tre dita di propaganda


 

Modello di Propaganda

In un breve saggio tratto da Manufactoring Consent, tradotto La fabbrica del consenso nell’edizione italiana del 2014, Edward Herman e Noam Chomsky ci parlano dei messaggi e dei simboli della comunicazione e di come, nell’odierna società liquida - quella che corrisponde per Zygmunt Bauman ad una società della crisi: dei partiti, dei valori, delle ideologie, dello stato, del concetto di comunità – questi siano oggetto di una costante manipolazione da parte delle major corporation,  mostrandoci in dettaglio il rapporto esistente negli USA tra i mass media e i grandi detentori della ricchezza, nell’attuale fase decrescente del postmodernismo. Un modello di propaganda oggi esteso a tutto il pianeta. Non più proposto, ma imposto.
 
 

I mass media sono un sistema per comunicare messaggi e simboli alla totalità della popolazione. Divertire, intrattenere e informare è il loro compito, ma al contempo è anche loro compito educare gli individui su valori, fedi e codici di comportamento in grado di integrarli nelle strutture istituzionali di una società allargata. In un mondo dove la ricchezza è fortemente concentrata, e i conflitti di interesse tra classi sono sempre più forti, adempiere a questi compiti richiede un’azione di propaganda sistematica. 

 

 
Nei paesi  dove le leve del potere sono nelle mani di una burocrazia di stato che detiene il controllo monopolistico sui mezzi di informazione, spesso supportato da forme ufficializzate di censura, appare chiaro che i media perseguono i fini di una elite dominante. Risulta più difficile riconoscere un sistema di propaganda all’opera quando i media sono privati ed è assente una censura formale. In particolar modo dove i network mediatici competono tra loro - vedi in Italia lo scontro “ideologico” tra i due tycoon De Benedetti e Berlusconi - o quando attaccano periodicamente e mettono in piazza le malefatte delle società e dei governi, proponendosi, con irruente aggressività, come portavoce della libertà di parola e dell’interesse comune generale. Non è così evidente, sono poco discusse sugli stessi media, la natura e l’efficacia limitate di queste critiche, e come l’enorme disuguaglianza nel disporre di risorse economiche tra gli operatori del settore condizioni l’accesso ai media privati, il loro comportamento e le loro prestazioni professionali.
 
 
Un modello di propaganda si basa su questa ineguaglianza di ricchezza e di potere e sui molteplici effetti che ha sugli interessi e le scelte dei mass-media. Determina i percorsi attraverso i quali denaro e potere sono in grado di filtrare le notizie, marginalizzare il dissenso e mettere in condizione il governo e gli interessi privati dominanti di far giungere al pubblico i loro messaggi. Gli elementi che determinano i filtri attraverso i quali deve passare l’informazione sono molti: le dimensioni, la concentrazione di proprietà e la ricchezza dei proprietari delle grandi agenzie informative che condizionano i loro orientamenti d’interesse, o la pubblicità, fonte spesso primaria di sostentamento, e il conseguente potere esercitato dai grandi inserzionisti. Un altro elemento è costituito dalla dipendenza dei media dalle informazioni fornite dai vari organi di governo, dalle stesse imprese e da esperti finanziati e approvati da queste stesse fonti primarie e dagli “agenti” del potere che le rappresentano. Troviamo infine le critiche e gli ostracismi verso gli addetti all’informazione usati come mezzi per disciplinare i media. Tutti questi elementi interagiscono e si rafforzano reciprocamente. La materia grezza dell’informazione - compresa quella che si definisce culturale - deve passare attraverso questi filtri, solo dopo questa “depurazione” la notizia, la scoperta, l’opera d’arte e d’ingegno possono essere divulgate. Sono questi gli elementi che stabiliscono le premesse del discorso e l’interpretazione e la definizione di ciò che è degno di nota, stabilendo il peso e la portata che deve assumere una campagna di stampa. La dominazione dei media da parte di una elite e l’emarginazione dei dissidenti, consentita dall’attivazione dei suddetti filtri, avviene ormai in modo così “naturale” che gli addetti all’informazione, che spesso ritengono di operare con integrità e correttezza, riescono a convincere se stessi di scegliere e interpretare le notizie “obiettivamente” e sulla base di una valutazione “professionale” dell’informazione. L’autocensura risulta così essere peggiore della censura formale, perchè comporta la morte della ragione e del pensiero critico.
 
