ulivi kaput


 

Strage degli ulivi in Puglia, una follia tutta italiana
15 aprile 2015
di Antonia Battaglia (da Micromega)*
 
In visita a Lecce qualche giorno fa, il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali non ha perso tempo ad indicare l’intenzione del Governo di chiedere lo stato di calamità naturale per il Salento. Avanti tutta con il cosiddetto “piano Silletti”, che prevede l’abbattimento di migliaia di alberi per combattere il batterio della Xylella fastidiosa, del quale, fino al momento, non vi è prova scientifica di patogenicità sugli alberi di ulivo in Puglia.
Il Ministro Martina, assieme alla Regione, ha invitato da Lecce gli agricoltori ad arare le proprie terre, concludendo poi che in effetti non si taglierà un milione di ulivi, ma forse “solo 35.000”. Cifra poi smentita dallo stesso Commissario Silletti, che ha parlato di un monitoraggio in corso, di potature e sfrondature.
 
Sembra, pertanto, che la questione Xylella sia dominata in ambito istituzionale dal caos, da un rincorrersi di stime, cifre, metodiche, minacce. L’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari ha dichiarato che se sarà necessario, ci saranno multe per chi non avrà arato i campi e ha affermato che “santoni e pseudo-ambientalisti, (sono) gli unici che veramente speculano sulla questione Xylella”.
 
 
Andiamo per punti. L’allarme europeo di quarantena da Xylella fastidiosa viene lanciato dalla Regione Puglia, certa che il disseccamento rapido degli ulivi nella Regione sia causato dal batterio e che tale batterio possa quindi diffondersi altrove sul continente. La Commissione Europea, di conseguenza, lancia un allarme da quarantena nonostante l’EFSA (European Food Security Agency) si fosse già espressa in maniera molto mitigata sulla questione. Il pressing che viene però dall’Italia è molto forte e convinto, e quindi si adotta la misura di quarantena.
Peacelink, per conto delle associazioni salentine riunite attorno all’Associazione Spazi Popolari, interviene in Commissione, apportando al dibattito le risultanze di ulteriori studi, che evidenziano come la Xylella potrebbe non essere la prima causa di malattia degli ulivi pugliesi, ma semplicemente una concausa o comunque un agente tra altri, riscontrato, dopo l’effettuazione di analisi, NON su tutti gli alberi affetti da disseccamento.
 
Studi realizzati dall’Università di Foggia, dall’Università della California nel 2014, pareri scientifici e diverse testimonianze in arrivo da numerose parti del mondo concordano nel sottolineare che la causa prima della malattia potrebbero essere i funghi. Il direttore dell’EFSA risponde a Peacelink con una lettera del 1 aprile 2015, dichiarando clamorosamente che ad EFSA non è mai stato chiesto uno studio sulla eziologia della malattia, quindi sul rapporto causa-effetto del disseccamento rapido degli ulivi.
 
Dopo l’intervento di Peacelink, la Commissione Europea ha invitato l’EFSA a fornire un ulteriore urgente parere sulla questione, al fine di discuterne al prossimo Consiglio Europeo Agricoltura e di prendere una decisione per fine aprile, quando si riunirà il Comitato sulla Salute delle Piante.
Quindi, ancora adesso, non ci sarebbe nessuna certezza scientifica sulla causa della malattia degli ulivi, come invece la Regione Puglia ha dichiarato sin dall’inizio e come sostengono le azioni che vengono messe di nuovo in campo da Regione stessa e Ministero.
 
Quello che appare singolare, di nuovo, è il fatto che Governo e Regione si apprestino a preparare un decreto legge per la dichiarazione dello stato di calamità naturale senza avere la certezza scientifica che si tratti di Xylella.
 
Ci sono state centinaia di voci che si sono levate, in queste settimane, contro l’abbattimento degli alberi, ma la Regione ha messo in campo un comportamento molto aggressivo, ottuso, chiuso nella propria decisione di continuare sulla strada dello sradicamento degli alberi.
Coldiretti, sin dall’inizio primo sostenitore della necessità dell’abbattimento immediato, in questi giorni ha sprecato parole durissime nei confronti della Francia, la quale ha bloccato l’importazione di poco più di un centinaio di piante dalla Puglia. Misura esagerata, dice Coldiretti, tuttavia “molto utile” per sostenere l’urgenza dello stato di calamità naturale.
 
