il concept


 

Gestione disinvolta

Quando si dice “il linguaggio”.  Da La Stampa di Torino un articolo illuminante, ce ne fosse ancora bisogno, su come viene disinvoltamente fatto “girare” il denaro pubblico nelle mani di amministratori, imprenditori, progettisti e facilitatori vari.
 
Una gestione disinvolta è quella che “non impaccia, consente libertà di movimenti”, quindi “comoda, pratica”, e che viene praticata con disinvoltura, “senza mostrare impaccio o timidezza”.
 
Questo è il vero “problema”. Anche i robber baron, i baroni ladri, erano disinvolti, molto disinvolti, e la loro disinvoltura è costata parecchio a molta brava gente.  N.d.R.C.
 
 
 
 

Disinvolto

Disinvolta? In che senso?
 
« Nel senso di grave e inescusabile negligenza nell’impiego del denaro pubblico »
 
Vocabolario on line
 
agg. [dallo spagn. desenvuelto, propr. part. pass. di desenvolver, corrispondente all’ital. disinvolgere]. – Libero, franco nei modi, non impacciato: un giovane d., dall’aria d.; essere d. nel parlare, nel conversare, nello scrivere; mostrarsi d.; sforzarsi di apparire d.; linguaggio, modi d.; stile disinvolto. In senso attivo, riferito all’abbigliamento o, meno spesso, all’acconciatura, che non impaccia, che consente libertà di movimenti, quindi comodo e pratico: un vestito d., una pettinatura d., una moda disinvolta. Con tono di riprovazione, troppo ardito, sfacciato, o privo di riserbo: d. il signorino!; una ragazza disinvolta.  
Avv. disinvoltaménte, con disinvoltura, senza mostrare impaccio o timidezza: comportarsi disinvoltamente; entrò disinvoltamente, come se fosse pratico dell’ambiente; conversava disinvoltamente con quelle illustri personalità, senza alcun imbarazzo.
 
 
TORINO 22/07/2014
 

“Per il grattacielo una gestione disinvolta dei soldi pubblici”

 
Il procuratore della Corte dei Conti: maggiorazioni continue, si resta sgomenti
 
di ALESSANDRO MONDO
 
 
«Un pozzo senza fondo. E non è ancora finita». Corrado Croci, procuratore della Corte dei Conti regionale che indaga sul grattacielo della Regione, si è già fatto un’idea precisa della situazione. Il riserbo sugli aspetti più delicati dell’indagine, tuttora in corso, non gli impedisce di tirare le prime somme: «Sono rimasto sgomento, così pure i miei tecnici, per il volume delle cifre e per come sono state trattate».
 
Addirittura?
«C’è stato un mancato controllo da parte della politica. E una gestione disinvolta del denaro pubblico da parte della struttura amministrativa».
 
Disinvolta? In che senso?
«Nel senso di grave e inescusabile negligenza nell’impiego del denaro pubblico».
 
Semplice inerzia, trascuratezza, o dolo?
«Lo stabiliremo alla fine. Abbiamo chiesto un’integrazione dell’indagine, che a questo punto terminerà a fine anno, e trasmesso gli atti alla Procura».
 

Un invito a dedurre

A che punto è l’inchiesta?
«Dopo le verifiche della Finanza e la consulenza dell’Ordine degli Architetti di Milano, che su nostra richiesta ha vagliato le parcelle, abbiamo invitato i soggetti coinvolti a rispondere alle nostre contestazioni».
 
Quali soggetti?
«Per la parte politica, l’allora presidente Bresso e i membri della giunta interessati: Oliva, Manica, Pentenero. L’invito a dedurre è stato esteso anche a Gianluca Susta, che aveva curato l’istruttoria. Per la parte amministrativa, Maria Grazia Ferreri e i suoi collaboratori di staff».
 
Convinti dalle loro argomentazioni?
«Dipende dai casi».
 
Quali profili contestate?
«Vari aspetti. In primis, la decisione della giunta Bresso di non bandire una nuova gara quando si decise di trasferire il progetto da Spina uno, l’area scelta inizialmente, a quella ex-Fiat Avio».
 
