Migranti in cantiere


 

 

L’enorme ondata migratoria che coinvolge milioni di disperati in tutto il mondo è uno dei molti effetti collaterali della globalizzazione e della comunicazione che rendono il mondo un “villaggio globale” assai pericoloso.



Le vittime dell’attuale modello di produzione e consumo - eccedenze numerarie costrette alla fuga verso un “mondo migliore” - non si contano più. Una stima recente le valuta nell’ordine dei 200 milioni e di questi il 57% si sposta all’interno delle aree povere, il restante 43% approda nei “paesi ricchi”. Le cronache riportano quotidianamente lo stillicidio di vite umane immolate nei “viaggi della speranza”. È nel sud del mondo, nelle aree mondiali di crisi, che si registrano i flussi migratori più intensi. Nell’africa sub-sahariana, nel sudest asiatico, nel sud-america, nell’ex unione sovietica e nel medio oriente milioni di persone si spostano per fame, per fuggire guerre interne e lotte tribali, per affrancarsi da condizioni di sfruttamento che si pensavano appartenere ad un buio passato dell’umanità. Per quel 40 per cento che riesce a raggiungere le aree industrializzate non sempre si aprono le porte del paradiso, a volte si spalancano quelle di un inferno che può avere l’aspetto di un campo di ortaggi o di un cantiere edile.

 

 

Più di un’inchiesta nei cantieri edili italiani rivela che è sempre maggiore la presenza di lavoratori immigrati, molto spesso irregolari, sottopagati e vittime di incidenti sul lavoro, anche mortali. Quello degli incidenti nei cantieri edili è un tema scottante nel nostro paese: solo nel 2006 sono state 255 le vittime di incidenti mortali, e il 45% di essi sono stati provocati da cadute dall’alto. All’interno del settore dell’industria, il ramo dell’edilizia e’ da solo responsabile di circa il 30% del totale degli infortuni sul lavoro e, dato ancora più allarmante, di quasi il 50% degli infortuni mortali. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti sul fronte della sicurezza nei cantieri, soprattutto a livello normativo, ma le regole non vengono sempre rispettate e i controlli scarseggiano, così a rimetterci sono sempre i più deboli, come per esempio gli immigrati clandestini, sfruttati da impresari senza scrupoli.

 

 

Complessivamente, ogni giorno in Italia, sono 2.500 gli incidenti che si verificano sul lavoro. Tre persone muoiono e ventisette rimangono permanentemente invalide.

 

I dati Inail confermano che nel 2007 le morti bianche sono state circa 1.200. Nei primi nove mesi del 2008 il calo è stato del 5%. Nel 2006 era stata registrata un'impennata di 1.341 casi.
I lavoratori stranieri hanno un’incidenza infortunistica più elevata rispetto a quella degli italiani - 47 infortuni denunciati ogni 1.000 occupati contro 41 - gli infortuni occorsi a lavoratori stranieri sono stati 140mila (+8,7% rispetto al 2006).

 

In Italia, nel cuore dell’Emilia - terra di boom edilizio e di ricchi introiti per le casse municipali con gli oneri urbanistici - agiva, sino a pochi mesi fa, una multinazionale dello sfruttamento della manodopera immigrata, l’Ital Edil e sue affiliate, che ha prosperato negli appalti, anche pubblici, tra Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Lazio e Liguria. Secondo le indagini della magistratura, ai lavoratori immigrati venivano corrisposti salari che potevano scendere sino ad un euro e settanta centesimi all’ora. In realtà molti di loro lavoravano in condizioni di vera schiavitù. Dopo gli accordi iniziali e i primi giorni di lavoro, veniva dato loro un acconto di poche centinaia di euro, dopo la prima settimana il lavoro proseguiva senza compenso e gli operai venivano spostati continuamente di cantiere in cantiere. Se s’arrischiavano a reclamare i loro soldi venivano minacciati di rimpatrio nei paesi d’origine, grazie alle “amicizie” che capisquadra e impresari vantavano di avere in polizia e tra i carabinieri. L’unico modo per sperare di avere lo stipendio era continuare a lavorare senza fare troppe domande. Ai visti e ai permessi di soggiorno provvedevano i falsari dell’organizzazione. Questo accadeva, sino a qualche mese fa, a Reggio Emilia, città al quarto posto in Italia per presenza di stranieri irregolari secondo Il Sole 24Ore.