 
Chomsky ci mostra come non ci sia una censura formale nelle democrazie occidentali. La soppressione del dissenso è al contrario paradossalmente ottenuta consentendo ai media di assorbire, o “cooptare” ogni dissenso come immagine. Una volta trasformata in prodotto, qualunque ribellione è ridotta all’immagine della ribellione, prima come spettacolo e infine come simulazione, come tempo fa insegnavano Debord o Baudrillard. E questo vale non solo per la cronaca e l’informazione, vale soprattutto per l’arte e la forma di comunicazione che si definisce “culturale” anche nella sua postmoderna versione pop. Nel mondo del Capitale Globale, dove tutti i media funzionano come lo specchio perfetto del capitale, possiamo riconoscere un’immagine globale o un immaginario universale universalmente mediato, dove manca qualunque al di fuori o al margine. Tutte le immagini sono state catturate e messe nel recinto, e di conseguenza sembra che qualunque espressione artistica sia resa impotente ad agire efficacemente nella sfera sociale. Secondo il pensiero più pessimista, oggi non si può nemmeno ipotizzare l’esistenza di una “sfera del sociale”. Tutti i rapporti umani possono essere – e sono – espressi come rapporti di mercato.
 
 
In questa situazione sembrerebbe che qualunque "riforma" sia diventata impossibile, dal momento che tutti i tentativi di miglioramento, di aggiustamento anche parziale della società saranno trasformati, dallo stesso paradosso che determina l'immagine complessiva, in strumenti per sostenere e rafforzare il potere della merce. Ad esempio, "riforma" e "democrazia" sono ormai parole in codice per l'imposizione forzata di rapporti di mercato sui paesi “emergenti”. Libertà è diventato un termine che significa libertà di società d’affari, e non di società umane.
 
 
Un’immagine può essere utilizzata per una manifestazione studentesca negli USA deturnandola da un film o da una serie televisiva di grande successo. Il saluto a tre dita utilizzato dagli insorti rappresentati nella saga Hunger Games può essere fatto proprio da giovani tailandesi che manifestano contro un regime insediatosi con un colpo di stato e per questo vengono perseguiti dalle polizie. Il confine precario tra finzione, fiction, e vita reale diventa incerto quando i manifestanti contro un colpo di stato, vittime del divieto di protesta imposto da una giunta militare, adottano come forma di resistenza silenziosa il saluto a tre dita che appare nel film Hunger Games.
 
 
Una serie di film e un romanzo scritto da Suzanne Collins raccontano di un distopico futuro post-apocalittico dove il paese di Panem è governato dai notabili di Capitol City nel ricco distretto Campidoglio, circondato da 12 distretti più poveri ed un tredicesimo distrutto da Capitol City durante un tentativo di ribellione. Ogni anno, come punizione per aver scatenato la vecchia ribellione, in ogni distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i dodici e i diciotto anni per partecipare agli Hunger Games, un evento nel quale i partecipanti devono combattere in un luogo detto "arena", che viene controllata dagli Strateghi per mezzo di computer molto sofisticati, finché uno solo rimane vivo. La selezione avviene tramite una cerimonia chiamata "mietitura", che consiste nel pescare da un'ampolla un biglietto tra i tanti nomi dei candidati. Un racconto di fantascienza che attinge ai miti e ai simboli degli antichi greci e romani aggiornati dal linguaggio e dagli schemi narrativi e comportamentali dei reality show contemporanei. Un grande successo di pubblico e di incassi: colonna sonora azzeccatissima e “profondità di contenuti e sentimenti”, come scrivono i/le fan.
 
 
Il saluto "Mockingjay", reso celebre dalla protagonista Katniss Everdeen, nel film è un segno di ribellione per chi manifesta contro un regime dispotico che costringe i giovani dei quartieri poveri a scannarsi tra di loro come gladiatori nell’Antica Roma. I giovani protagonisti dei tanti flash mob nei centri commerciali di Bangkok lo utilizzano in segno di protesta contro l’oppressione dei militari. L’interpretazione del significato del gesto varia a seconda dei contesti, resta il fatto che la forza comunicativa che ha acquisito nelle manifestazioni di protesta in Thailandia è stata tale da indurre la giunta militare a monitorare con attenzione il movimento che se ne è appropriato.
Questa fluidità e permeabilità dei linguaggi tipica della contemporaneità costringe tutti gli attori in campo a confrontarsi sul medesimo terreno di gioco, quello della spettacolarità dell’immagine di un prodotto di mercato dove i simboli si mutuano, si sovrappongono, si uniformano, smarriscono il loro significato o lo mutano.   
 

 

Del resto, il saluto a tre dita è il tradizionale saluto scout diffuso in tutto il pianeta Terra dai tempi di Baden Powell, militare britannico e fondatore dello scautismo, agli inizi del secolo scorso. Quel Robert Stephenson Smyth Baden Powell, Lord of Gilwell, che gli Scouts e le Guide di tutto il mondo hanno sempre chiamato molto familiarmente  B.P. Si direbbe che tutto torna.  N.d.R.C.