Comunità del nuovo millennio


 
In un momento storico in cui nessuna formazione politica si fa portatrice di una risposta credibile alle sfide dell’attuale crisi ambientale e sociale, ma al contrario, la corsa contro il muro dei limiti delle risorse sembra riprendere con rinnovata foga isterica - bruciando capitali e risorse umane e ambientali nella realizzazione di “nuove grandi opere” - un argine, molto esiguo per ora, ad una mutazione irreversibile e involutiva del paesaggio bioculturale in corso, è rappresentato dal diffondersi delle comunità. Per quanto originali o ingenue possano apparire, queste forme spontanee di aggregazione presentano una continuità storica con modelli di socialità praticati per millenni dall’uomo e ancora presenti nella nostra memoria.
 
Le comunità che si stanno diffondendo il tutto il mondo si declinano in forme molto diverse ma dimostrano un comune interesse alla socializzazione del tempo, delle capacità imprenditoriali e lavorative e degli spazi utilizzati per vivere e produrre i beni, economici e spirituali, necessari alla vita. Quasi tutte le comunità sono inoltre sensibili alla sostenibilità ambientale del loro progetto di vita e ad una visione olistica e non biocentrica dell’intero ciclo vitale delle svariate componenti biotiche del territorio che le ospita. Il termine comunità intenzionali è il termine inclusivo che comprende comuni, ecovillaggi, cohousing, organizzazioni di residenti, cooperative di abitazione e di edilizia sociale e svariati altri simili progetti e sogni, tutti accomunati dalla libera intenzione dei singoli di farne parte.



 
La più classica e radicale forma di vita comunitaria è la comune. Non esiste una definizione universale di questo termine, ma la potremmo definire una comunità relativamente piccola, spesso rurale, i cui membri condividono interessi comuni, lavoro e reddito e una gestione collettiva della proprietà delle strutture abitative e produttive. In altri termini, si tratta di comunità autonome i cui membri hanno deciso, per libera scelta, di vivere una vita di condivisione secondo il vecchio principio comunista“da ognuno secondo la propria capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni”. Non di rado gli obiettivi perseguiti dai membri delle comuni sono influenzati da una forte componente politica o religiosa e la loro azione si proietta all’esterno con attività di militanza e servizio sociale.
 
Negli anni 1970 il movimento degli hippies fondò centinaia di comuni, soprattutto negli Stati Uniti. Queste sorsero dalle proteste del movimento giovanile contro la società dei consumi e cercarono di concretizzare il sogno di uno stile di vita a questa alternativo. Benché non avessero una ideologia comune ben definita e, in molti casi, una vita molto lunga, si diffusero in tutto il mondo occidentale e caratterizzarono nell’immaginario popolare l’idea stessa di comune. Mancanza di igiene, uso di sostanze stupefacenti, trasgressione sociale e costumi sessuali permissivi costituirono nell’opinione comune uno stigma che ancora oggi sopravvive.
 
Alcune comuni storiche di quegli anni ancora sopravvivono, come Christiania in Svezia e la Rainbow Family, la più grande non-organizzazione di non-membri del mondo, come amano definirla i suoi adepti. Il gruppo non ha gerarchie e strutture organizzative e si può definire una comunità intenzionale hippy e pacifista la cui cultura fa riferimento, in parte, alle tradizioni dei nativi americani. La sua attività principale consiste in raduni annuali nelle foreste dei parchi nazionali degli Stati Uniti, ma anche in grandi meeting che si svolgono in tutto il mondo, caratterizzando i gruppi che ne fanno parte come tribù itineranti e mobili.



 
Le comuni hippie, nate in seno alla controcultura americana dello scorso secolo, assumono a volte caratteristiche mistiche e religiose anche estreme, ma nella maggioranza dei casi l’appartenenza a un credo religioso non è pregiudiziale o fondante nella comunità. È anche vero che una fede religiosa comune costituisce un collante eccezionale per molte comunità alternative. Comuni storiche come Hutterite o Bruderhof, nel nord America, e Integrierte Gemeinde in Germania, testimoniano questa realtà. D’altro canto, una ferma adesione ad una filosofia di matrice non religiosa contribuisce al successo di altre comunità come Findhorn o il movimento di Camphill.
 