La misura adottata dalla Francia è fuori dubbio eccessiva ma essa è conseguenza diretta dell’allarme lanciato dalla Regione Puglia e dal Ministero, che continuano a dichiarare urbi et orbi la pericolosità della Xylella per tutto il settore agricolo.
La Puglia, così facendo, si elimina da sola dal mercato mondiale, grazie alla miopia della propria classe politica e agli interessi spiccioli di una parte di essa che, probabilmente pressata dalla necessità di dover portare a casa un risultato propagandistico a fini elettorali (vedi prossime elezioni regionali del 31 maggio), si getta a capofitto in una storia dai contorni così tanto fumosi che la Magistratura di Lecce continua ad indagare a ritmo serrato.
E’ difficile immaginare che la Francia, per esempio, dichiarerebbe mai lo stato di calamità naturale nella regione del Bordeaux, laddove ci fosse un qualche rischio di patologia vegetale, mettendo a repentaglio le produzioni, l’esportazione, l’economia, il turismo, l’intero ecosistema di una regione ricca tanto quanto la nostra Puglia, pur di ottenere indennizzi e sussidi europei e nazionali.
 
La Puglia è un produttore strategico non solo di olio, ma anche di uva, agrumi, prodotti agroalimentari di diversa natura, frutta (mandorle, pesche, albicocche, gelsi, etc.), pomodori, piante aromatiche, cereali, piante ornamentali. Un fatturato annuo di circa 1.3 miliardi di euro.
Una ricchezza incredibile che dovrebbe esser difesa, protetta e non incautamente svenduta. Il danno all’immagine della regione è una ulteriore conseguenza gravissima di quanto accade: da diversi paesi europei, giungono testimonianze di preoccupazione per ciò che traspare della situazione. Sembra possa essere messa a rischio la stessa identità unica del Salento, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
 
Ci si chiede come sia possibile affrontare sfide di questa portata in modo così malaccorto. Il danno produttivo, economico, non solo sul piano agroalimentare ma anche turistico, può diventare dirompente. La classe politica che si è trovata a gestire la questione avrebbe dovuto farlo cominciando dalla scienza e dalla terra.
Le misure di sostegno dovrebbero essere indirizzate alla ricerca, al rilancio dell’agricoltura biologica, alla garanzia del rispetto del paesaggio e dell’ecosistema della nostra Regione.
 
Coldiretti ha chiesto “un risoluto impegno di tutto il Parlamento italiano affinché sia resa possibile la dichiarazione di stato di calamità naturale nel Salento, dove sono a rischio 11 milioni di piante di ulivo”.
Ma se davvero a Coldiretti interessa proteggere gli 11 milioni di ulivi, perché non si impegna affinché la cura che ha guarito già più di 500 di questi ulivi venga estesa a tutte le piante malate? Perché non si convoca con immediatezza un panel indipendente di ricercatori che possa non solo produrre un nuovo urgente avviso scientifico, da sottoporre ad EFSA, ma anche testare la cura che già funziona?
 
Sarebbe interessante conoscere le risposte alle seguenti domande da parte del Ministro Martina e del Presidente Vendola:
 
1) sulla base di quali test di patogenicità siete convinti che il disseccamento degli ulivi sia prodotto dalla Xylella?
 
2) perché gli agricoltori che da più di un anno curano con efficacia gli alberi colpiti non vengono ascoltati?
 
3) perché non vengono presi in considerazione i numerosi studi scientifici italiani ed internazionali che evidenziano, in linea con l’EFSA, che esistono tipi di funghi riscontrati sulle piante malate che potrebbero essere la causa prima del disseccamento degli alberi?
 
4) perché l’azione del Governo e della Regione si concentra non sulla ricerca della causa della malattia ma sull’obiettivo dell’abbattimento e sulla richiesta di indennizzi all’Unione Europea? E questo nonostante la dichiarazione dell’EFSA sull’incertezza dell’eziologia della malattia?
 
Vengono prese decisioni così radicali sulla base di poco più di nulla, decisioni le cui conseguenze potrebbero essere devastanti su diversi piani e per centinaia di anni. Un ecosistema finirebbe, un’intera Regione verrebbe sfigurata e trasformata in una landa industriale competitiva e senza identità.
 
 
 
video I L'Evoluzione della FRODE Xylella 
 
 
video I «Quista è casa mia, terra mia
Lu Salentu nu se tocca!» (Sud Sound System).
 

