la guerra degli ulivi


 

21 ottobre 2015
 
In Puglia, la coltivazione degli ulivi si tramanda di generazione in generazione, meno di cento piante possono assicurare il consumo privato dell’olio d’oliva, quello della famiglia e degli amici. E così tutti i piccoli produttori si sentono investiti da una sacra missione, quella di salvare gli ulivi dallo sradicamento.
 

video I Trepuzzi, abbattimento ulivi 

 

 
Poco più di un mese fa uno di questi produttori, Michele Emiliano, dichiarava ad un giornalista di Le Monde: “Per noi l’ulivo è più di un albero. E’ un antenato, una parte di noi stessi, come un nostro riflesso. Grazie ad esso noi ci confrontiamo con l’eternità, con il tempo che passa. E’ per questo che l’abbattimento è considerato come una sorta di sacrilegio. Noi Pugliesi, noi ci svegliamo la notte pensando ad un albero condannato a morte. Non ci sono molto persone al mondo che hanno questo genere di angosce. Questi ulivi sono per noi quello che le foche sono per gli eschimesi”.
 
 
La guerra degli ulivi è iniziata qualche mese fa e si estende da Gallipoli a Taranto. La linea del fronte si trova nella provincia di Lecce, la retroguardia nella zona di Ostuni e le retrovie nei dintorni di Bari. Oggi i bollettini di questa guerra ci dicono che è il momento della disobbedienza civile. A guidarla sono i vecchi agricoltori e le strategie di lotta comprendono blocchi stradali, ronde notturne, ogni forma di protesta, la chiusura dei frantoi e la messa a dimora di centinaia di nuovi alberi, nonostante il divieto imposto dalle autorità.
 
video I Torchiarolo, eradicazione ulivi
 

 
La statale che collega Brindisi con Lecce ieri è rimasta bloccata dal mattino presto all’ora di pranzo. Ad incitare con grida  e cori sono contadini e contadine del basso Brindisino che hanno passato i settant’anni. Hanno affiancato figli, nipoti e ambientalisti nel boicottaggio dello sradicamento degli ulivi imposto dal piano del commissario straordinario per l’emergenza Xylella e hanno preso il comando della resistenza. Prima di questa ultima decisione finale, per mesi le autorità preposte hanno tergiversato assumendo di volta in volta posizioni contraddittorie, al punto che il 19 luglio, quando il commissario europeo della salute Vytenis Andriukaitis giunse a prendere visione della situazione, fu costretto ad esortare vivamente le autorità locali ad agire con un minimo di coerenza.
 
 
Prima di questa visita, il commissario governativo Giuseppe Silletti, prendendo atto che il piano di bonifica da lui proposto era stato bloccato dal tribunale amministrativo su richiesta delle associazioni sorte a difesa degli ulivi, aveva comunque dato inizio, con una forza di 150 uomini, alla “bonifica” di 230 ettari di parchi pubblici e 60.000 ettari coltivati ad ulivo nella zona rossa situata nella provincia di Lecce, considerata l’epicentro della diffusione del batterio killer. In allora il generale della Forestale aveva dichiarato che la maggior parte degli alberi infettati sarebbe stata trattata con prodotti chimici e che solo 2.500 uliveti erano interessati dall’intervento.
 
generale giuseppe silletti
 
L’attuale piano di intervento prevede che venga fatto il deserto nel raggio di cento metri da ogni pianta infetta, qualcosa come 3 ettari di vuoto attorno ad ogni esemplare colpito dalla Xylella. Il molesto agente patogeno dovrebbe essere così circondato da una cintura protettiva di terra bruciata che impedirebbe la sua diffusione. Soltanto nella giornata dell’altro ieri, 630 ulivi sono stati abbattuti nel Brindisino e altri 270 nel Leccese. La zona di guerra più esposta è quella compresa tra Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Cellino San Marco. Tutti questi tagli sono stati eseguiti dagli stessi proprietari degli uliveti, ma a fronte di questi imprenditori convinti della necessità di eliminare le proprie piante ce ne sono altrettanti non disposti ad imbracciare le motoseghe. La lotta si è generalizzata e di notte ronde di volontari pattugliano i campi per evitare gli abbattimenti, alcuni frantoi hanno chiuso le porte in segno di solidarietà come l’Oleificio cooperativo Torchio d’Oro, che si trova nel Comune di Torchiarolo il cui sito web è stato preso di mira da ignoti hacker che hanno fatto apparire sulla home page la scritta “Stop al massacro degli olivi. L’unico insetto fastidioso è l’ignoranza”.
 
