La gigantesca, invisibile scopa


invisibile scopa

 

Durante la sua assenza, un’invisibile scopa era passata sul paesaggio della sua giovinezza, cancellando tutto ciò che gli era familiare.

 

Molti anni prima, Irena aveva visitato una città francese di provincia: suo marito, già molto malato, aveva bisogno di un po’ di riposo. Era domenica, la città era immersa nella quiete e loro si erano fermati su un ponte ad osservare l’acqua che scorreva placida fra le rive verdastre. Là dove il fiume formava un gomito, una vecchia villa circondata da un giardino era loro apparsa come l’immagine stessa di un focolare rassicurante, il sogno di un idillio ormai lontano. Colpiti da tanta bellezza, avevano sceso la scala che portava all’argine, con l’intenzione di fare una passeggiata. Dopo pochi passi, capirono che la pace domenicale li aveva beffati; la strada era sbarrata; macchine, trattori, cumuli di terra e sabbia; sulla riva opposta, alberi abbattuti; e la villa, che vista dall’alto li aveva attratti con la sua bellezza, aveva i vetri rotti e un grande buco al posto della porta; alle sue spalle sorgeva una costruzione di una decina di piani; eppure la bellezza del paesaggio urbano che li aveva incantati non era un’illusione ottica; calpestata, umiliata, schernita, traspariva attraverso la sua stessa rovina. Di nuovo lo sguardo di Irena andò all’altra sponda: notò che i grandi alberi abbattuti erano in fiore! Abbattuti, stesi al suolo, erano ancora vivi! In quel momento, d’improvviso, da un altoparlante esplose, fortissimo, una musica. Come colpita da una mazzata, Irena si premette le mani sulle orecchie e scoppiò in lacrime. Lacrime per il mondo che spariva sotto i suoi occhi. Suo marito, che sarebbe morto di lì a pochi mesi, la prese per mano e la portò via.
 
La gigantesca, invisibile scopa che trasforma, che sfigura, cancella paesaggi opera da millenni, ma i suoi movimenti, un tempo lenti, appena percettibili, hanno subìto una tale accelerazione che mi chiedo: sarebbe concepibile oggi l’Odissea? L’epopea del ritorno appartiene ancora alla nostra epoca? Svegliandosi un mattino sulla spiaggia di Itaca, Ulisse avrebbe potuto ascoltare in estasi la musica del Grande Ritorno se il vecchio ulivo fosse stato abbattuto e se nulla intorno a lui fosse stato riconoscibile?

 

 

 

Accanto all’albergo, un alto edificio mostrava il suo lato nudo, un muro cieco decorato con un gigantesco disegno. La penombra rendeva illeggibile l’iscrizione e Josef distinse solo due mani che si stringevano, mani enormi, fra cielo e terra. Chissà se erano sempre state lì. Non se lo ricordava.
 
Milan Kundera, L’ignoranza, Adelphi Editore, pp. 55-56