Il movimento di Camphill è una rete di comunità intenzionali terapeutiche al servizio di persone portatrici di differenti disabilità. Persone con necessità particolari vivono in comunità con il personale sanitario, spesso volontario, anch’esso alloggiato con le eventuali famiglie nei villaggi. La scelta della vita comunitaria consente una migliore relazione interpersonale, fornendo una struttura sociale e culturale che garantisce il lavoro, i servizi comuni, servizi di culto ed educativi. Il lavoro è tendenzialmente orientato verso l’agricoltura biodinamica e l’artigianato. Il movimento fu fondato nel 1940 dal pediatra austriaco Karl Konig, vicino ad Aberdeen in Scozia, e fu influenzato dalle teorie e dalle discipline antroposofiche di Rudolf Steiner. Il movimento conta oggi circa un centinaio di villaggi diffusi principalmente in Europa, ma anche in Nord America e in Sud Africa.
 
Le neo-tribù dell'età moderna non sono solo formate da figli dei figli dei fiori, da inguaribili idealisti e non sono unicamente riconducibili a filosofie new age o a nuove dottrine olistiche, ma sono composte da un panorama eterogeneo di single, giovani che lo sono per scelta e meno giovani che lo sono di ritorno, coppie senza figli e famiglie più o meno numerose, anziani in cerca di socialità.



 
La somiglianza tra i termini comune e comunismo ha spesso causato confusione identificando le comuni come una manifestazione dell’ideologia comunista. In realtà, i partiti comunisti storici si sono sempre opposti all’idea di un modo di vivere volontariamente comunitario, vedendo nell’idea di comune una forma utopica, socialmente dannosa e velleitaria, poiché distrae il popolo dal risolvere i veri problemi del proletariato. Entrambe le parole derivano comunque dal latino communis e il principio di base sopra citato è stato formulato da Marx e costituisce una definizione teorica di comunismo.
Nessun regime comunista, del resto, ha mai preso alla lettera questo principio.
 
I kolchoz, kollektivnoe chozjajstvo, azienda collettiva, furono istituzioni agricole sovietiche costituite fin dal 1918 come cooperative volontarie di contadini, proprietari dei mezzi di produzione usati, mentre la terra rimaneva di proprietà dello stato che la cedeva gratuitamente in uso perpetuo al kolchoz, istituzioni, queste, che dal 1927 divennero il fulcro della collettivizzazione agricola forzata, allo scopo di garantire i rifornimenti agricoli per il primo piano quinquennale appena varato.
 
Le comuni popolari cinesi furono strutture di base della società costituite nelle campagne cinesi nel 1958 per iniziativa di Mao Zedong. Più volte modificate, furono gradualmente dissolte dopo il 1980. Fondate sulla proprietà collettiva delle terre da parte degli abitanti nati o comunque stabilmente residenti sul posto, svolgevano attività prevalentemente agricole, ma anche minerarie, artigiane o manifatturiere. Dovevano costituire le cellule della società e condurre collettivamente la produzione, impegnandosi nella promozione della piccola industria e assicurando al tempo stesso la gestione dei servizi scolastici, sanitari e amministrativi, nonché il controllo militare e la protezione civile attraverso le milizie contadine. Miravano ad assicurare l'autosufficienza della popolazione rurale e un certo sviluppo moderno nonché il mantenimento dei contadini nelle aree rurali, l'assorbimento della manodopera eccedente e l'assistenza per i gruppi marginali attraverso meccanismi ugualitari senza intervento dello stato. Il potere al loro interno era gestito dai quadri locali del Partito Comunista garantendo così il controllo delle campagne attraverso l'apparato del partito al potere.



 
Un ecovillaggio è una comunità urbana o rurale i cui membri cercano di ottenere un’alta qualità di vita senza prendere dalla Terra più di quanto sono in grado di restituire. Gli ecovillaggi tentano di integrare un ambiente sociale inclusivo con uno stile di vita a basso impatto ecologico. Per raggiungere questi obiettivi gli ecovillaggi coniugano in modi diversi tre dimensioni: la comunità, l’ecologia e la spiritualità. Spesso l’ecovillaggio è una modalità evoluta di comune autogestita, con strutture e rapporti con il mondo esterno più partecipativi, una maggiore privacy individuale e una rapporto più complesso e articolato con il territorio, attuato all’interno di una rete, di un network informativo e culturale globalizzato e inclusivo.



 
Una cooperativa di abitazione sociale assomiglia a qualunque altra forma di complesso condominiale urbano. La differenza è che i membri di una cooperativa di abitazione fanno parte al contempo di una impresa economica e di una comunità, entrambe gestite dai soci. Essere membri significa condividere responsabilità, un idea no-profit dell’abitare, un controllo democratico, una libera affiliazione dei soci - aperta a persone di differente cultura, età e condizione sociale – e pratiche comunitarie di buon vicinato. Le cooperative sono comunità prevalentemente formate da gruppi familiari con diverso reddito, e intendono offrire un accesso economicamente facilitato alla casa e al contempo un rapporto di vicinato maggiormente consapevole e rassicurante. Una forma più complessa è quella della cooperativa edilizia, dove possono essere previste attività di autocostruzione e dove il coinvolgimento diretto dei soci avviene anche nella fase di edificazione.