 
Un aspetto stupefacente del dramma vissuto dagli olivicoltori pugliesi, e non solo, è che sul sito dell’Unaprol, il Consorzio Olivicolo Italiano che dovrebbe rappresentarli, non si trova traccia di quanto sta avvenendo in questi mesi. Si parla diffusamente di Expo 2015 e delle filiere tracciate, dei fuoriclasse dell’olio, dell’olivicoltura di nicchia e di Flow, la bottiglia disegnata per l’extra vergine “Solo Olive Italiane”. Marketing, packaging e fuffa, problemi e soluzioni: zero.
 
 
Nell’operazione di bonifica possono essere coinvolti 268.000 ulivicultori e 60 milioni di piante. Alcune di queste hanno un millennio di vita. Nella sola Puglia troviamo infatti alberi millenari come quello di Borgagne, nel Salento, che pare abbia 2.000 anni. A Vernole, in provincia di Lecce, si trova  l'albero d'ulivo soprannominato "La Regina", un'imponente pianta ultramillenaria della varietà autoctona Ogliarola Leccese, con un'età stimata di oltre 1400 anni e la cui circonferenza alla base misura circa 14 metri. A Corato, in provincia di Bari, si trova un ulivo secolare di almeno 600 anni. Si potrebbe trattare di uno degli esemplari progenitori della Cultivar Coratina. L'antico ulivo è all'interno di una proprietà privata e potrebbe contribuire a garantire l'inserimento degli uliveti pugliesi nel patrimonio dell'umanità Unesco. Ancora in Puglia, troviamo gli ulivi secolari di Torre Guaceto, riserva naturale in provincia di Brindisi, il più vecchio ha 1000 anni. Questi alberi hanno visto passare sotto di loro genti provenienti dall’Antica Grecia, legioni Romane, Cartaginesi e Bizantini, Arabi e Normanni. Sono sopravvissuti a siccità e uragani, incendi e gelate. Forse dovranno arrendersi all’inquinamento del suolo e dell’aria e ad una agricoltura industriale di rapina che si accompagna ad una dissennata gestione del territorio e delle risorse naturali.
 
 
Gli ulivi della Puglia sono un raro esempio di arte naturale, al pari dei monumenti costruiti dall'uomo nel corso dei secoli e costituiscono un bagaglio di storia, di cultura, di vita popolare e di tradizioni. Ma garantire la loro protezione non è più così semplice. Già nel 2011 il Salento si è ribellato ad una legge ammazza-ulivi che favoriva il disboscamento degli uliveti pugliesi. La petizione per salvare gli ulivi del Salento aveva raccolto più di 1400 firme. Purtroppo l'abbattimento degli ulivi negli scorsi anni si è legato alla costruzioni di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, in una gestione sconsiderata del territorio, dato che per fare spazio alle rinnovabili non è assolutamente necessario annientare il patrimonio naturale - un vero e proprio controsenso.
 
video I Xylella ulivi Torchiarolo- Reportage

 

