solita sporca guerra


 

Guerra umanitaria, missione di pace. Gli orrori di tutti i conflitti in corso vengono coperti da una retorica oscena che adotta di volta in volta trucchi semantici per nascondere il loro volto disumano e feroce: effetti collaterali, fuoco amico, bombardamento chirurgico. Nella guerra l’unica chirurgia in campo è quella operata negli ospedali, e anche quella, visto che serve a risanare il nemico, è un possibile bersaglio di rappresaglie crudeli, come dimostra l’attacco di fine settembre alla struttura ospedaliera di Medici senza Frontiere a Kunduz, in Afghanistan. L’unico nemico buono, come sempre, è quello morto.  Poi, si può trovare il linguaggio giusto per dirlo. N.d.R.C.

 
 

Un crimine di guerra

7 ottobre 2015
 
“Medici senza frontiere” dichiara che USA e Afghanistan hanno confessato di aver commesso a Kunduz un crimine di guerra.

 
Domenica 4 ottobre a Kunduz fu una domenica come tante, il giorno dopo c'erano segni di una pace terrificante, mentre il cuore del mondo, si gonfiava in un coro di vibrante protesta.
 

8 ottobre 2015
 
La nostra risposta alle scuse del Presidente Obama

"Oggi abbiamo ricevuto le scuse del presidente Obama per l'attacco contro il nostro ospedale traumatologico in Afghanistan. Tuttavia, ribadiamo la nostra richiesta al governo degli Stati Uniti di  consentire un'indagine indipendente condotta dalla Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale per stabilire cosa sia accaduto a Kunduz, come è accaduto e perché è accaduto".
 
Joanne Liu, Presidente MSF International
 
 
 
La settimana scorsa l'ospedale MSF a Kunduz, dove in quel momento si trovavano circa 200 persone, è stato parzialmente distrutto dalle bombe. L'attacco ha provocato la morte di 22 persone. Il portavoce delle forze armate USA ha riconosciuto che il bombardamento è avvenuto nel momento in cui aerei USA stavano attaccando dei bersagli "nei pressi" dell'ospedale. In precedenza il presidente Barack Obama dichiarava che gli USA stavano indagando sull'accaduto, ma non ha riconosciuto la responsabilità degli americani.
 

 
Nella sua dichiarazione Medici Senza Frontiere rileva che l'incidente di Kunduz costituisce una violazione inaccettabile del diritto internazionale e, siccome non è stato dimostrato il contrario, l'organizzazione qualifica il bombardamento sull'ospedale come un crimine di guerra. Secondo i medici, non poteva trattarsi di un semplice errore.
 
 
"Il governo afgano ha dichiarato che i talebani stavano usando l'ospedale per attaccare le forze della coalizione. Queste dichiarazioni significano che i militari di USA e Afghanistan hanno deciso insieme di distruggere un ospedale con pazienti ricoverati, il che equivale alla confessione di un crimine di guerra", — si legge nel comunicato dell'organizzazione. 
 
 
 
video I Attacco a ospedale Kunduz. Cecilia Strada
 
 

 

 
MSF ha chiuso il suo ospedale a Kunduz dopo i bombardamenti che hanno ucciso 22 persone, e per i quali è accusata la NATO: intanto nella città afghana continuano i combattimenti con i talebani. E i feriti si dissanguano lentamente abbandonati sul terreno.
 
 
L’esercito americano ha ammesso, martedì 6 ottobre, di aver bombardato “per errore” l’ospedale di Medici senza frontiere, MSF, a Kunduz in Afghanistan. John Campbell, capo della missione dell’OTAN, Organizzazione Trattato Atlantico Nord, ha spiegato davanti al senato americano che il bombardamento era stato “chiesto” dagli Afghani, ma deciso dalla “catena di comando americana”.
 
 
 
 
video I Raid Nato su ospedale MSF
 

 

 
Verso la fine di settembre gli insorgenti Talebani avevano occupato la città di Kunduz e gli Stati Uniti avevano inviato ingenti truppe “per aiutare le forze afghane” a seguito di un’offensiva talebana sull’aeroporto, dove le forze governative si erano ritirate dopo la caduta dell’avamposto strategico a nord della città lasciando in mano al nemico 50 soldati delle truppe speciali.
 
 
Durante l’occupazione di Kunduz, una città che contava 300.000 abitanti prima di incominciare a svuotarsi durante i recenti mesi dell’assedio impostole dai Talebani, il capo di questi, Mullah Akhtar Muhammad Mansour, aveva promesso che i suoi uomini non avrebbero commesso le atrocità per le quali i Talebani sono famosi. “ I cittadini di Kunduz devono sapere che l’Emirato Islamico non ha intenzione di violare le loro proprietà private, di effettuare esecuzioni extragiudiziali,  saccheggiare o violare le loro abitazioni”. Ghulam Rabbani Rabbani, un membro del consiglio provinciale di Kunduz, rifugiatosi nell’aeroporto ma rimasto in contatto con alcuni residenti, ha detto che “i Talebani si muovevano liberamente per le strade, come fossero a casa loro”. Aggiungendo che si erano impadroniti di molti fucili automatici destinati alle locali milizie filogovernative, avevano occupato le sedi delle emittenti radio e saccheggiato tutte le concessionarie di auto della città. Almeno una filiale di banca era stata assalita e svuotata del denaro in custodia.
 
