe ridursi ulteriormente con l’entrata in servizio di nuova produzione.
 
Interventi in Val d'Ossola
 
In particolar modo, per quel che riguarda gli interventi compresi nell’ambito delle attività di rinforzo della rete della Val d’Ossola a Sud di Pallanzeno, secondo Terna sono importanti per incrementare la “ flessibilità di esercizio della rete a 132 kV compresa tra le stazioni di Mercallo, Novara Sud e Biella” e per trasportare in sicurezza l’energia inportata dalla Svizzera e la produzione idroelettrica della Val d’Ossola verso il biellese". Nello studio di valutazione di impatto non si trova peraltro traccia dei criteri che stabiliscono l’attuale insicurezza del sistema e dei dati fattuali che li sostanzino.
 
Nella valutazione delle ipotesi alternative di tracciato viene fatto esclusivamente riferimento all’opportunità di realizzare il potenziamento di rete sull’alternativa di corridoio sud, “che sviluppandosi lungo il tracciato esistente, presuppone un impatto minore rispetto al corridoio nord". Una considerazione, questa, maturata nel corso dei lavori istruttori del Tavolo tecnico Regionale e a seguito di specifici sopralluoghi e che tiene conto “soprattutto del parere espresso dal Settore regionale Gestione Beni Ambientali e dal Settore regionale Pianificazione Aree”. Secondo gli esperti di tali uffici “dal punto di vista paesaggistico, l’alternativa nord non è perseguibile in quanto tale realizzazione comprometterebbe un territorio di valore paesistico costituito da ambiti ancora complessivamente integri …” 
 
Alla constatazione di uno stato di fatto evidente e noto a tutti gli abitanti del territorio ossolano, segue una annotazione bizzarra dove si evince che: “la linea vecchia costituisce ormai un elemento riconoscibile sul territorio dall’ornitofauna ed ha causato modificazioni al suolo della vegetazione, già ricucite con il paesaggio circostante”. Pur comprendendo il senso di questa “ricucitura”, riferita alla porzione di suolo che circonda la base dei tralicci, risulta difficile comprendere l’avvenuta integrazione con il paesaggio di una serie di tralicci che raggiunge un’altezza tra i 50 e i 70 metri. Un'inutile e articolata analisi per dire che è meglio una sola linea che due, in considerazione che gli uccelli hanno ormai imparato ad evitare cavi e piloni della linea esistente. Geniale!
 
Tutto è poi rimandato ad un ulteriore momento di valutazione con adeguati approfondimenti circa le soluzioni adottabili per la mitigazione visiva dell’opera, comunque da mettere a punto durante la fase attuativa di VAS. Per ora si approva il progetto e si benedice l’opera.  N.d.R.C.
 
 
 

No Interconnector

I "Cittadini no interconnector" lo scorso 13 gennaio 2015 hanno protocollato presso la rappresentanza dell'Unione Europea a Milano una segnalazione di inadempimento e violazione di regolamenti comunitari, chiedendo l'apertura di una procedura di ricorso per inadempimento contro lo Stato italiano.
 
In parole povere si chiede di bloccare l'iter autorizzativo che Terna ha iniziato perché non ha rispettato elementari regole stabilite dall'Unione Europea. Oltre a chiedere la sospensione della procedura, si chiede anche una adeguata consultazione e informazione dei cittadini e di tutti i soggetti interessati.
Questa richiesta ha ottenuto la solidarietà e l'appoggio di alcuni Consiglieri regionali della Lombardia, Parlamentari italiani e Parlamentari UE del Movimento 5 Stelle, che hanno intrapreso azioni specifiche, tra cui le interrogazioni, sia in Parlamento, sia in Consiglio Regionale.
 
Procedure ambientali avviate dalla società realizzatrice Terna
 
Nonostante le prevedibili e naturali reazioni dell’intera collettività, il progetto è stato assoggettato a semplice procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che, nonostante possa comunque conseguire elevati livelli di protezione e di qualità dell'ambiente, risulta inadeguata allo scopo ed ampiamente contestata da amministrazioni, enti ed associazioni interessate.
La normativa Italiana, seppur, come vedremo, sorpassata ed integrata a livello Comunitario, prevede comunque l’assoggettamento di tale procedura a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) giusta previsione dell’art. 6 del D.Lgs 152/2006: solo tale procedimento assicura il maggiore coinvolgimento delle attività di pianificazione territoriale; nei diversi livelli di governo transfrontaliero, nazionale e locale, devono essere calibrate le funzioni e le attività d’uso del territorio in funzione di uno sviluppo che non privilegi unicamente gli obiettivi economici, ma che risulti anche “sostenibile” e quindi compatibile con la tutela dell’ambiente in cui ogni insediamento umano, qualunque sia la sua finalità, si troverà a convivere.
 
Segnalazione UE Centrale TERNA Settimo Milanese – Dicembre 2014 - pag.13 di 27
 
La nozione di governo del territorio, da sempre riferita principalmente agli aspetti urbanistico edilizi della pianificazione e gestione degli ambiti urbani, extraurbani e dei tessuti edificati sarà strategicamente così associata a tematiche di ben più vasta portata ed articolazione, essendo ormai strettamente collegata ed interconnessa alle materie costituzionali della tutela e valorizzazione dell’ambiente, del paesaggio e dei beni culturali, della salute, nonché della protezione della natura e degli ecosistemi.
 