 
Quando il batterio della Xylella è comparso, riguardo alla sua provenienza due piste erano privilegiate. Secondo la prima ipotesi, la Xylella fastidiosa avrebbe raggiunto l’Europa come passeggero clandestino viaggiando con la frutta proveniente dal Costa Rica e questa era la cosiddetta filiera sudamericana. Sbarcata nei Paesi Bassi nel porto di Rotterdam, avrebbe attaccato i vivai di Lecce per poi espandersi sul territorio. Di questa versione c'è anche una variante nordamericana, il batterio sarebbe arrivato dalla California, dove ha fatto strage di vigneti. Un’altra pista è la pista italiana, il batterio sarebbe stato portato “ufficialmente” a Bari nel 2010, in occasione di un congresso organizzato dall’Istituto agronomico mediterraneo, da dei ricercatori che si interrogavano giustamente sulla portata dei danni che poteva arrecare e su come farvi fronte. Stranamente gli atti del convegno non furono messi a disposizione del giudice Elsa Valeria Mignone che conduceva l’inchiesta sul diffondersi dell’epidemia impedendole di accertare che il batterio studiato dagli esperti fosse lo stesso che aveva infettato gli ulivi. Ma si è delineato anche un terzo scenario che privilegia la tesi di “un crimine di una banda organizzata a delinquere” . Un fungo e un parassita del legno avrebbero fatto da complici fornendo un supporto logistico alla Xylella per seminare il terrore negli uliveti. Questa teoria complottista ha molti seguaci, secondo i quali una mano criminale avrebbe diffuso il batterio per rovinare i piccoli proprietari che si concentrano nella zona di Lecce e liberare terreni da destinarsi a grandi installazioni turistiche. I mandanti di questa operazione criminale vengono indicati ora nei grandi proprietari di uliveti nella zona di Bari determinati ad eliminare ogni concorrenza, ora in agenti delle multinazionali dell’agro chimica come la Monsanto, titolare di un brevetto di ulivo OGM, ora nei produttori ad agricoltura intensiva che vogliono mettere in ginocchio quella biologica.
 
 
E arriviamo così all’ottobre del 2015, quando scatta il piano Silletti e i proprietari di uliveti che accettano di abbattere le proprie piante di ulivo non lo fanno perché sono convinti che questo sia il rimedio giusto per fermare l’epidemia che li ha colpiti, ma perché nella maggioranza dei casi temono che oltre al danno arrivi anche la beffa, il piano di bonifica prevede infatti che a chi si rifiuta di ottemperare alle ordinanze vengano comminate  multe sino a 3.000 euro, che vengano esclusi dai risarcimenti per i danni subiti, subiscano una denuncia penale e gli venga accollato il costo dell’abbattimento coatto. 
 
 
Alcuni agricoltori hanno tentato di impedire i tagli arrampicandosi sugli alberi, ma l’ulivo non è una sequoia e non è stato difficile farli scendere. Si stanno infine diffondendo le campagne di boicottaggio delle aziende che hanno accettato il piano di bonifica. Un luogo simbolo di questa forma di protesta è l’azienda Tormaresca, di proprietà della famiglia fiorentina Antinori. A San Pietro Vernotico, in contrada Masseria Maime, l’azienda ha iniziato a tagliare circa 900 piante, benché solo otto di queste erano state certificate come infette. Le grandi tenute sono in prima fila nell’eseguire l’opera di abbattimento degli uliveti. In una nota della società che gestisce l’azienda Tomaresca si legge “Siamo vittime di questa situazione tant’è che ci siamo riservati di adire le vie legali verso tutti i soggetti che riterremo corresponsabili del mancato arginamento dei vettori della Xylella”. Le immagini di questo sterminio che vede file di ulivi abbattuti come “stuzzicadenti” sono apparse sul web e hanno rinfocolato la lotta che promette un boicottaggio diffuso dei prodotti della società. 
 
 
L'intera vicenda si rivela comunque piuttosto dubbia ed oscura. Secondo le analisi condotte da alcuni esperti fiorentini, sugli ulivi pugliesi non sarebbe stata individuata la presenza del batterio Xylella fastidiosa in una forma pericolosa per la sopravvivenza delle piante. In una conferenza stampa tenutasi il 17 giugno 2015 presso la sala stampa della camera dei deputati da FareAmbiente - Movimento ecologista europeo - è emerso, secondo la relazione presentata dal professor Giuseppe Altieri dell’istituto tecnico agrario di Todi, che la Xylella sarebbe soltanto una concausa secondaria del disseccamento degli ulivi, tant’è vero che tale virus è stato trovato solo sul 2% dei campioni analizzati. Le cause che stanno ammazzando le piante in Puglia sarebbero da ricercare nell’uso dei prodotti usati per seccare l’erba, per poi raccogliere le olive con gli aspiratori (in altre parti d’Italia vengono invece raccolte con le reti), nella mancanza di manutenzione ordinaria o nella mancata disinfezione con rame a seguito di “drastiche potature” che creano i presupposti per lo sviluppo di malattie come rogne e cancri sulle quali poi si insedia la Xylella.
 