 
 
Un portavoce americano aveva allora confermato l’invio, da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, di truppe americane a Kunduz  per aiutare le forze di combattimento afghane contro i militanti talebani che avevano sequestrato la città con un blitz fulmineo, infliggendo un duro colpo al governo filo-occidentale dell'Afghanistan. I funzionari della Coalizione avevano rifiutato di rendere noto il numero di soldati presenti a Kunduz, quando erano arrivati o dove erano di stanza, accampando preoccupazioni per la "sicurezza operativa". 
 
 
Il colonnello Tribus aveva tuttavia dichiarato che alcune truppe della coalizione erano state assegnate alle unità militari convenzionali che operavano sul terreno per riprendere il controllo della città. Per la prima volta funzionari della coalizione confermavano pubblicamente che soldati americani erano coinvolti attivamente a fianco delle truppe regolari afghane nella città assediata di Kunduz, dopo la "ritirata" e il ridimensionamento dell'impegno bellico voluta da Obama.
 
 
Le fonti ufficiali della Coalizione hanno sempre espresso ottimismo sull’esito di questa ennesima battaglia sull’esausto fronte afghano, dicendosi sicure che le forze regolari afghane, compresi i commando e le forze speciali alleate, erano in grado di spazzar via in breve tempo i circa 500 combattenti talebani presenti in città. Attualmente sul teatro di guerra afghano sono presenti circa 13.200 soldati della Coalizione, ufficialmente per addestrare e consigliare l’esercito Afghano, e di questi 6.800 sono americani. Ci sono poi altri 3.000 militari americani inviati in Afghanistan per condurre missioni di anti-terrorismo.
 
 
Nel frattempo forze Usa continuavano, e ancora ora continuano, a sferrare attacchi aerei contro i combattenti talebani che rappresentano una minaccia "per la forza di coalizione." includendo come bersaglio ogni luogo “sensibile” dove si presume siano presenti degli “insorgenti”. Ospedali inclusi.
 
 
La televisione afghana lunedì scorso ha mostrato la bandiera nazionale che veniva nuovamente alzata sulla residenza del governatore e gli abitanti di Kunduz si sono avventurati per le strade alla ricerca di cibo non appena il rumore degli scontri si è affievolito. Il portavoce della polizia Sarwar Hussaini ha detto che “tutta la città è ora sotto controllo”. Ma l’agenzia giornalistica tedesca DPA ha pubblicato le dichiarazioni dei residenti del quartiere di Qawa Khana secondo i quali ci sono  “ancora sporadici combattimenti in alcune zone”. Altri residenti, citati dall’agenzia Reuters, affermano che in città si sente ovunque l’odore dei cadaveri che ancora giacciono sui marciapiedi. Nel centro di Kunduz i negozi hanno riaperto. Cibo e medicinali ancora scarseggiano.
 
 

Sulla strada di Kunduz

 
video I On the Road to Kunduz
 
In viaggio verso Kunduz con un giovane reporter, sul suo Suzuki Vitara, alla scoperta del paesaggio rurale e dell’arrivo dei primi motocoltivatori nelle campagne dove ancora si prova a vivere sotto l’incubo di bande armate ed eserciti stranieri, mostrando l’aspetto umanitario dell’occupazione della coalizione occidentale ma anche il volto di una popolazione devastata dalla guerra che ancora vorrebbe ritrovare una normalità di vita quotidiana indossando il vestito stirato, con la penna ben in vista nel taschino, i ragazzini puliti e allegri sui banchi di scuola, in un mondo dove le donne scompaiono nel chiuso delle case. 
 

 
Le buone pratiche mostrate vengono gestite con i fondi messi a disposizione da USAID, l'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale responsabile dell'amministrazione civile degli aiuti esteri, un agenzia governativa creata sotto l’amministrazione di John F. Kennedy nel 1961, e che oggi ha adottato la strategia indicata dall’attuale presidente Barack Obama quando nel suo Discorso sullo Stato dell'Unione del 2013 disse di volersi impegnare ad unirsi ai suoi alleati "per sradicare la povertà estrema nei prossimi due decenni". Una missione assunta da USAID per “ collaborare a porre fine alla povertà estrema attraverso la promozione delle “resilienti forme democratiche della società, mentre avanza la sicurezza e la prosperità degli Stati Uniti. "
 

 

La battaglia di Kunduz, fotostoria

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
... arriva il settimo cavalleria
 
e le forze della coalizione hanno la meglio