Corsa Immobile e Tensioni Urbane


 
L’elevata mobilità e la forza vitale della velocità degli scambi che caratterizzano la città contemporanea forniscono un’efficace chiave di lettura delle trasformazioni spazio-temporali in atto e mostrano quanto siano radicalmente mutati l’utilizzo e la rappresentazione dello spazio e del tempo urbano. Mentre la compressione spazio-temporale fa del mondo un villaggio globale delle telecomunicazioni, nelle metropoli la mutazione antropologica dovuta agli effetti di una tensione verso la rapidità modifica drasticamente le coordinate spaziali della vita personale. Queste trasformazioni spazio-temporali sono consentite dall’adesione dei singoli individui ad un modello dominante di accelerazione dei tempi di vita che presuppone l’accettazione di soluzioni “flessibili”, adeguate alla richieste di flessibilità del mercato. Questa accelerazione autoindotta non è priva di rischi, come non lo è il modello di capitalismo flessibile che la sollecita. Il capitalismo flessibile, come lo descrive Richard Sennett, è caratterizzato da un tempo estremamente veloce, una sorta di tempo virtuale e de-temporalizzato che sembra eliminare la dimensione del futuro come piano dell'agire. Nell’ipotesi di Sennett non si tratta semplicemente di indicare il futuro come una dimensione precaria, incerta, incontrollabile e ingovernabile, ma di cogliere la possibilità di un suo venir meno che non può che avere conseguenze assai significative a livello politico ed etico, soprattutto nel momento in cui diviene labile il nesso tra azione e conseguenze, con l’effetto collaterale della perdita del senso di responsabilità.

 

Le possibilità di contrarre i tempi dell’azione sono molteplici come le opportunità offerte dal mercato per soddisfare questa esigenza, dalle macchine risparmia-tempo elettrodomestiche alle macchine elettroniche che incrementano l'accelerazione delle loro stesse operazioni, sino alle macchine del trasporto che comprimono gli spazi abbattendo i tempi di spostamento. In questo scenario rapido e mutevole è inevitabile che si generi la percezione di un tempo quotidiano disponibile troppo scarso rispetto all'ampiezza delle possibilità offerte. In questo modo si cancella la meta finale della corsa, rendendola inutile. In questo scenario frenetico, caratterizzato dall’accelerazione del vuoto che trasforma l’attuale società in una società dell'insoddisfazione, una nuova proposta etica deve fare appello ad una rinnovata forma di responsabilità e di consapevolezza che consenta di riguadagnare uno sguardo temporale sul reale, rendendo resistente alle sovradeterminazioni di segno patologico indotte dal mercato il rapporto tra un tempo sociale sempre più accelerato e frammentato e un tempo interno interiore mediato da vissuti e fantasie (Ubaldo Fadini Millepiani n.28, Roma 2004). Recuperare la relazione tra tempo sociale e tempo privato può consentire di superare la dimensione dell’individuo nel riconoscimento della multi-appartenenza sociale di ciascuno, nella scoperta di un mondo di singolarità preindividuali, impersonali, singolarità mobili che abitano uno spazio nomade. (Gilles Deleuze, Spazi nomadi. Figure e forme dell'etica contemporanea) All’interno dell’attuale organizzazione della vita, del lavoro e della città, prendere coscienza di una appartenenza mobile può consentire un'articolazione fluida di competenze e saperi diversi in funzione del bene sociale. Recuperare uno sguardo temporale sul reale può sbloccare una corsa immobile.
 