Nonostante queste “nobili” premesse di tutela e valorizzazione dell’ambiente, a Settimo Milanese, nelle campagne tra Seguro, Monzoro e Castelletto, vogliono coprire il verde agricolo con una colata di cemento pari a 12 campi da calcio regolamentari (una superficie pari ad oltre il 10% di quella per Expo).
 
Su questa immensa e distruttrice colata di cemento vogliono costruire dei capannoni alti 18 metri (pari a case alte sei piani!). Dentro questi capannoni posizioneranno delle attrezzature per trasformare la corrente prodotta da centrali nucleari, importata dalla Svizzera, attrezzature che produrranno inquinamento elettromagnetico e acustico.
 
L’inquinamento elettromagnetico causa tumori e leucemia nei bambini e tutti i cittadini di Settimo Milanese ne subiranno le conseguenze in termine di salute, di benessere e anche conseguenze economiche, visto che le case si deprezzeranno.
 
Questa opera gigantesca e distruttrice si somma alle opere dell’uomo già inquinanti presenti sul territorio; inceneritore Figino, Tangenziale ovest, elettrodotto e centrale elettrica esistente a Seguro.
 

 

Ulteriore iniziativa in opposizione al progetto di linea e stazioni di conversione “Interconnector Italia-Svizzera
 
Con l’obiettivo di contrastare il progetto Interconnector, il gruppo “Cittadini No Interconnector” di Settimo Milanese e Cornaredo e l’associazione “Salviamo il Paesaggio Valdossola” hanno trasmesso alle Autorità Italiane (Ministeri, Regione Lombardia e Piemonte, Comuni interessati dal procedimento) una nuova istanza per segnalare delle circostanze poco chiare ai comuni cittadini.
 
Dopo il ricorso alla Unione Europea, questa iniziativa ha lo scopo di chiedere chiarimenti e stimolare l’attività dei soggetti pubblici coinvolti. Nel testo si elencano dei dati, che se confermati, pongono gli enti coinvolti in una situazione di estremo imbarazzo.
 
I promotori si pongono il dubbio e lo trasmettono alle Autorità riguardo  “l’autorizzabilità” dell’Interconnector Italia-Svizzera per sfioramento del limite massimo di quote programmabili di 2.500 MW previsto dall’art. 32 della Legge 99 del 2009.
 
A quanto risulta ai cittadini, sembrano essere già formalmente autorizzate due diverse opere con capacità complessiva di trasporto elettrico di 2.200 MW. Logica deduzione è che il progetto di 1.400 MW dell’interconnector Italia-Svizzera ecceda i limiti di legge autorizzabili matematicamente determinabili in soli 300 MW residui.
 
Se quanto ipotizzato fosse confermato, l’eventuale mancata autorizzabilità della linea elettrica e centrali di trasformazione aprirebbe un clamoroso precedente poiché, in tal caso, Ministeri, Regioni e Comuni avrebbero partecipato alle attività di un procedimento costruito su una vera e propria “forzatura” di una previsione di legge. 
 
Il documento verrà consegnato ai parlamentari e consiglieri regionali che appoggiano l’operato dei “Cittadini No Interconnector” anche per un’integrazione delle interrogazioni già presentate a livello regionale e parlamentare.
 
La battaglia contro la realizzazione della dorsale ad altissima tensione in territorio Piemontese e Lombardo e di due centrali di conversione nel comune di  Pallanzeno (VB) e Settimo Milanese (MI) estese circa 25 ettari, nuovamente,  passa attraverso evidenze normative apparentemente disattese.
 
 

Salviamo il paesaggio della Valdossola

19 agosto 2015
 
Piena soddisfazione del comitato Salviamo il Paesaggio Valdossola sul documento redatto dal Ministero dell’Ambiente che frena il progetto di costruzione del nuovo elettrodotto Interconnector Svizzera-Italia ad opera di Terna. Ricordiamo che il comitato era nato lo scorso anno in concomitanza con il periodo più caldo di mobilitazione di cittadini ed amministrazioni proprio contro il grave deturpamento ambientale che ne deriverebbe dalla costruzione dell’elettrodotto ad alta tensione.
 
“La cosa che ci fa più piacere è che il Ministero abbia recepito quasi tutte le osservazioni che il gruppo coinvolto, formato da comitati e amministrazioni, ha prodotto gli scorsi mesi e che abbia chiesto a Terna di produrre un documento integrativo di notevole entità che riscriverebbe una notevole parte del progetto originale presentato dagli ingegneri” dice Sonia Vella, che insieme a Filippo Pirazzi, è responsabile di Salviamo il Paesaggio Valdossola. Nel documento del Ministero è stata accolta la preoccupazione sull’impatto ambientale vietando, tra le altre cose, il passaggio dell’elettrodotto sul Parco Nazionale della Val Grande. “Non dobbiamo abbassare la guardia però – continua Vella – adesso dobbiamo attendere il successivo passo di Terna. La situazione è grave non solo in Ossola ma anche in altre parti d’Italia secondo quanto ci comunicano i nostri colleghi degli altri comitati Salviamo il Paesaggio”. 
 
video I Interconnector - Do You Swing?
 
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Squallida lingerie, pessima musica, triste spettacolo.