Il Comune non concesse la variante urbanistica.
«Ma il primo contratto, firmato nel 2003 tra Fuksas e la giunta Ghigo, era condizionato alla variante».
 
Quindi?
«A quel punto è venuto meno. Invece, nel marzo 2006, la giunta Bresso si limitò a recuperare i risultati della gara e trasferì il contratto sulla nuova area, precisando che tutto sarebbe rimasto invariato».
 
Invece?
«Le dimensioni dell’immobile sono raddoppiate rispetto al progetto di Fuksas».
 
Com’è possibile?
«Si decise di non bandire una nuova gara, scelta motivata a posteriori con ragioni di risparmio, pur sapendo che l’altezza e le volumetrie sarebbero cambiate. Chi l’ha detto che con una nuova gara non si sarebbe potuto spuntare un prezzo più basso?».
 
Da cosa è dipeso il cambio delle volumetrie?
«All’epoca non si sapeva esattamente quali e quanti uffici si volevano trasferire nella nuova sede, ma nella struttura regionale era abbastanza chiaro che il progetto del 2003 avrebbe dovuto essere variato in modo significativo».
 
Altre obiezioni?
«Il contratto a monte è stato modificato con atti integrativi che hanno eliminato una serie di sconti concessi dal progettista, riconoscendo nel contempo voci supplementari».
 
Cioè maggiori costi?
«Maggiorazioni continue, talora inspiegabili: per elaborati già depositati o per consegne anticipate di 15 giorni. Tra le modifiche contrattuali, ci fu la decisione di affidare a Fuksas anche il progetto di variante per l’area antistante l’Oval. Progetto che, abbiamo obiettato, la Regione poteva affidare ai suoi uffici dell’Urbanistica, risparmiando denaro: in corso Bolzano occupano un intero palazzo...».
 
E la querelle sulla direzione artistica?
«Un altro paradosso. Era previsto che la direzione artistica venisse riconosciuta a Fuksas solo se fosse stata l’impresa a eseguire il progetto esecutivo. Invece lui si è occupato pure di quello, il che rende la direzione artistica un doppione, ma nel tabellario allegato al contratto è rimasto anche quel compenso».
 
A quanto ammonta, nel complesso, il danno erariale per la Regione?
«Sette-otto milioni, stando agli ultimi conteggi: quattro solo sul fronte delle parcelle».
 
Un quadro pesante...
«In tanti anni non mi ero mai imbattuto in un caso del genere: prevedo altre sorprese».
 
 

Leasing in costruendo

La giunta Bresso  aveva concordato con Massimiliano Fuksas una parcella di 22 milioni di Euro per la progettazione del nuovo palazzo della regione.
 
Fuksas aveva vinto il concorso "Un simbolo per la Regione" lanciato nel 2001 dalla giunta di destra di Enzo Ghigo. Il progetto riguardava un edificio da costruire nell'area ex Materferro a Borgo San Paolo. Nel 2005 però la nuova amministrazione di centrosinistra guidata da Mercedes Bresso decise di cambiare la localizzazione e chiese a Fuksas di progettare un nuovo edificio e le sistemazioni dell'intera area di Nizza Millefonti, dove sorgevano gli stabilimenti della Fiat Avio. Il nuovo progetto è stato consegnato alla Bresso nel 2007.
 
La formula finanziaria scelta dalla giunta piemontese era stata quella del "leasing in costruendo" con un costo annuo di 12.6 milioni di Euro l'anno per l'ente, che attualmente ne spende oltre 13 di affitti per le varie sedi. La gara d'appalto si era conclusa a febbraio con l'aggiudicazione a una associazione di imprese guidata dalla Coopsette di Ravenna. Secondo i tempi previsti in origine il cantiere avrebbe già dovuto essere aperto, con una previsione di fine lavori entro il 2013.
 