 
La globalizzazione di alcune tendenze sociali e delle modalità di consumo sottopone le odierne megalopoli a molteplici tensioni dovute alla rapidità dei mutamenti comportamentali dei loro abitanti. La diversità delle popolazioni che abitano le città è inoltre amplificata per effetto delle diverse evoluzioni dei movimenti migratori internazionali. A questa diversità corrisponde una diversificazione degli stili di vita costretti spesso a manifestarsi gli uni accanto agli altri. Appaiono nuove composizioni socio-demografiche che occorre identificare per produrre un’analisi adeguata dei nuovi modelli di popolamento. Si pone con urgenza la questione della coesistenza e della condivisione di spazi e servizi in un contesto dove la differenza di provenienza e il carattere plurale degli spazi predominano sull’identità territoriale e di gruppo. La città diventa il luogo delle ansie suscitate da queste trasformazioni che non sono unicamente di natura spaziale ed economica. L’estraneità alle differenti culture, condivisa dai vari gruppi sociali ed etnici e non riducibile alla sola componente xenofoba, diventa detonatore di micro-conflitti quotidiani che coinvolgono gli abitanti dei quartieri ghettizzati come attori e vittime. Al proposito, Richard Sennett ha sostenuto in un suo saggio che il capitalismo flessibile produce nella città gli stessi effetti che produce nei luoghi di lavoro, e in una successiva intervista ha precisato che l'influenza del capitalismo flessibile sulla città si traduce nell'aumento della segregazione, della differenziazione, nella tendenza alla iper-semplificazione. In queste condizioni i cittadini trovano estremamente complicato comprendere quali siano le cose su cui si deve negoziare nel contatto quotidiano e nelle esperienze con gli "stranieri". Secondo il sociologo americano, l'ambigua complessità che si crea nelle forma urbane di vita sociale fa inoltre diminuire il coinvolgimento reciproco e l'interesse per l'ambiente circostante.

La crisi socio-ambientale che caratterizza le grosse concentrazioni urbane in costante mutazione comporta un imbarbarimento dell’etica urbana. L’impoverimento dell’esistenza di una parte sempre più consistente della popolazione urbana si sovrappone ad una volgarizzazione dell’esistenza - fagocitata dal mercato - che prescinde da una effettiva connotazione di classe, disarticolando i legami di solidarietà e generando un’implosione dei conflitti. (Tiziana Villani Millepiani n.28) Le nuove forze economiche che condizionano il mercato globale inducono cambiamenti sociali e culturali che si materializzano in effimeri e aggressivi stili di vita. La conflittualità di questi modelli di comportamento è accentuata dalla crescente separazione tra luoghi della produzione e luoghi dell’abitare, tra gruppi sociali di diversa appartenenza e di diversa fascia d’età. Precarietà del lavoro, crisi di identità sociale e aumento della presenza di immigrati alimentano le paure dei cittadini accrescendo le inquietudini personali dovute al progressivo disinvestimento sui progetti e i desideri futuri.

Alle trasformazioni del modello economico e sociale della società postfordista corrispondono altrettanti cambiamenti dei modelli di sviluppo della struttura urbana e del territorio che la circonda. I quartieri chiusi ad alta densità abitativa - che caratterizzano lo sviluppo urbano del modello di città compatta europea nel dopoguerra - non scompaiono, ma vengono destinati a contenitori sempre più degradati delle nuove ondate migratorie provenienti da un sud del mondo segnato da conflitti, fame ed esodi di massa. A queste periferie ereditate dall’industrializzazione accelerata dello scorso secolo si aggiungono e si sovrappongono blocchi di immobili e grossi aggregati residenziali isolati dal contesto dei quartieri. Questi nuovi insediamenti accentuano il carattere diffusivo delle città senza migliorare la qualità delle relazioni urbane e la vivibilità delle aree di più recente edificazione.

A fronte di una riduzione della densità urbana nelle aree periferiche coinvolte dallo sprawling urbano assistiamo ad un incremento esponenziale di superficie costruita. Nell’ultimo decennio, in Europa questo incremento è stato del 20%, al quale corrisponde una crescita della popolazione che mediamente non ha superato il 6%. Tutti questi mutamenti trasformano le condizioni abitative, i codici culturali dello spazio e i luoghi di socializzazione.
 
 

 
Richard Sennett, sociologo statunitense, nasce a Chicago nel 1943 e studia nella locale università e ad Harvard. Fonda insieme a Susan Sontag il New York Institute for the Humanities. Insegna alla New York University e alla London School of Economics.

Bibliografia di Richard Sennet

L'uomo flessibile (Feltrinelli)
Rispetto (il Mulino)
La cultura del nuovo capitalismo (il Mulino)
Autorità (Bruno Mondadori)
L'uomo artigiano (Feltrinelli)