 

Nei cantieri edili, del resto, lavoro nero e insicurezza sono sempre stati "di casa".
A Palermo, recenti controlli effettuati dai carabinieri e dall’Ispettorato del lavoro hanno rivelato che nel centro storico il 70% dei lavoratori dei cantieri privati era irregolare. Sono stati denunciati 78 tra titolari di imprese edili, committenti e coordinatori della sicurezza, e scoperti 54 lavoratori in nero, di cui 3 immigrati e 2 minorenni. A None, nel torinese, un anno fa un operaio è morto cadendo da un tetto dove stava installando una telecamera per la video sorveglianza. Nel corso dei sopralluoghi eseguiti dai carabinieri nei cantieri della provincia di Torino, in seguito all’incidente, il 75% dei lavoratori è risultato irregolare. Il 50% dei lavoratori controllati era in nero. Tra il centinaio di lavoratori controllati il 68% era di origine straniera.

 

Per quanto riguarda l’incidenza degli infortuni sul lavoro l’Italia si colloca in una posizione simile rispetto a molti altri paesi europei - la Spagna e la Germania hanno più infortuni di noi - ma l’Italia ha il triste primato degli infortuni mortali. L’insicurezza nei cantieri edili è comunque elevatissima in tutto il mondo. Nell'era delle tecnologie più avanzate si muore nel modo più antico perché la tecnologia per proteggere gli uomini comuni costa troppo. I disoccupati non mancano, morto uno se ne può trovare un altro.

Il sociologo Zygmunt Bauman afferma che siamo tutti nel e sul mercato, al tempo stesso, o in modo intercambiabile, clienti e merci, e evidenzia una relazione tra il Grande Fratello orwelliano e quello odierno dei reality show, dove i protagonisti agiscono in modo da individuare ed escludere le persone che non servono, chi non è più “risorsa” o peggio è diventato “eccedenza”. Il rifiuto, l'eccedenza, è la presenza-assenza dei nostri tempi. I rifiuti sono il segreto oscuro e vergognoso di ogni produzione ma, scrive Bauman, sarebbe preferibile che restasse un segreto. Il rifiuto è ormai connaturato al nostro modo di vivere e di pensare e l’idea del rifiuto si è ora estesa dagli oggetti all’uomo, l’eccedenza umana è diventata anch’essa un rifiuto, un rifiuto umano.

 

In Cina sono più di 100 milioni i lavoratori migranti che a causa della povertà estrema delle zone rurali si spostano nei centri urbani per lavorare. I migranti sono diventati la principale forza di lavoro nei settori delle costruzioni e della manifattura. Vengono costretti a lavorare con orari insostenibili e per salari bassi anche per gli standard cinesi. A Pechino, per realizzare le strutture olimpiche le autorità locali hanno espropriato intere zone agricole cedendo a basso prezzo il terreno alle imprese edili per realizzare residenze e capannoni industriali, spesso senza alcun indennizzo ai contadini.

 

Quegli stessi contadini, privati del lavoro e della casa, hanno poi infoltito la massa di milioni di nuovi inurbati che costituiscono il sotto-proletariato urbano di riserva e il cui standard di vita è molto differente da quello dei residenti in città. L’urgenza della consegna delle grandi "opere olimpiche" ha inoltre comportato il ricorso a lavorazioni ininterrotte e turni di lavoro massacranti, una gestione dei cantieri a basso costo economico e ad elevato costo umano che le autorità hanno cercato sempre di negare e nascondere.



Secondo dati dell'agenzia Xinhua, nel 2006, nella sola città di Pechino sono morte circa 1300 persone per incidenti di lavoro. All’avveniristico stadio Nido d’uccello, una fra le più spettacolari opere olimpiche, hanno lavorato oltre 17mila lavoratori migranti provenienti da tutto il Paese. Nel gennaio dello scorso anno il Sunday Times di Londra ha denunciato che almeno 10 operai erano morti per incidenti sul lavoro durante la costruzione dello stadio. Testimoni oculari avevano raccontato al giornale che gli infortuni erano stati causati dalla grande altezza a cui si svolgevano i lavori e dalla necessità di fare tutto in fretta. Tutto era stato messo a tacere: I corpi sono stati subito rimossi dalla polizia e dirigenti e poliziotti hanno ordinato agli operai di non parlare a nessuno delle morti e nemmeno tra di loro. Ai parenti delle vittime, in cambio del silenzio, era stato offerto un elevato risarcimento, circa 17.000 euro. Una cifra considerevole, tenuto conto che un operaio generico che lavorava alla costruzione dello stadio guadagnava quattro euro al giorno e un operaio specializzato sei. Gli scarti umani di produzione sono un segreto oscuro e vergognoso che è meglio tenere nascosto, anche pagando caro il silenzio delle vittime.

Agenzia di informazioni XINHUA http://www.xinhuanet.com/english/