 
Oggi , dopo mesi dall’insorgere del problema manca ancora la trasparenza: non un’analisi effettuata sugli alberi è stata resa nota a chi l’ha richiesta. Ora le campagne sono presidiate da spiegamenti di forze dell’ordine, ma anche la contromossa di chi si oppone sta diventando virale. Parola d’ordine: ripiantare ulivi, ovunque. Trecento ne sono stati messi a dimora, clandestinamente, solo nello scorso fine settimana. Per aggirare l’embargo posto ai vivai salentini, le piantine di ulivo vengono acquistate dai vivai del nord della Puglia, poiché su quelli salentini vige l’embargo. Si pianta l’alberello e la foto viene postata su Facebook, senza identificare il luogo della messa a dimora. Poca cosa a fronte della scomparsa di ulivi ultracentenari, ma la vita, come la lotta, continua.   N.d.R.C.
 

 

Xylella, ultimatum per tremila ulivi: risarcimento solo a chi taglia volontariamente Il nuovo piano di Silletti per l'abbattimento, i danni all'economia pugliese, l'incertezza del futuro: e gli esperti europei ancora non conoscono abbastanza la biologia e l'epidemiologia del batterio patogeno.
 
fonte: notizie tiscali.it
 
Lecce 05.10.2015 (CN) – Arriva in Puglia con le piante di caffè importate dal Costa Rica, viaggia sulla cicala “sputacchina” e sta facendo una strage, in particolare nel Salento dove oltre 51mila aziende, il 77% del totale, è specializzata nella coltivazione dell’ulivo: nonostante le ricerche affidate al Cnr, non si sa molto altro sul batterio Xylella fastidiosa, ritenuto il responsabile della grave epidemia che si è affacciata ora anche al brindisino, e in Corsica.
 
 
La Commissione Europea ha paura che il batterio si diffonda anche agli altri Paesi, dunque impone divieti, tagli, embarghi. La Francia teme per le sue viti e la produzione vinicola, e allora si fanno controlli negli aeroporti sull’uscita e ingresso di piante e quant’altro proveniente dalla Puglia e destinato alle aziende vivaistiche. Colpi all’economia … “nonostante il Cnr di Bari abbia già chiarito che la Xylella non intacca la vite” come dichiara l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, “permane ancora il blocco alla commercializzazione delle barbatelle”. La stessa D’Amato aggiunge che “il nuovo piano del Commissario Silletti contiene gli stessi, pericolosi e dannosi errori del precedente. Ho già portato all'attenzione della Commissione europea studi scientifici che dimostrano che una cura contro l'essiccamento degli ulivi in Puglia esiste già ed è efficace. Su questo continueremo a battere i pugni sul tavolo, in Italia come in Europa".
 
E la decisione adottata in sede europea di mantenere la vite nel lungo elenco delle piante di cui è vietata la commercializzazione, perché potenzialmente ospiti del batterio della Xylella fastidiosa, provoca la protesta convergente anche dell’eurodeputato Raffaele Fitto e del senatore Dario Stefàno, coordinatore di Noi a Sinistra per la Puglia e già assessore regionale alle Risorse Agroalimentari. “Ancora una volta – ha dichiarato Fitto, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea - siamo costretti a rilevare un’Europa che penalizza la nostra agricoltura, dopo l’arrivo massiccio nei Paesi membri dell'Unione Europea di olio tunisino a scapito dell’extra vergine d’oliva italiano, ecco questo blocco ingiustificato delle barbatelle, che rischia di far fallire un intero settore, che in Puglia oggi ha un fatturato di oltre 20 milioni di euro e genera oltre 50mila giornate lavorative”.
 