 
Il cohousing è il nome dato ad un tipo particolare di aggregazione sociale che tenta di superare l’alienazione delle attuali strutture abitative di tipo condominiale nelle quali la socializzazione tra vicini è molto penalizzata. Le comunità di abitazione gestite secondo la formula del cohousing sono caratterizzate da spazi privati, con le loro cucine, zone pranzo, zone notte e spazi lavorativi, ma anche da spazi comuni per la socializzazione, alcuni servizi centralizzati come lavanderie e depositi e spesso spazi dedicati alla cura dei minori e degli anziani della comunità. Un cohousing, nella forma più praticata, è composto in genere da 20 o 30 abitazioni familiari organizzate in un unico complesso edilizio o raccolte in micro villaggi autonomi – anche se questa formula qualifica essenzialmente gli ecovillaggi. I residenti organizzano sovente servizi di ristorazione comune gestiti a turno e alla cui partecipazione sono tutti sollecitati, almeno una volta al mese per consentire momenti di aggregazione e condivisione. Nella formula del cohousing i residenti aderiscono liberamente e consapevolmente ad una modalità di abitare comunitaria. La stessa progettazione degli spazi abitativi consente sia il contatto sociale che la privacy delle singole unità familiari. L’idea del cohousing ha avuto origine in Danimarca e da lì si è poi diffusa in Inghilterra, in Giappone, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.



 
Comunità vaste. Negli ultimi cinquant’anni, in molte parti del pianeta sono sorti progetti comunitari di ampia scala, gestiti da fondazioni di cooperazione e di mutua responsabilità sociale, sviluppati a livello regionale e su agglomerati urbani estesi. Tra i più noti la città di Auroville in India, l’esperimento di recupero sociale ed ecologico di Whyalla nel sud dell’Australia e il cantiere permanente della città ecologica di Arcosanti - la visione dell’architetto Paolo Soleri – nel deserto dell’Arizona, USA. Progetti comunali e regionali investono su una partecipazione solidale da parte della popolazione residente per creare una comunità economica meno dipendente dal mercato globale. Questi progetti vengono condotti con modalità non diverse da quelle del mercato tradizionale, ma con un maggiore accento sulla solidarietà comunale, e con meno competitività e alienazione. Un esempio autorevole di questa politica è quello della città di Ithaca nello stato di New York. Il principio del regionalismo incomincia a diffondersi ovunque nel mondo, anche in Italia.


 
La web community. Una comunità in crescita e in evoluzione in tutto il mondo è quella delle reti telematiche di informazione organizzate nel sistema web, nell’economia globale dell’informazione networked. Al suo interno agiscono comunità autonome che diventano veramente effettuali quando sono collegate con movimenti reali e tra loro connessi operativamente. Tra le web community troviamo anche numerosi progetti di webmarketing come la Business Community di Confindustria o la Web community Virgin e tantissime altre piattaforme online attraverso le quali gli associati e i fornitori ad essi collegati hanno a disposizione una serie di strumenti e servizi per facilitare le proprie attività di business.

Attualmente stiamo vivendo un momento di grande opportunità e di cambiamento della nostra capacità di attuare politiche che pongono gli esseri umani al centro della società dell’informazione networked. I network digitali ci offrono l’opportunità di migliorare la nostra produttività e crescita e al contempo di migliorare la nostra democrazia e accrescere la libertà individuale. Questi benefici hanno, d’altro canto, un prezzo, pagato da quei settori che si erano così bene adattati al modello industriale della produzione di informazione e che ora si trovano in difficoltà ad adattarsi all’economia dell’informazione networked che lo sta sostituendo. Questi settori promuovono e producono leggi, tecnologia e mercati per disegnare questo nuovo secolo ad immagine di quello passato. Sarebbe tragico se questo succedesse, ma pare che questo rischio non si corra, vista la recente tendenza dei grandi operatori ad utilizzare sempre più l'accessibilità alla rete per scopi commerciali. Al contempo, la costruzione di un infrastruttura centrale comune può diventare la necessaria precondizione per consentire la transizione da una società di consumatori passivi - che comprano quello che un piccolo numero di commercianti produce e vende - ad una di consumatori consapevoli, che possono soddisfare le loro necessità accedendo ad una offerta più vasta e maggiormente localizzata. La diffusione delle comunità web consentirà inoltre, sul versante sociale, di sviluppare una società nella quale tutti parlano con tutti, e dove ciascuno può diventare parte attiva nel discorso economico, politico e culturale.