 
Sul sito della Regione Piemonte ( www.regione.piemonte.it ) si leggeva:
 
“La Giunta ha approvato il 2 agosto 2013 la delibera che dà mandato alla direzione Patrimonio per definire l’accordo con lo studio dell’architetto Massimiliano Fuksas per l’assistenza artistica nella costruzione della nuova sede unica della Regione Piemonte.
 
Nei prossimi giorni verranno definiti tutti gli aspetti procedurali che formalizzeranno l’intesa raggiunta, che riguarda la creazione di una struttura fissa con presenza continuativa presso il cantiere con rimborso spese mensile per lo staff che sarà impegnato nell’opera, per un totale complessivo di circa 240mila euro in sei mesi.
 
“Siamo molto soddisfatti dell’accordo – commenta il vicepresidente e assessore al Bilancio e Patrimonio, Gilberto Pichetto Fratin – perché ci consente di poter fare a regola d’arte un’opera importante non solo per la nostra istituzione, ma per l’intera città di Torino. Da qui a poco il palazzo caratterizzerà il panorama del capoluogo piemontese e diverrà inevitabilmente un nuovo simbolo del Piemonte. Il nostro obiettivo è renderlo il più bello possibile, oltre che funzionale e innovativo. Ho la massima stima dell’architetto Fuksas e sono certo che sarà una proficua collaborazione nell’interesse della città”. 
 
 
 
 

L’Archistar Rossa

Da una consulenza richiesta dai magistrati contabili all’Ordine degli architetti di Milano sarebbe emerso che l’architetto Fuksas avrebbe percepito circa 4 milioni di euro in più rispetto alla parcella professionale, come da valori tabellari, per un totale di 22 milioni di euro per la sola progettazione dell’opera. Il tutto sarebbe inoltre gravato sui contribuenti e la Regione Piemonte non avrebbe mai effettuato alcun controllo. Tra l’altro, nelle scorse settimane, lo stesso Fuksas avrebbe chiesto al committente, la Regione Piemonte, un adeguamento della cifra, ovviamente in rialzo, per l’aumento delle dimensioni dell’immobile e quindi del suo valore. Infatti, rispetto all’ipotesi progettuale, vi è stata una variazione in corso d’opera del progetto. Ma la cosa ha dell’assurdo. Difatti, a luglio 2013, l’architetto aveva mosso diverse critiche contro la Regione Piemonte proprio per la mutazione del suo progetto originario, tanto da fornire ai giornali la seguente affermazione: «E' un mostro, il mio progetto stravolto completamente». Fuksas ha addirittura minacciato di disconoscere il progetto: «Che un progetto non sia realizzato da chi lo ha pensato può succedere solo in Italia, mai successo altrove. Non sia mai che chiamino questo palazzo con il mio nome, stravolto da un'impresa e da due onesti funzionari».
 
Sembrerebbe inoltre che l’architetto avrebbe addirittura richiesto dei compensi aggiuntivi in quanto operazioni di “supervisione artistica”. In relazione all’architetto Fuksas potrebbe persino sembrare una cosa normale, quasi dovuta, peccato che la supervisione artistica sia stata chiesta per la realizzazione delle fondazioni dell’edificio, per gli impianti idricosanitari, elettrici e di riscaldamento. I bagni del nuovo “grattacelo Fuksas” costeranno, secondo i conti dell’archistar milanese, 127mila euro in più rispetto a dei normali servizi igienici.
 
 
 

Seguono dichiarazioni …

Nella zona dovranno essere realizzate anche altre costruzioni, che l'architetto Fuksas ha dichiarato però di non voler progettare. "Tutti gli edifici non devono essere progettati da un solo architetto." - ha dichiarato.
 
da TORINO | Grattacielo Regione Piemonte (Fuksas) | Page 13 - SkyscraperCity
 
Massimiliano Fuksas la chiama la sua trilogia italiana: una nuvola a Roma, una vela a Milano, un caleidoscopio a Torino. Che è un bel modo per trasformare i progetti in favole, o trilogia allegorica alla Italo Calvino. Meglio delle grigie e funzionali definizioni: il nuovo Palazzo dei congressi di Roma, il Polo fieristico di Milano, il futuro Palazzo della Regione Piemonte di Torino.
 
