Bioregionalismo


Bioregionalismo è un termine usato per descrivere un approccio alle questioni politiche, culturali ed ambientali basato su aree regionali naturalmente definite, individuate con i termini di bioregione o ecoregione. Il termine è utilizzato dai primi anni del 1970 nei lavori di Peter Berg e Raymond Dasmann. Lo stesso Berg ha poi definito la bioregione terreno geografico e terreno della coscienza, leggendola come un organismo vivente frutto di secoli di evoluzione morfologica, biologica e soprattutto culturale.

 

L’uso del termine ecoregione o bioregione è conseguenza del rinnovato interesse negli ecosistemi e nel loro funzionamento e, in particolare, di numerose ricerche relative alla scala spaziale nello studio della gestione dei paesaggi. È ormai ampiamente riconosciuto che sistemi interconnessi si combinano per formare un insieme che è “più grande della somma delle parti”. Molti sono i tentativi in atto per gestire gli ecosistemi in modo integrato per ottenere paesaggi “multifunzionali”, e vari gruppi di interesse, dai ricercatori agronomi agli ambientalisti, stanno iniziando ad usare l’ecoregione o bioregione come unità territoriale di analisi e pianificazione.
I bioregionalisti credono che le strutture politiche devono corrispondere a insiemi - pattern – naturali e che si debba ri-abitare il territorio usando il concetto di bioregione. L’individuazione di una bioregione considera clima, suoli, drenaggio delle acque, vegetazione, risorse minerali, così come le culture e le società espresse sul territorio.



La visione bioregionalista è ecocentrica, riconosce che l’equilibrio ecologico esige una profonda trasformazione nella percezione rispetto al nostro ruolo nell’ecosistema planetario. Questa consapevolezza, che oggi sembra rappresentare una novità culturale, ha in realtà le sue radici negli antichi saperi popolari e nelle grandi tradizioni spirituali occidentali e orientali. Questa visione propone un modo più appropriato di ri-abitare la terra, non soltanto definito da leggi e regolamenti, ma attraverso la relazione diretta dei singoli e delle comunità con il luogo in cui vivono. Un luogo del quale si sono scoperti i contorni, i significati culturali, gli scambi sociali e che si intende utilizzare con attività sostenibili. Il processo di conservazione di una bioregione privilegia una visione di biodiversità. La visione identifica le aree prioritarie, il passo successivo consiste nell’individuare modalità e costi effettivi di strategie di progettazione del territorio che possano coniugare i bisogni ecologici dell’habitat naturale e le umane necessità, cercando di minimizzare i conflitti che possono sorgere e massimizzando i benefici per la popolazione residente.

 

Dal punto di vista fisico e ambientale, l’ecoregione è definita come una area estesa di terra o acqua che contiene un insieme geograficamente distinto di comunità naturali che condividono condizioni ambientali simili e la maggioranza delle loro specie e delle dinamiche ecologiche, ed interagiscono ecologicamente con modalità che sono fondamentali per una loro sopravvivenza a lungo termine. Una bioregione può essere un bacino fluviale o un rilievo montuoso. Sulla base di questo nuovo approccio, biologi e ricercatori hanno proceduto ad una mappatura del pianeta utilizzando due fattori caratterizzanti le bioregioni , l’Indice di Diversità Biologica (BDI Biological Distinctiveness Index) e l’Indice dello Stato di Conservazione (CDI Conservation Status Index). Il Conservation Science Program ha diviso la terra in 8 grandi ecozone e individuato più di 800 ecoregioni terrestri intorno al globo e un primo gruppo di oltre 400 ecoregioni acquatiche. Il WWF ha messo a punto una analoga struttura globale di 300 ecoregioni costiere e marine in collaborazione con The Nature Conservancy.

 

Le ecozone sono grandi aree del pianeta che posseggono condizioni peculiari di interazione tra fattori climatici, morfodinamici, processi di formazione del suolo, condizioni vitali per piante e animali e potenzialità produttive per l’agricoltura e la forestazione. Queste aree, di conseguenza, si distinguono per climi differenti, conformazioni geofisiche, tipi di suolo, formazioni vegetali, biomi e tecniche di uso del suolo. Nella gerarchia dei sistemi delle zone naturali, la cui unità base è l’ecotopo, il termine ecozona rappresenta la classe più grande. Alcune ecozone sono state suddivise in sub regioni relativamente indipendenti o ecoregioni.

 


Le aree con una maggiore concentrazione di indici di diversità e conservazione sono state definite prioritarie e sono state chiamate Global 200, individuandole come regioni terrestri e marine biologicamente più ricche e diversificate. Questo processo di mappatura rappresenta la prima analisi comparativa della biodiversità dell'intero pianeta sulla base della distribuzione dei Maggiori Tipi di Habitat (MHT Major Habitat Types), corrispondenti ad insiemi di animali, vegetali e microrganismi, i cosiddetti biomi. Le ecozone principali sono a loro volta suddivise in eco-province e eco-distretti. Le ecozone sono ben definite, mentre le bioregioni sono soggette a maggiori cambiamenti e controversie. I confini di una bioregione sono spesso il risultato di una fase formativa - tettonica a zolle - che ha isolato biologicamente una zona per un lungo periodo, determinando lo sviluppo di fauna e flora specifiche.

 

Dal punto di vista politico e culturale, la prospettiva bioregionalista si oppone ad una economia omologante e ad una cultura consumistica perché questa cultura ignora una dipendenza dal mondo naturale e considera il suolo e i suoi prodotti unicamente come merci scambiabili. Il concetto di bioregione propone l'esatto contrario, rimanere ancorati al proprio luogo, averne cura, difenderlo, rispettarne la diversità, conoscere e mantenere viva la sua storia, applicare i modi più appropriati di utilizzarne il suolo, ridefinendo cosa seminare, come costruire, quali tecnologie e fonti energetiche usare in un ottica localistica.

 

L’idea bioregionale è proattiva, propone modalità, percorsi e progetti concreti di interdipendenza sociale ed ecologica. Le comunità che abitano una bioregione si devono assicurare che i confini che delimitano le regioni politiche corrispondano a quelli che individuano le regioni ecologicamente definite, devono inoltre imparare a riconoscere le specificità ecologiche locali e a mantenerle vitali, privilegiare le filiere corte di produzione di cibo e manufatti, usare il più possibile materiali locali, privilegiare le colture autoctone, conservare porzioni di territorio e dei suoi habitat naturali, sufficientemente estesi da resistere a disturbi su vasta scala e cambiamenti sul lungo periodo.