 

 
 
XYLELLA, LEGAMBIENTE: ‘INTERVENTI URGENTI CONTRO LA DISTRUZIONE DEGLI ULIVI’
 
 
Le proposte dell’associazione ambientalista: buone pratiche agricole ed interventi mirati al contenimento del batterio
 
 «Bloccare l’espansione di questa pandemia che sta distruggendo gli olivi del Salento è una priorità assoluta che non riguarda solo la Puglia, ma il territorio e l’economia nazionale e anche l’area Mediterranea. Legambiente chiede al Ministero delle Politiche Agricole e a tutte le regioni olivicole italiane di adottare misure urgenti per prevenire il rischio di propagazione sui loro territori del batterio killer, Xylella fastidiosa, ormai comprovato dal gruppi di ricerca di Bari come principale causa della morìa degli olivi. La sua ulteriore diffusione, che potrebbe anche compromettere il territorio barese, con una superficie a uliveto maggiore di quella delle altre province, rappresenterebbe un danno incalcolabile non solo per l’olivicoltura pugliese e italiana, ma anche per la biodiversità, per il paesaggio e per l’attività turistica di vasti territori» commentano Vittorio Cogliati Dezza e Francesco Tarantini, rispettivamente presidente nazionale di Legambiente e presidente di Legambiente Puglia.
 
Le drastiche prescrizioni della Commissione Europea, recepite a livello ministeriale e regionale, basate su vasti interventi di abbattimento degli ulivi e su massicci interventi fitosanitari, comportano il rischio di desertificare o di deprivare fortemente zone di grande bellezza, senza peraltro fornire garanzie di pieno successo nella lotta ai patogeni presenti nel Salento.
 
In una situazione così critica, le reazioni emotive o ideologiche, senza adeguate basi scientifiche di conoscenza, rischiano solo di favorire confusione e paralisi degli interventi. L’IMPROVVISAZIONE E LA DEMAGOGIA SUL BATTERIO KILLER SONO, PER CERTI VERSI, PEGGIO DELLO STESSO BATTERIO.
 
Per questo Legambiente ha istituito un gruppo di lavoro nazionale per sviluppare proposte di interventi in grado di minimizzare l’impatto ambientale delle misure adottate o da adottare e, tendenzialmente, di offrire un contributo per contemperare le contrastanti esigenze tra eradicazione dei patogeni e tutela dell’ambiente e del paesaggio.
 
In particolare, Legambiente ritiene che le buone pratiche agricole (a partire dalla sarchiatura del terreno e dalle potature, anche drastiche quando necessario, oltre che da una corretta gestione del suolo e del suo equilibrio biologico) rappresentino il primo passaggio per la prevenzione e per il controllo dei vettori del patogeno, come del resto ampiamente sottolineato anche nelle Linee Guida emanate dalla Regione Puglia.
 
I trattamenti fitosanitari dovrebbero essere attuati solo se assolutamente necessari, preferibilmente ricorrendo a prodotti di origine naturale onde evitare di arrecare danni irreversibili all’agricoltura biologica e all’apicoltura. L’abbattimento degli alberi infetti, da intendersi come misura estrema, dovrebbe essere successivo ad una verifica scientifica del loro stato (test di laboratorio, DTBIA o ELISA) e non semplicemente basato su una valutazione visiva.
 
Di particolare importanza sono gli interventi, anche a partire da una adeguata campagna di informazione, per impedire il trasferimento degli insetti vettori – tra cui le cicaline pronte a spiccare il volo vista la precocità di maturazione – in altre zone attraverso mezzi indiretti (mezzi di trasporto, indumenti, movimentazione di piante o parti di piante).
 
Più in generale, e in prospettiva, dovrebbe essere stimolato il ricorso a pratiche agricole biologiche, allo scopo di rivitalizzare i suoli attraverso la concimazione organica e di potenziare le difese naturali delle piante; ed alla sperimentazione di azioni di lotta biologica e integrata contro i principali vettori del batterio, a partire dalla cosiddetta Sputacchina media.
 
   «La Xylella – continuano Cogliati Dezza e Tarantini – sta depauperando un patrimonio identitario, affettivo, paesaggistico ed economico inestimabile. A tal proposito chiediamo al Ministero delle Politiche Agricole di stanziare adeguate risorse economiche per la prevenzione, ricerca e sperimentazione sulle misure di contrasto del Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo, oltre che sostenere e supportare il comparto agricolo, a partire dall’abbattimento dell’Imu sui fondi agricoli».