 

Fuksas: consumismo e critica al capitalismo

Il 17 marzo 2008 l’antico simpatizzante di rifondazione comunista esplora il significato del termine consumismo. Molte idee e molto confuse, "ma anche" chiare. N.d.R.C.
 
«Mettiamo insieme i dati. Consumismo significa prima di tutto perdita dei valori. Cedere tutto pur di possedere e consumare. Di qui discende ciò che chiamiamo la crisi dei valori. Prendiamo ciò che accade tra i giovani, dalla catastrofe del sistema scolastico alle morti del sabato sera. Tutto è legato al consumismo. Soprattutto, e qui dico un’ovvietà, la questione ambientale ».
 
Qui si prende una pausa riempita da una lunga risata: «Figuriamoci che Pecoraro Scanio vorrebbe affrontarla riproponendo il modello di una società pressoché rurale...».
 
Fuksas arriva lontano: «Dirò di più. Si parla tanto di aborto. Senza dire che se le famiglie non crescono è perché non si vuole rinunciare a dividere in troppe parti ciò che si ha. Nemmeno con i propri figli. Ecco perché dico che la critica al capitalismo è decrepita. La questione si è spostata altrove. Guardare ciò che accade in Cina, dove l'iperproduzione da consumismo mette in dubbio le Olimpiadi per l'inquinamento prodotto. O in India, che tra poco verrà invasa da "Tata", l'auto a bassissimo costo ».
 
Per queste ragioni Fuksas ha deciso di appoggiare il Pd e Walter Veltroni: «Credo che abbia un'idea giustamente complessa della società italiana e della crisi mondiale. Il suo "ma anche" non è un disvalore ma un modo di annunciare che nessuno è portatore di un'unica verità e che una società è composta da mille piccole realtà, spesso in contraddizione tra loro».
 
 
 

Le ragioni dell’archistar

All’architetto, alla star, non è stato chiesto di realizzare un progetto economico, al migliore minor prezzo. Sarebbe stata un'umiliazione al suo genio e sperpero di pubblico denaro in incongrue parcelle. Al contrario, all’archistar è stato chiesto di realizzare un evento di fama mondiale, di firmare un’opera destinata a segnare il territorio con adeguata, imponente presenza. Un land-mark, un brand, un’insegna aziendale, un pantheon-obelisco a celebrar la vittoria di un nuovo potere territoriale di controllo, al tempo di un senato formato da presidenti di megaregioni e di super sindaci metropolitani eletti per decreto.
 
Questa era la richiesta. A questa richiesta la star ha dato risposta con il meglio dell’arte sua. Dal suo punto di vista, appare oggi assai strano e inaccettabile lo stravolgimento di un'opera di grande ingegno realizzata costruendo una gabbia in cemento di pilastri e solette rivestita di lastre di vetro, per non troppo sforare il preventivo di spesa. Genuino il suo stupore nel veder far le pulci al conto finale, confrontando gli importi segnati con quelli di un prezziario regionale. C’è di che far fremere il ventre di un super architetto, e far riflettere super funzionari pubblici e megalomani.  
 
N.d.R.C.
 
 
Immagini dal film "Il ventre dell'architetto" di Peter Greenaway
 
Il ventre dell'architetto e la mafia culturale
 
Ogni volta che sono andato in Italia ho notato ogni genere di traffici. Quando si solleva un piatto in un ristorante, sotto c'é una banconota, e se si stringe una mano ci sono soldi nel palmo. Questo si ritrova in tutto il film, eccetto in due occasioni: l'iconoclasta che ruba i nasi gliene offre uno, e una ragazzina gli regala un'arancia. Queste sono le uniche due transazioni altruiste di tutto il film, le due sole in cui il denaro non é in gioco.
 
Peter Greenaway, a proposito della realizzazione del suo film Il ventre dell’architetto
 
Peter Greenaway