 
E mentre il 12 e 13 novembre 2015 si riuniranno a Bruxelles gli esperti di tutta Europa, e anche del resto del mondo, che vorranno rispondere alla chiamata dell’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare a partecipare al workshop in cui si dovrà individuare una risposta alla “necessità urgente di nuove informazioni sulla biologia e l'epidemiologia del patogeno, in particolare la gamma di piante ospiti e vettori” e ci si dovrà muovere per “colmare queste lacune di conoscenza” in quanto ciò “è essenziale per valutare meglio il rischio che Xylella fastidiosa rappresenta per l'agricoltura europea”…,  in Puglia gli agricoltori hanno pochissimi giorni, anzi ore ormai, per firmare il malloppo di documenti con si aderisce volontariamente all’ordine di taglio autonomo delle piante.
 
A pochi giorni dalla maturazione delle olive e dunque, dal raccolto. Tagliare prima di raccogliere e perdere tutto? Chi accetterà rassegnato di eseguire gli ordini del nuovo piano del Commissario all’Emergenza Xylella, Silletti, sarà indennizzato “immediatamente” con un importo che va dai 98 ai 146 euro ad albero, per un valore massimo di 15mila euro. Altrimenti, il taglio sarà eseguito d’autorità e senza indennità di risarcimento per il danno subito.
 
 
Tremila ulivi, 2000 nella provincia di Brindisi (gli alberi attaccati da batterio e tutti quelli che si trovano nel raggio di cento metri) e mille nella zona cuscinetto, posta nel Brindisino lungo la linea del confine provinciale con Lecce. Antonio, che ha un uliveto di 450 piante, in base al “principio dei 100 metri”, rimarrà con soli 10 ulivi!
Nessuna indicazione sul da farsi dopo l’avvenuta strage. C’è il divieto di reimpianto degli ulivi nelle zone incriminate. Si potranno avviare nuove coltivazioni? E quali? A domanda nessuno risponde.
 
Tutto ciò senza la certezza che la vera causa del disseccamento degli ulivi sia la Xylella fastidiosa, come si afferma da più parti, e ne è dimostrazione il prossimo workshop dell’Efsa; tutto ciò, senza che venga data attenzione agli esperimenti portati avanti da gruppi di coltivatori, come quelli di Voce dell’Ulivo Alleanza di produttori,  che stanno cercando con tutte le forze di evitare la desertificazione di un territorio che da generazioni trova la maggior parte del suo reddito nella coltivazione degli olivi e nella produzione di olio.
 
video I Michele Emiliano & xylella
 

 
A tutto ciò, si aggiunga il colpo di grazia finale per l’economia pugliese e non solo. Quale? La risposta la troviamo nell’appello che l’ex assessore regionale Stefàno ha rivolto al Ministro alle Politiche Agricole e Forestali Maurizio Martina: “La scelta della Commissione Europea di sostenere l’economia tunisina incrementando di 35mila tonnellate le importazioni di olio a dazio zero nel territorio comunitario per i prossimi due anni. Il nobile intento di aiutare un Paese, vittima della violenza del terrorismo, rischia comunque di andare a impattare negativamente su un settore già fortemente provato da una profonda crisi. Alle spalle abbiamo il 2014, anno nero per la produzione italiana di olio di oliva, crollata del 40 per cento che già risentiva degli effetti della riforma Pac del 2013 fortemente punitiva nei confronti di questo settore. Ora, le aspettative positive per il 2015 vengono messe pesantemente sotto ipoteca da una decisione che sembra essere stata assunta senza una reale valutazione del suo impatto”.
 
Tralasciamo di dar voce e consistenza alle ipotesi che parlano di un disegno ben congegnato che vorrebbe la desertificazione in Puglia, e il Salento nella fattispecie, quale oggetto dei desideri di qualche speculatore edilizio. Una simile congettura a danno di tante famiglie e del futuro di tanti giovani non è nella nostra capacità di comprensione.