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Terra a chi la  lavora

A fronte degli orientamenti espressi sulle politiche agricole dal Mercato e dal sistema di controllo e indirizzo degli enti pubblici che si propongono la gestione dell’agroalimentare attraverso il modello EXPO e la sua legittimazione politica - grazie all’adozione di normative come quelle previste nei programmi di deregolamentazione in corso come il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP), concepite per eliminare le barriere normative che potrebbero limitare i profitti realizzabili dalle imprese multinazionali - non si può che ripartire dal basso e riproporre percorsi di resistenza contadina e cittadina come quelli che caratterizzarono le lotte di movimento degli anni 1970/80 attraverso le occupazioni di abitazioni in città e terre e cascine nelle campagne e la pratica di stili di vita comunitari ed egualitari.
Su questo fronte di resistenza assistiamo ad un gradito ritorno, gli zappatori senza padroni riappaiono sulle colline  toscane. Ancora una volta la terra, lo spazio in cui si vive, il territorio dal quale si attingono le risorse per una vita degna di tale nome vengono vissuti come un bene comune, posto sotto custodia popolare.
 

"La terra non si vende, la terra è un bene di tutti". Queste le parole d’ordine del movimento Mondeggi Bene Comune. Un presidio nato contro vendita della tenuta agricola di Bagno a Ripoli che la Provincia aveva messo in vendita con un bando pubblico nel tentativo di recuperare risorse utili a scongiurare un deficit di bilancio, che vide andare deserta l'asta pubblica.  All’asta andavano i 200 ettari di boschi, campi, vigne, oliveti e poderi un tempo di proprietà dei Della Ghrardesca, quelli che da mesi sono diventati teatro di un esperienza unica in Italia. Quella di un comitato che prova a far rinascere il podere abbandonato dalla società della Provincia attraverso il lavoro degli orti sociali e del recupero di vigneti e oliveti.
 
Un progetto di autogestione e democrazia diretta che non si è limitato a mettere in pratica modalità produttive ecologicamente sostenibili , ma ha tentato di contrastare le logiche dominanti di Mercato modificando la circolazione e la distribuzione dei beni prodotti creando spazi “fuorimercato”. Uno di questi è stato realizzato attraverso l’alleanza con la fabbrica recuperata RiMaflow di Trezzano sul Naviglio in forma di mutuo soccorso. 
 
 
RimaFlow è un singolare esperimento portato avanti da un gruppo di lavoratrici e lavoratori, in grande maggioranza licenziati dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, chiusa definitivamente nel dicembre 2012, che ha recuperato la fabbrica, riconvertendola da automotive verso il riuso e il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche  cercando di dar vita ad una vera e propria Cittadella dell’altraeconomia. RiMaflow è oggi in una fase di definizione dei rapporti con la proprietà dell'area, puntando alla regolarizzazione dell'occupazione per passare alla produzione industriale in base al modello delle fabbriche argentine in autogestione. L’Associazione Occupy Maflow si ispira alle società operaie di mutuo soccorso e alle grandi esperienze nate agli albori del movimento operaio, confrontandosi oggi con analoghe esperienze di autogestione in Italia e a livello internazionale – oltre che alle fabricas recuperadas argentine alla Association pour l’autogestion francese (www.autogestion.asso.fr), alla biblioteca mediatica Workerscontrol.net.
 
 
Il movimento nato attorno all’occupazione del podere di Mondeggi, dopo un primo presidio contadino dell'area demaniale, ha avviato la produzione coinvolgendo il territorio nella difesa di un bene comune, insieme ad altre realtà con pratiche convergenti come Sos Rosarno, Caicocci Terra Sociale, Netzanet di Bari e altre realtà che appartengono al circuito di Genuino Clandestino, dando vita a strutture logistiche che intendono collegare città e campagna in modo radicalmente alternativo alla Grande distribuzione organizzata, che penalizza la piccola produzione contadina, con ricadute negative sull'ambiente e la biodiversità, non di rado contribuendo ad avvelenare la terra e il cibo con ogm e pesticidi. Su questa prima piattaforma di scambi e mutuo soccorso tra produttori si è inserita la realtà di una fabbrica riconvertita come quella di RimaFlow che, unitamente ad alcuni Gruppi di Acquisto Solidale, intende creare reti di distribuzione “fuori mercato”, senza padroni e contro i padroni. Proponendosi di dar vita ad una piattaforma logistica autogestita, cercando di superare le difficoltà incontrate da coloro che si battono nel mondo del consumo critico e della sovranità alimentare.
 
 
Storicamente i contadini, i lavoratori della terra, hanno sostenuto un ruolo centrale nella mediazione tra il contesto territoriale e la comunità insediata al suo interno. L’idea centrale della produzione a KM0, prima di essere ridotta a brand in operazioni di puro marketing, era proprio quella di coltivare localmente i prodotti ed avere un rapporto diretto con chi consuma i frutti di questo lavoro, in una prospettiva che vede diventare centrale anche il ruolo del consumatore, sia per il sostegno all’attività agricola che per la definizione delle sue scelte produttive. Questo ruolo di volano sinergico tra contadino e comunità si è progressivamente logorato ed è stato sostituito da rapporti complessi di produzione e consumo caratterizzati dalla flessibilità e dalla velocità propri della Grande Distribuzione Organizzata. Il ritrovamento e il recupero di questa vocazione storica del mondo produttivo rurale è ormai alla base di una seria contrapposizione alla deriva commerciale, energivora e inquinante imposta dal mercato globale, anticipatrice di una ridefinizione dello storico controverso rapporto città-campagna. N.d.R.C.
 
 
video I Mondeggi Bene Comune
 
fonte: Lofacciobene Cinefest